Ferrara, non ci passi!

Alcuni comunicati sulla contestazione

I comunicati di Guai a chi ci tocca, Crash e Cua e le dichiarazioni di Verdi, Prc, Pdci e Sinistra Critica.
2 aprile 2008

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A proposito della cacciata di Ferrara
Siamo gioiosamente intollerranti

Duemila persone in piazza Maggiore ieri pomeriggio hanno reso invisibile
la presenza intollerante e violenta di Giuliano Ferrara.
Una piazza militarizzata e blindata il cui ingresso è stato reso
(im)possibile attraverso una selezione arbitraria delle forze
dell’ordine, che non sono tuttavia riuscite a fermare la gioiosa e
determinata rabbia delle centinaia di ragazze che hanno preso le prime
file per esprimere dissenso creando un ulteriore nuovo momento di
affermazione del diritto all’autodeterminazione delle donne.
Una moltitudine composta di soggettività non organizzate unite in quello
spazio e in quel momento dalla comune determinazione ad essere
felicemente protagonista di una giornata di lotta.
Giuliano Ferrara per farsi sentire ha dovuto urlare, e lo ha fatto contro
duemila persone corse ad invadere la piazza per affermare la volontà di
riappropriarsi di discorsi che riguardano innanzitutto i corpi e i
desideri delle donne.

Una risposta forte, sollecitata dall’invito rivolto dalla neoconvocata
Rete per l’autodeterminazione, che in soli due giorni ha saputo
intercettare un’eccedenza reale, moltitudinaria, desiderante. Che è
rimasta salda sotto il palco anche dopo le numerose e pesanti cariche
della polizia. Che ha costretto Ferrara ad interrompere prima del tempo
il suo sguaiato comizio. E che ha poi occupato quello stesso palco con le
parole e i corpi delle uniche che ne avevano il reale diritto, aprendo
finalmente quello spazio anche all’altra parte del presidio, costretta a
rimanere in piazza del Nettuno dallo schieramento delle forze
dell’ordine. E che ha affisso lo striscione “Fuori i nostri corpi dal
vostro controllo” al posto degli aberranti vessilli elettorali della
lista Pro-life.

Le immagini, le impressioni, le parole che hanno attraversato la piazza
nella giornata di ieri sono le risposte che diamo alle accuse di violenza
e intolleranza scagliate oggi dalle pagine dei giornali e dalle
dichiarazioni dei politici di tutti gli schieramenti che vorrebbero
svuotare il senso e la forza di quanto accaduto.
Le duemila soggettività si sono riconosciute e autorganizzate in quella
piazza nelle modalità e nelle pratiche di contestazione molteplici vivaci
e rumorose che niente hanno a che fare con la violenza e l’invadenza
imposta alla città dalle invettive di Ferrara e dei suoi candidati, le
cui voci sono state diramate con altoparlanti anche lungo via Rizzoli.

Il nostro obiettivo – lo ripetiamo – non è Giuliano Ferrara.
Il nostro obiettivo è smascherare e denunciare tutti i micro e macro
dispositivi di controllo e normazione dispiegati lungo le nostre vite che
vorrebbero ordinarci le modalità e le forme delle nostre esistenze, in
quanto donne, uomini, lesbiche, gay, trans, ...

Siamo gioiosamente intolleranti verso chi, soprattutto se uomo, prende
parola in merito ai nostri corpi.
Siamo fortemente intolleranti verso la violenta reazione delle forze
dell’ordine e verso la loro scomposta gestione dell’“ordine” pubblico.
Siamo intolleranti nei confronti di chi oggi ci accusa di inciviltà, ma
da anni tenta di frenare la manifestazione del dissenso attraverso un
serrato e militarizzato controllo sui nostri corpi e sui nostri spazi.

Guai a chi ci tocca!


