Venti attivisti indagati per il corteo romano contro il G8 del luglio 2009


Alla chiusura delle indagini sono venti gli attivisti indagati per il corteo del luglio 2009 contro il G8 di Roma, terminato con cariche a freddo da parte delle forze dell’ordine e rastrellamenti per la città.

04 febbraio 2010 - 19:36

Concluse le indagini preliminari sugli scontri avvenuti il 7 luglio 2009 a Roma in occasione della vigilia del G8 dell’Aquila. Venti attivisti di nazionalità italiana e non, sono accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e danneggiamento seguito da incendio. Nel corso di quella giornata furono operati dalla polizia trentasei fermi e dieci persone furono arrestate, otto delle quali sono state in seguito sottoposte a regimi cautelativi (anche molto pesanti) fino al dicembre 2009.  L’episodio contestato dalla magistratura riguarda il corteo “V Strategy”, svoltosi fra le zone di Testaccio e Piramide, dove sfilarono diverse realtà del mondo associazionista: dagli studenti dell’Onda (che manifestarono anche per la liberazione degli studenti arrestati il maggio precedente a Torino durante le manifestazioni contro il G8 della scuola) fino ai centri sociali, che si unirono sotto lo slogan: “Il G8 è un terremoto e noi siamo tutti Aquilani”. Corteo concluso con le cariche a freddo di Polizia e Carabinieri, proseguite per oltre a un chilometro e concluso con una vera e propria “caccia all’uomo”, con rastrellamenti fin dentro gli androni dei palazzi. Sotto quest’ottica è evidente quanto surreali risultino le accuse rivolte dalla magistratura agli attivisti indagati, che rientrano in un contesto di continui attacchi repressivi attuati negli ultimi contro chiunque si attiva ogni giorno nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro, da Torino a Copenaghen.

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