Università, nasce Laser: laboratorio interfacoltà tra autoformazione, saperi e reddito


«Uno strumento per riprendersi i tempi, i modi e gli spazi dello studio, per l’autoriforma, per lottare contro la precarietà, per nuovi diritti e un nuovo welfare.»

01 maggio 2010 - 15:42


LASER è un progetto interfacoltà, un laboratorio di autoformazione, uno strumento per riprendersi i tempi, i modi e gli spazi dello studio, uno strumento per l’autoriforma, per lottare contro la precarietà e per nuovi diritti e un nuovo welfare. Saperi, reddito e conflitto.

Dieci anni dopo l’inaugurazione del Bologna Process, l’università italiana è ridotta ad un cumulo di macerie. Risorse insufficienti, didattica povera e noiosa, saperi dequalificati, ricerca assoggettata a rapporti di potere feudali, tasse molto elevate rispetto alla media europea e servizi allo studente ridicoli sono solo alcuni tasselli di un mosaico raccapricciante.
Possiamo annunciare e lo abbiamo fatto da tempo il fallimento del Bologna Process. Ma andiamo con ordine.
Il 3+2 non sembra aver avvicinato mondo della formazione e mercato del lavoro; l’unico risultato della suddivisione in cicli del percorso formativo è stato la produzione di scarsità: un bene abbondante, come l’accesso ad un sapere di qualità viene, per decreto legge, reso scarso e cioè accessibile a pochi dall’introduzione di barriere artificiali tra un segmento e l’altro della formazione universitaria.

Il sistema dei crediti, avrebbe dovuto migliorare e favorire la mobilità tra università, facoltà e insegnamenti e invece ogni giorno migliaia di studenti sperimentano gli ostacoli alla mobilità, alla possibilità di determinare da sé i tempi, i modi e i luoghi della propria formazione.

Gli stage e i tirocini più che aiutare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro (in Italia la disoccupazione giovanile continua a crescere), aiutano i privati a sfruttare mano d’opera qualificata a costo zero. E le 150 ore? E’ vero da un lato sono un’opportunità per tanti, bisogna riconoscerlo. Dall’altro lato però nessuno ci ha spiegato perché l’accesso alle condizioni materiali dello studio debba dipendere dall’erogazione di lavoro!!

In questo quadro desolante l’ultima riforma, quella della ministra Gelmini, non indica di certo delle soluzioni, anzi.
I tagli al FFO rendono praticamente impossibile la ricerca in Italia, affamano l’offerta didattica a fronte di rette sempre più alte, costringono nella precarietà un’intera generazione di ricercatori e ricercatrici. E proprio la produzione di precarietà dentro e fuori l’università sembra essere un obiettivo scientificamente perseguito dal governo.

Cos’è il prestito d’onore se non un modo per costringere i neolaureati indebitati ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione? Cosa sono i tagli all’istruzione di ogni grado, se non il tentativo di scaricare i costi della crisi economica sugli individui, non proprio responsabili quanto le banche del crack dei mercati finanziari?

La ministra Gelmini ci ha catapultati nell’era della meritocrazia e noi accettiamo la sfida. Di certo non vogliamo difendere ricchi baroni corrotti che attribuiscono cattedre a parenti incompetenti. Ma non ci accontentiamo della gogna per questi loschi figuri. Vogliamo di più.
Vogliamo decidere che cos’è una buona didattica e una buona ricerca, pretendiamo che il nostro lavoro venga retribuito, vogliamo decidere quali sono le caratteristiche che definiscono un’università di eccellenza, vogliamo un welfare adeguato alla nostra voglia di girare il mondo e di studiare.

Non siamo nostalgici di un mondo che non c’è più. Pensiamo le trasformazioni dell’università sempre in termini innovativi. E se l’accademia di una volta, la torre d’avorio assediata dal mercato, non vogliamo difenderla perché luogo di aberranti forme feudali di sfruttamento, l’università privatizzata della Gelmini ci piace ancor meno.

Vogliamo costruire un’altra università, quella dell’autoformazione, dell’autonomia dei percorsi formativi, senza barriere di sorta.
Un luogo in cui la produzione e la trasmissione di sapere sono il risultato della libera (indipendente dalle ingerenze di baroni e privati) cooperazione tra le diverse figure che abitano l’università: studenti, ricercatori, dottorandi, docenti. Un luogo in cui la qualità del sapere non è un premio per pochi, come vorrebbe la meritocrazia targata Gelmini, ma un diritto di tutti.

La riforma dell’università la facciamo noi, a partire dalle nostre pratiche e dai nostri desideri. Cosa troppo importante per lasciarla in mano al ministro dell’economia o dell’università e ai baroni della Crui e dell’Aquis.

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ASSEMBLEA DI LASER
ogni GIOVEDI’ ore 15
via Zamboni 38 – Aula Studenti

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