(...) Dopo essere riusciti a scacciare la polizia la piazza si riprende il palco da cui poco prima Ferrara aveva cercato di parlare, strappando manifesti e striscioni della lista pro-life, ribadendo che " solo noi possiamo parlare e decidere su tutto ciò riguarda i nostri corpi, nessuno può prendere la parola per noi!" come si sente gridare. Risulta evidente alla fine di questa giornata che Bologna non accetta la provocazione di chi si prende il diritto di decidere sui corpi degli altri: la piazza di oggi non ha permesso a Ferrara di portare tutti quei discorsi di chi, come lui, vorrebbe imporre un disciplinamento di quegli stessi corpi che anche oggi sono sfuggiti al controllo, esprimendo tutto il desiderio di potersi autodeterminare. Un messaggio chiaro a tutti coloro che, ergendosi a paladini di un fantomatico modello di "normalità", negano l'esistenza stessa non solo della donna, ma anche del gay o del nero, del diverso in ogni senso! Oggi Bologna ha di nuovo rivendicato come il diverso faccia parte di ognuno, e che nessuno, soprattutto Ferrara, può permettersi di negarlo!

da Baz

Giuliano Ferrara e la sua lista "Aborto? No, grazie" sono i pericolosi portavoce di un ceto politico e clericale che vorrebbe negare alle donne il diritto all'autodeterminazione, attraverso la falsa retorica della "difesa della vita". Le donne vengono così, nuovamente, ad essere considerate meri contenitori di qualcosa che è altro da loro, a trent'anni dalle lotte che hanno portato le donne ad rifiutare un ruolo che era loro imposto da una società patriarcale, a rivendicare il diritto di scelta , il diritto a decidere se e quando essere madri, l’affermazione di se stesse in quando donne e non più figlie, mogli, sorelle. Ora Giuliano Ferrara vorrebbe mettere in discussione la legge 194, una legge che, pur essendo il risultato di un compromesso che non rispecchia le vere rivendicazioni del movimento femminista, è stato un passo importante nel riconoscimento di queste lotte e potrebbe essere sì modificata ma solo con la cancellazione dell'obiezione di coscienza, che ancora impedisce alla donna il pieno diritto alla scelta e permette ai medici di rifiutare spesso più per motivi di carriera che per reali principi etici.

Ma Ferrara non è che l'ultimo di una lunga schiera di rappresentanti di una cultura becera che vorrebbe imporre il loro controllo sui nostri corpi, ergendosi a rappresentanti di una presunta normalità. La normalità dell'uomo bianco eterosessuale, la negazione della donna, del gay, del nero ma soprattutto di tutte quelle esistenze che superano divisione biologica e sociale tra maschio e femmina, tra etnie, tra gay ed eterosessuale. La nostra schizofrenia sessuale, etnica, del differente è in questo momento la spinta che può realmente permetterci di rompere i meccanismi di una società teocon e teodem che ancora si fonda sulla negazione del diverso o su una sua forma riconoscibile e sfruttabile perché considerata qualcosa di altro, di diverso e che invece fa parte dell?essere di ognuno.

Il mondo del lavoro ci impone di mettere sul mercato ogni aspetto della nostra esistenza, ci obbliga ad inserire nei contratti di lavoro anche gli atteggiamenti, i desideri, le diverse sensibilità, mettendo a profitto le diverse soggettività che i nostri corpi creano. Ma l'economia di mercato vaticanizzata non può permettere che queste nuove soggettività sprigionate dai nostri corpi possano uscire dagli schemi dello sfruttamento e la stretta repressiva moralizzatrice di questo periodo ben rappresenta la volontà di impedirci di riappropriarcene negandone la potenzialità di rottura e di cambiamento. Ma noi continueremo a rispondere a questo tentativo di ingabbiarci non solo resistendo agli attacchi che vengono portati avanti da personaggi miserabili come Giuliano Ferrara, ma continuando a sperimentare le infinite possibilità antagoniste dei nostri corpi.

Nessuno può parlare sui nostri corpi, nè Ferrara nè nessun altro.
Giù le mani dai nostri desideri..

Laboratorio Crash! - Collettivo Universitario Autonomo


Aborto? Si'. Grazie Bologna.

