Striscioni contro Juncker: “No all’Europa delle banche”


Azione di Tpo e Sadir nell’Aula Magna di Santa Lucia, mentre nella vicina Aula Absidale si svolgeva la cerimonia di consegna del Sigillum “Magnum” dell’Ateneo a Juncker, Prodi e Kohl.

13 marzo 2012 - 21:35

Un gruppo di attiviste ed attivisti di Tpo e Sadir, oggi pomeriggio, ha animato la cerimonia organizzata dall’Università di Bologna per consegnare il “Sigillum Magnum” all’ex premier Romano Prodi e al presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker (il riconoscimento è stato assegnato anche all’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, che però non era presente).Quando è iniziata la cerimonia, ospitata nell’Aula Absidale di Santa Lucia, i manifestanti hanno srotolato due striscioni nella contigua Aula Absidale (dove una parte del pubblico assisteva all’iniziativa attraverso un maxischermo): “No all’Europa delle banche” e “No all’Europa accomunata dal debito”. Uscendo da Santa Lucia, una partecipante al blitz spiega: “Volevamo partecipare all’iniziativa ed intervenire leggendo il nostro volantino, ma una cerimonia blindata ce l’ha impedito”.

> Il comunicato distribuito durante la cerimonia:

NO ALL´EUROPA DELLE BANCHE!

Oggi 13 marzo l´Alma Mater ha deciso di  assegnare la massima onorificenza accademica, ossia il Sigillum Magnum, solitamente donato a personalità che si sono distinte nel mondo della cultura, della politica e della scienza, ai “padri” dell´ Euro, rendendo quindi omaggio a Prodi, Juncker e Kohl. Non possiamo non notare, pertanto, la scelta del Magnifico Rettore che ha preferito, in un momento caratterizzato dalla crisi come quello odierno, privilegiare alla ricerca, alla cultura ed alla scienza, la premiazione di quei soggetti che rappresentano il mondo politico-economico-europeo. Una scelta che evidenzia un  percorso basato sulla privatizzazione del sapere e sulla precarizzazione delle vite di chi studia, in ambito accademico e lavorativo. Una scelta che rispecchia in toto il tipo di politica impostaci ultimamente.

Ebbene, a questi `padri´ vogliamo dire che noi, come molti altri cittadini europei, siamo i figli diseredati di un Europa ormai sommersa dal debito e accomunata da politiche di austerity.

A questi `padri´, che solo una settimana fa hanno finanziato le banche europee con un prestito di oltre 500 miliardi di euro, vogliamo dire che non accetteremo in silenzio l´arroganza di governi tecnici che ci vengono imposti, in Italia come in Grecia.

Governi  tecnici che rappresentano la crisi della democrazia e che pretendono di essere legittimati sulla base di un default imposto dal potere finanziario; governi che di tecnico hanno ben poco, perché hanno già deciso la strada da percorrere: una strada che parla di salvataggio della banche europee a discapito di noi precari, disoccupati, migranti, che parla di povertà economica e sociale, che parla di grandi opere inutili come il Tav e che individua nella privatizzazione selvaggia di  servizi, welfare e diritti l´unica strategia per uscire da questa crisi.
Noi siamo qui a reclamare la necessità di un Europa Altra, costruita sulla ricchezza dei beni comuni e sulla possibilità di affermare una democrazia reale slegata da interessi economici bancari.

L´Europa che noi vogliamo costruire è quella dei movimenti. Il divario fra l´1% della popolazione mondiale che detiene la ricchezza e il 99% che vive nella precarietà e nella povertà è sempre più allarmante.  Un 1% formato da tecnici e politici che hanno imposto tramite la costituzionalizzazione del bilancio una politica basata su austerity e diktat imposti dalla BCE; una politica stagnante delle istituzioni (ormai travolte dalla rapidissima trasformazione dall´ alto) che segue fedelmente le ricette della Troika e dell´FMI.

Noi Rispondiamo dal basso, coma abbiamo sempre fatto, consapevoli che la conquista di tutte le esigenze concrete e quotidiane di ogni cittadino europeo può materializzarsi sul nostro cammino solo attraverso un´espressione determinata e conflittuale; perché crediamo che ci sia bisogno di diritti europei e non solo di una moneta unica. Quello che sentiamo è il bisogno di una carta europea che tuteli i beni comuni, di una nuova Europa  le cui parole d´ordine siano diritti e democrazia  e non più diktat e austerity. C´è bisogno di invertire la  rotta puntando verso nuovi orizzonti in grado di dare un´alternativa concreta alla crisi economica, sociale ed ambientale che subiamo.

Per questo parteciperemo alla costruzione delle mobilitazioni europee che vedranno nelle date di Francoforte di metà maggio un´occasione unica di presa di parola dei movimenti europei.

Oggi siamo consapevoli di essere ad un bivio cruciale: da una parte ci sono la troika, i governi tecnici imposti dalle banche, le denunce e gli arresti a chi si oppone a questo sistema. Dall´altro c´è quel 99% che sta creando qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile e lontano: un´alternativa europea che va da Atene a Madrid, passando per Londra e Francoforte, e che parla di diritti, democrazia, beni comuni e libertà.

Cs Tpo e Sadir

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