Valencia / Erasmus italiani in piazza il 14 dicembre


Dalla città iberica l’adesione all’appello arrivato da Parigi alla «nuova generazione di migranti nell’Europa»

09 dicembre 2010 - 10:46

Riprendendo l’appello lanciato da precari e studenti italiani a Parigi, anche noi, Erasmus a Valencia, ci uniamo alla protesta convocata per il 14 di dicembre, giorno in cui si voterà la sfiducia al governo Berlusconi, e organizzeremo delle azioni per riaffermare il nostro disgusto per tutto quello che sta accadendo.

La riforma Gelmini, in ogni suo articolo, non fa altro che peggiorare la difficile situazione dell’Università italiana e con lei la vita di chi al suo interno fa ricerca, studia e lavora. I risultati a cui può portare una sua applicazione ormai li conosciamo e non fanno altro che innestarsi perfettamente in quel percorso che sta portando alla totale e irreparabile
riduzione dei saperi a mera merce e, in ultima istanza, a profitto per alcuni. Al centro di questo processo ci sono le nostre vite, trattate da una parte come intralcio ad un sistema perfetto se silenzioso e dall’altra come indispensabili macchine di consumo. Per questo motivo la nostra protesta è ancora una volta la protesta di chi vive sulla propria pelle le decisioni di una minoranza. La stessa minoranza che ha generato e che continua a generare quel prodotto che le è proprio: le crisi periodiche.

La crisi è il meccanismo attraverso il quale la produzione scarta automaticamente gli ostacoli che si crea, ed è a questo meccanismo che le nostre vite sono obbligate a rapportarsi nelle forme più svariate, come il non arrivare alla fine mese, perdere il lavoro, o addirittura neanche trovarlo. È a questo meccanismo che dobbiamo il nostro affanno di ogni
giorno, nel tentativo di costruirci un’esistenza che dall’oggi al domani può piombare nel NULLA.

L’utilizzo vigliacco di pure invenzioni come la sicurezza, l’identità o la clandestinità oltretutto non fanno che dividere i nostri percorsi scaricando le tensioni su falsi obiettivi, quali la militarizzazione delle città o il freno all’immigrazione, come se noi precari della conoscenza non fossimo già parte di una migrazione che è prova schiacciante del fallimento dell’intero sistema. Dividono i nostri percorsi, li fanno apparire come piccoli focolai a sé stanti, quando sono in realtà figli dello stesso disagio. Lo dimostrano le lotte che in Italia si sono articolate nelle ultime settimane, come i migranti sulla gru a Brescia, le proteste per le discariche in Campania, le proteste a L’Aquila e quelle in veneto per le alluvioni, i pastori sardi, i vigili del fuoco siciliani, gli operai della Ducati Energia a Bologna senza contare la rivolta studentesca o quelle di lunga gittata come in Val Susa contro la TAV o a Verona contro il traforo delle Torricelle. La divisione tra buoni o cattivi, tra chi può avere diritti e chi no è tutta una farsa, è solo il gioco con cui ci vogliono piegare, è la loro medicina per farci stare buoni.

È all’interno di questo quadro poi che alle forze dell’ordine piace giocare a guardie e ladri, dove la posta in gioco è solo la vita di chi non ha la divisa. Bastino da esempi la caccia allo studente di qualche giorno fa a Roma o le cariche della celere a Brescia. E quando qualcuno si stufa di questa situazione e prova ad alzare la testa trova ancora manganelli e
repressione.

La nostra analisi chiaramente non può fermarsi solo alla situazione italiana.
Uno dei nostri obiettivi sarà tentare di coinvolgere il più possibile anche tutti gli altri studenti (spagnoli in primis) presenti nei vari campus della città. Perchè crediamo ad esempio che la distruzione dell’insegnamento pubblico non sia qualcosa che viviamo solo noi, ma sia un processo pianificato e generalizzato a tutta Europa. Perché sappiamo che gli stessi sentimenti di precarietà, di ansia e di disorientamento li provano tutti i giovani d’europa, a partire dalla Spagna dove il tasso di disoccupazione è del 20%. Perché la paura di non poter terminare gli studi non ce l’hanno solo gli studenti inglesi che rischiano di passare da 3 a 9 mila sterline di tasse universitarie, ma la viviamo anche in molti di noi, e come noi molti altri.
L’innalzamento delle tasse insieme ad una drastica riduzione dei fondi per le borse di studio e l’ingresso degli imprenditori privati e dei criteri aziendalisti sono solo alcune delle peculiarità neanche troppo mascherate
del “Processo di Bologna”, ovvero qualcosa che coinvolge tutto il sistema dell’istruzione europeo. E così lo smantellamento del sistema dell’istruzione si va ad aggiungere allo smantellamento di tutte le forme di
stato sociale che nei nostri paesi ci garantivano se non altro di poter ammortizzare ancora i costi, di non dover rischiare di finire per forza sulla strada, di non dover vivere nella precarietà più bieca ed insostenibile.

Sappiamo che il 12 di dicembre è prevista un’altra giornata di mobilitazione degli Erasmus italiani in varie città spagnole ed europee. Chiediamo a tutte e tutti coloro che leggeranno questo comunicato di organizzare, nel limite
delle proprie forze, qualcosa anche per il giorno 14, e di tentare di coinvolgere il più possibile anche gli studenti spagnoli.

Chiediamo a tutti gli italiani (studenti e non) all’estero di aiutarci a produrre in questa giornata tante forme di protesta e che possibilmente il risultato sia qualcosa capace di parlare non solo della nostra situazione, ma della deriva che sta prendendo tutto il “vecchio continente”.

¡Que se vayan todos!

Studentesse e Studenti Erasmus a Valencia

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