Al termine del comizio di Giuliano Ferrara che si e' tenuto in Piazza Maggiore a Bologna, Arianna Bianchi, presidente di Ver-Bo Donna sostiene che "le
dichiarazioni della Leonardi, espressione di una profonda arretratezza culturale, sono state semplicemente imbarazzanti, soprattutto in quanto dette da una donna. L'enfasi provocatoria era talmente evidente da non poter apparire che strumentale. La salute e i sentimenti delle donne non possono essere rappresentati con queste modalita' ". Il presidente dei Verdi di Bologna Carlo Bottos, definisce l'intervento della candidata nella Lista "Aborto? No grazie" un comizio pieno di insulti: "la Leonardi non ha
fatto altro che insultare le ragazze e i ragazzi che la stavano contestando, apostrofandoli come una umanita' di serie B con la quale purtroppo bisogna fare i conti". "Un discorso offensivo e pericoloso", sostiene Bottos " "dal suo concepimento alla sua morte naturale" avvenuto a suon di fischi, che rappresentano l'inevitabile contrappasso per chi pretende di negare la liberta' di scelta delle donne".
Durante il comizio sono avvenute diverse cariche da parte della Polizia nei confronti dei ragazzi e delle ragazze intervenuti a manifestare il loro dissenso. "Ho visto personalmente un agente in tenuta antisommossa assestare una
gomitata in faccia ad una ragazza, un fatto gravissimo anche perche' in quel momento non era in atto nessuna colluttazione. Anzi questo gesto ha innescato la reazione di chi stava contestando Ferrara. Per questo mi sono rivolto ai responsabili delle forze dell'ordine presenti per richiedere il nominativo dell'agente protagonista di tale abuso. Ma nessuno mi ha fornito una risposta: se quel poliziotto avesse avuto un numero di matricola sul casco sarebbe stato possibile identificarlo e denunciarlo."
Il deputato Paolo Cento ha annunciato la presentazione di un'interpellanza al Ministro degli Interni, Giuliano Amato, affinche' "vengano accertate le modalita' di intervento delle forze dell'ordine nei confronti di centinaia di ragazzi e ragazze che rivendicavano la difesa della legge 194, la laicita' dello Stato, e il diritto di critica a questo preoccupante oscurantismo".

Ufficio stampa Verdi per la Pace di Bologna


Le dimostrazioni di solidarietà "umana e politica" a Giuliano Ferrara sono fuori luogo e mirano soltanto a stravolgere la realtà dei fatti, così come si sono verificati ieri a Bologna.
E' davvero molto imbarazzante e soprattutto controproducente per l'importante battaglia che in Italia si sta conducendo a difesa dei diritti delle donne e di tutti i diritti civili, che tali prese di posizione provengano proprio da alcuni importanti esponenti della Sinistra italiana (che già fatica a sopravvivere...)
Migliaia di giovani, donne, precari e studenti ieri hanno pacificamente invaso Piazza Maggiore, contestando legittimamente il provocatore Giuliano Ferrara, che stava delirando e fomentando i suoi pochi militanti con invettive fasciste anticostitizionali. Anche se noi eravamo migliaia ed i sostenitori di Ferrara pochissimi, il pericolo reale è che le idee oscurantiste e reazionarie del direttore del Foglio possano conquistare una posizione egemone nella nostra società e nei futuri governi del nostro Paese.
Proprio perchè si teme una risposta di massa all'avanzata del conservatorismo e della reazione, ancora una volta la risposta è stata la repressione. Alle mani nude alzate si è risposto con i manganelli.
Questo è successo ieri a Bologna ed ancora una volta i Giovani Comunisti erano con il Movimento a difendere le istanze di democrazia e civiltà. Ancora una volta, insieme a tanti ragazzi e ragazze, si sono trovati di fronte alla violenza di alcuni settori delle forze dell'ordine.
Civiltà e demorazia sono del tutto incompatibili, inoltre, con la presenza nelle piazze italiane della Destra- La Fiamma Tricolore e, per questo, sarebbe un atto dovuto alla Costituzione ed alla Repubblica Italiana - nata dalla Resistenza - vietare il comizio che domani i fascisti vogliono tenere in Piazza Maggiore.

Agostino Giordano (coordinatore provinciale Giovani Comunisti - Prc)

Per essere chiari: Ferrara vuole sottrarre alle donne il diritto alla
propria autodeterminazione, cioè l'atto di privazione personale più radicale
e violento, e noi dovremmo stare in disparte ad ascoltare? Non credo
proprio.

Ferrara ha il diritto di parlare e di esprimere pubblicamente la propria
opinione ma deve anche accettare che il popolo lo rifiuti in massa perché
crede che le sue idee sono un pericolo.
Non credo che le popolazioni dell'America Latina fecero male a ricoprire di
insulti Nixon in visita negli stati satellite del Sud America, perché sua
era gran parte della colpa della loro miseria.
Così come non credo che abbiano fatto male i partigiani ad imbracciare le
armi contro i fascisti quando questa era la sola forma possibile di
liberazione. Proprio quei partigiani le cui foto sono incorniciate in quella
stessa piazza da cui Ferrara è stato scacciato ieri.
L'ipocrisia dei potenti è grande sulla violenza: vorrei ricordare che
all'ingresso di Palazzo D'Accursio, sul quale oggi siede lo sceriffo
Cofferati, è posta una targa che celebra la memoria di Guglielmo Oberdan,
disertore dell'esercito e patriota che nel 1882 tentò di uccidere
l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe.

