Uno “zelante” controllore e una ragazza straniera: come cambiano i rapporti umani


Una storia che arriva da un bus di Rimini e dimostra come “il proclama delle ronde e del rischio sociale dei clandestini abbia raggiunto il proprio obbiettivo: mutare i rapporti umani”.

25 novembre 2009 - 02:37

Prima fermata del bus di Rimini sud, io sto leggendo il mio libro sulla panchina e sono assorto nella lettura, ma ad un certo un punto un ragazzo nero mi tocca la spalla e dice «Sta arrivando il bus, non perdiamolo!». Io lo guardo sorridendo e gli do mano dopo aver preso il mezzo al volo. Sono le 11.37 e spero di arrivare puntuale al lavoro a Rivabella. Mi immergo nuovamente nella lettura, non ho voglia di guardare le facce e le dinamiche come in tante altre situazioni, ma ad un certo punto entrano due controllori, ovviamente uno dalla porta anteriore e l´altro da quella posteriore. Io impreco anche se sono pienamente regolare con l´obliterazione del biglietto, penso solo che nemmeno
la domenica si può leggere in pace. Nella seconda fila c´è una ragazza che guarda il controllore un po´ confusa, lui le chiede il biglietto e lei risponde «Oggi è domenica ed i negozi sono chiusi» e lui risponde «A me non interessa, dovevi pensarci prima, ora dammi i documenti», ma lei dichiara di non averli.

Il solerte controllore con movimenti sicuri richiede l´intervento della volante della Polizia, poi guardando la ragazza afferma «Se sei in regola con il permesso tutto a posto, se no dopo vedi…». Evidentemente la bassissima padronanza della lingua Italiana lo rendeva certo dell´origine straniera.
Allora mi alzo e provo a timbrare un secondo biglietto per lei, ma la macchinetta obliteratrice è spenta, allora non mi rimane che regalare il ticket alla passeggera e dichiarare «Ora lei ha il biglietto!». Il controllore però subito risponde «Ma non è obliterato», a me non rimangono molte altre argomentazioni, nel frattempo il controllore mi guarda in cagnesco e mi chiede «Lei ha dei problemi? Mi faccia vedere il suo biglietto!», io rispondo alla richiesta, generando un espressione di disappunto sul suo volto. Ma dopo cinque secondi la sorpresa: l´autista riaccende la macchinetta per obliterare, e la ragazza regolarizza la sua situazione. Il controllore si allontana sconsolato, ma nel frattempo viene avvisato che sta giungendo la pattuglia, ma a questo
punto lo zelante lavoratore non può nulla nei confronti della giovane, io mi avvicino a lei per farle presente che arriveranno le forze dell´ordine, lei alle prime non capisce, ma poi una signora le consiglia di scendere. Indicazione che esegue, ma prontamente scende anche lui ed inizia a telefonare.

Vorrei seguirli, ma dopo cinque minuti devo presentarmi al lavoro. Sono convinto che il mio sospetto che abbia telefonato alla Polizia per indicare la posizione della ragazza sia fondato, proprio perché è stato lui stesso a dare l´allarme della presenza di una straniera senza documenti: un enorme pericolo ai suoi occhi. È chiaro che siamo di fronte ad una discriminazione, dato che la medesima ragazza se avesse manifestato un
bellissimo accento romagnolo non avrebbe avuto nulla da rischiare e non sarebbe
certo stata seguita dal controllore della Tram di Rimini. Credo che sia giusto pensare che il proclama delle ronde e del rischio sociale dei clandestini abbia raggiunto il proprio obbiettivo: mutare i rapporti umani. Al medesimo tempo nell´azione di richiesta del ticket da 1 euro vi è una funzione di controllo sociale ben più complessa e il modello del bus-galera per i clandestini milanese stia invitando i controllori romagnoli a muoversi in un determinato modo verso gli stranieri.

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