Torino / NoTav, Val Clarea: attivisti contrastano l’ampliamento delle recinzioni


Prosegue la lotta in Valsusa. Ieri quattro feriti colpiti dal lancio di pietre e lacrimogeni da parte della polizia

25 agosto 2011 - 14:21

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

Nuova mobilitazione No Tav ieri mattina a Chiomonte (Torino) al cantiere per la realizzazione della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Stamani, alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’area del cantiere nella zona della Maddalena, che insiste su una zona archeologica, un gruppo di manifestanti No Tav ha prima fatto rumore battendo con oggetti metallici e, poi ha tentato di tagliare la rete di recinzione dell’area per entrare nella zona del cantiere. Gli agenti hanno reagito come ormai da copione, ossia con un lancio copioso di lacrimogeni. Verso le 10 da Giaglione altri No Tav sono partiti alla volta della baita Clarea per sostenere la protesta e il presidio nell’area del cantiere. Una ragazza è stata fermata dalle forze dell’ordine mentre tentava di salire su un mezzo nella zona del cantiere. A mezzogiorno la lotta è ripartita: i manifestanti hanno tentato di nuovo di tagliare le reti del cantiere, gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e idranti.

Gli scontri sono proseguiti fino a metà pomeriggio e hanno provocato il ferimento di 4 attivisti, colpiti dal lancio di pietre e lacrimogeni.

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> Di seguito un commento da notav.info

Ancora una giornata di lotta in val Clarea, a Chiomonte, nel cuore della lotta no tav.

Centinaia di persone oggi hanno partecipato ad una giornata campale in cui la polizia ha cercato di allargare il fortino dentro il quale è asserragliata. Cinque operai di una ditta fallita e riassorbita dalla Martina srl, altra ditta in odore di crisi, con mezzi a noleggio e centinaia di agenti a protezione. Ancora una volta questa è l’alta velocità in val di Susa, uno specchietto per le allodole o meglio per i fondi europei. Un finto cantiere che deve servire a convogliare fiumi di denaro verso i pochi a discapito dei molti che ogni giorno lottano, lavorano, pagano la crisi. Una manovra di sfregio, come quella economica del governo, un’italia che cade nella crisi economica e una “politica” che risponde a suon di lacrimogeni e manganelli.

Da un lato truppe regolari di occupazione che hanno invaso la val di Susa, dall’altra una valle che resiste. Un movimento di resistenza popolare che sale sulle ruspe, spinge sugli scudi e difende metro dopo metro la terra in cui vive. Questo il dato centrale di queste giornate, di questi anni, un’azione di resistenza all’invasione e distruzione del territorio che ha nella costanza e nella determinazione il suo cuore pulsante. Chi saprà resistere di più raggiungerà la vittoria, la salvezza del territorio e della valle e di un mare di ricchezza pubblica contro la morte e il cemento, la corruzzione e la politica della casta.

Non è in una giornata che si vince o si perde, ma da una giornata si capisce molto, il respiro, la difficoltà, il sentirsi in una terra ostile che esprime tutta la sua indisponibilità e lo fa in modo reale e netto, con la pelle, con le mani, lottando.

E’ sempre una questione di tempo, è sempre una questione di tempi

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