Torino / Sarà düra!


Dopo lo sgombero di stamattina proseguono da tutti la giornata blocchi stradali in Valsusa, domani nuova fiaccolata

27 giugno 2011 - 17:49

> Il riassunto della giornata dal sito di Radio Onda d’Urto

Almeno 2.500 agenti, fra polizia, carabinieri e guardia di finanza; manganelli e lacrimogeni a pioggia. E ancora decine di mezzi blindati, ruspe, idranti, grandi pale e tenaglie meccaniche. Si è presentato così stamattina lo Stato italiano davanti ai manifestanti No Tav della Valle di Susa, da 23 giorni in presidio permanente nella zona della Maddalena di Chiomonte (Torino) per evitare l’apertura dei cantieri geognostici propedeutici alla realizzazione dell’alta velocità ferroviaria Torino-Lione.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, d’altrone, lo aveva già detto ieri: “il cantiere si apre entro il 30, l’opera si fa”. Fondamentale infatti, per chi specula sul business della Tav, fare in modo che i lavori partissero prima della fine di giugno, per evitare di perdere i finanziamenti europei, necessari non tanto a pagare l’opera – per cui lo Stato dovrà sborsare diversi miliardi di euro – quanto per garantire ampi margini di guadagno a chi ha investito sulla Torino-Lione.

All’alba, la minaccia è diventata realtà. Chiusa l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, presidiate le strade attorno a Chiomonte, gli agenti hanno iniziato all’alba ad avvicinarsi alla Libera Repubblica della Maddalena, com’è stato rinominato il presidio No Tav. Un primo attacco massiccio è stato sferrato dalla zona di Giaglione.

Le ruspe e i blindati hanno sfondato le recinzioni dell’autostrada, poi hanno abbattuto le barricate erette dai manifestanti fino ad arrivare al presidio. Scene identiche anche lungo l’altra principale via d’accesso alla Maddalena, la strada dell’Avanà, ma anche nelle aree della centrale elettrica e della galleria Ramats.

Il popolo No Tav ha provato a resistere. La risposta è stata violentissima: una vera e propria tempesta di lacrimogeni, sparati senza logiche precise, se non quella di rendere irrespirabile l’aria ed obbligare i manifestanti a fuggire sui monti dietro il presidio.

Una cinquantina i feriti e contusi.

Nonostante la repressione, la lotta comunque non si è fermata: blocchi stradali si segnalano in diverse aree della Val di Susa, mentre stasera è attesa la prima assemblea pubblica, a Bussoleno. Domani, invece, nuova imponente fiaccolata, questa volta a Susa, per ribadire che – anche dopo la prova muscolare dello Stato di oggi – per chi vuole distruggere una valle intera con un progetto tanto faraonico quanto campato per aria…”sarà dura”!

> Leggi anche l’editoriale e la cronaca di Infoaut

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