Vivere in uno scantinato con un bimbo di dieci mesi. Sotto sfratto.


La storia di Khalija, raccontata oggi attraverso una conferenza stampa organizzata da Asia-Usb.

09 giugno 2010 - 20:39

Un seminterrato in zona Barca condonato e ‘abitabile’ di 80 metri quadri, senza luce esterna, con un bagno senza acqua calda e macchie di muffa sulle pareti. Khalija, 23 anni marocchina, ci vive con un bambino di 10 mesi. Deve andarsede perchè le e’ arrivata la richiesta di sfratto dal nuovo proprietario che, a marzo, ha comprato lo scantinato . “A febbraio- dice la giovane mamma- mi hanno detto che devo andare via. Come faccio? sono da due anni senza lavoro e con un bambino”. La ragazza vive in quella casa dal 2005, da quando e’ arrivata in Italia. Ha un permesso di soggiorno che le scade a novembre e sta cercando lavoro: attualmente e’ in prova in una pizzeria in centro. Khalija, con al fianco gli attivisti di Asia-Usb, racconta oggi che ha sempre pagato 400 euro di affitto in nero. Poi il proprietario (un suo connazionale) a inizio febbraio 2009 le ha fatto il contratto: un “4+4” dove risultano 200 euro di affitto, “gli altri- spiega la giovane mamma- glieli dovevo dare in nero”. Poco dopo, però,  “mi dicono che la casa e’ stata messa all’asta perche’ il proprietario non pagava piu’ il mutuo che aveva fatto per comprarla”. Intanto il vecchio titolare si e’ dileguato. La nuova proprietaria ha comprato l’appartamento all’asta il nove marzo scorso pagandolo 70.000 euro. La proprietaria riferisce che quando l’ha acquistato l’alloggio risultava libero e che ha cercato di aiutare la ragazza: “L’ho accompagnata dai servizi sociali, ma ci hanno detto che non ha i requisiti per fare domanda”.

Asia-Usb denuncia come quello di Khalija sia l’ennesimo caso “in cui a un proprietario e’ permesso speculare sul costo degli affitti approfittando delle condizioni precarie di vita delle persone”. Mentre non si investe in edilizia popolare e il tanto “decantato blocco degli sfratti e’ stato di fatto un regalo ai grandi proprietari”.

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