Ci sono certamente mezzi diversi per rispondere ad una minaccia autoritaria
e reazionaria. Crediamo che Bologna abbia dato la risposta
migliore alla propaganda fascista di Giuliano Ferrara in Piazza Maggiore
ieri e di Edmondo Berselli (fascista riciclato nel Pdl) lo scorso mercoledì
in Piazza Verdi. NOI C'ERAVAMO E CI SAREMO SEMPRE!

Mercoledì prossimo saremo per la quinta settimana consecutiva in Piazza
Verdi per l'antiproibizionismo, contro la militarizzazione degli spazi
sociali, per la garanzia dei diritti civili, politici e sociali a tutt*.

Armando Quattrone (segretario Circolo Migranti Prc)


"A Bologna il movimento ha fatto bene a contestare Ferrara, quella che è stata grave è la reazione della polizia, come grave è stata la reazione di molte forze politiche anche di sinistra." dichiara la candidata premier Flavia D'Angeli. "Ferrara si lamenta di non poter parlare, ma la politica è fatta anche di contestazioni, se non le vuole poteva evitare di fare una lista anti-aborto. Una lista che esiste solo per mettere in discussione un diritto di tutte le donne. E le donne, secondo lui, non hanno diritto neppure di contestarla? Sottomesse e silenziose, ci vuole Ferrara?
La verità è che la vera questione sull'aborto è che il diritto sia realmente rispettato. Rilancio la proposta di moratoria sulle obiezioni di coscienza, che in molte regioni già oggi impediscono di fatto alle donne di abortire", conclude la candidata premier di Sinistra Critica.

Sinistra Critica


Il PdCI di Bologna non può non stigmatizzare la provocazione di Giuliano
Ferrara, che, approfittando anche di altri e più potenti mezzi di
comunicazione, vuole riportare l’Italia indietro nel tempo ed affossare
oltre un trentennio di lotte per la conquista di diritti sociali che hanno
riguardato in particolare le donne. La legge 194 ha segnato un grande
risultato, offrendo a tutte le donne, laiche e non, uno strumento di tutela
giuridica fino ad allora negato. Se durante il comizio di Ferrara v’è stato
un così vasto dissenso, a partire da quello manifestato in prima persona da
tante giovani donne, è segno che qualunque tentativo di riportare indietro
le lancette dell’orologio dei diritti sociali, come quello messo in atto dal
direttore del Foglio, viene giustamente respinto con sdegno e
determinazione.

Chi pensa, come ha fatto Ferrara, di poter trattare il tema delle conquiste
e dei diritti sociali con sarcastica provocazione, si è dovuto ricredere,
proprio di fronte alla Bologna sinceramente democratica.

I comunisti saranno sempre in prima linea per difendere le conquiste sociali
e per opporsi con vigore ad ogni provocazione e ad ogni tentativo di
arretramento.

Stefano Grondona (segretario provinciale Pdci)

In merito alla querelle mediatica che si è aperta dopo le contestazioni a
Giuliano Ferrara durante il suo comizio in Piazza Maggiore, sento il dovere
di esprimere tutta la mia solidarietà a quelle donne ed a quei giovani che
hanno protestato contro chi vorrebbe mettere in discussione una
irrinunciabile conquista di civiltà quale è il diritto
all’autodeterminazione delle donne. Sono, inoltre, in totale disaccordo con
chi oggi non ha esitato, anche a sinistra, a definire come atto di violenza
la manifestazione di ieri e mi unisco all’auspicio fatto dalla compagna
Manuela Palermi affinché l’accoglienza riservata a Ferrara dalla città di
Bologna non sia un fatto isolato. Abbiamo il dovere morale e civile di
rispondere all’attacco oscurantista portato avanti dal direttore del Foglio
e che mortifica la dignità delle donne.

Enrico Baldazzi (segretario provinciale Fgci)


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