Speciale / Laboratorio sport


La parola ai promotori dei Mondiali antirazzisti, alle palestra popolari di Crash e Tpo, al Coordinamento migranti e all’esperienza di Sport alla rovescia.

11 giugno 2011 - 15:54

ponticokCOL

(Dal manifesto della Festa dell'autogestione)

Speciale di Zero in condotta realizzato in occasione della Festa dell’autogestione alla nuova Casa del popolo di Ponticelli (11 e 12 giugno), dedicata allo sport nelle palestre popolari.

Sulle pagine di Zic una serie di interventi estrapolati da un’iniziativa organizzata dallo spazio libero autogestito Vag61, la scorsa estate, per discutere delle mille facce dello sport: “Gli interessi milionari  e la semplicità di un campetto improvvisato, socialità e gioco di squadra, competizione e rivalità, laboratorio di repressione, laboratorio di resistenza. Razzismo diffuso, solidarietà e comunità, passione, storie, contraddizioni”.

La parola va quindi alla Palestra antirazzista “Red Rose” del Laboratorio Crash! e alla Palestra popolare del Tpo, con un contributo di Elvis Lucchese (autore del blog “Sport alla rovescia”). Infine, il Coordinamento migranti racconta con un proprio testo l’esperienza di On the move: “Così il basket schiaccia il razzismo”.

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Dal 6 al 10 luglio: Mondiali antirazzisti a Bosco Albergati (Mo)
antirazzUn villaggio dello sport contro le discriminazioni, con un occhio a quanto accade nell’area euromediterranea per discutere insieme di migrazione e diritto alla mobilità. Tornano, per la quindicesima edizione, i Mondiali antirazzisti organizzati da Progetto ultrà – Uisp. Quest’anno l’appuntamento, dal 6 al 10 luglio, è al parco di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena: cinque giorni di sport, musica, cultura e dibattiti per i quali è previsto l’arrivo di 5.000 sportivi e 30.000 persone provenienti da 20 Paesi diversi. In programma tornei di calcio (con 200 squadre), basket, pallavolo, rugby e cricket, ma ci sarà spazio anche per gli appassionati di giocoleria, parkour, yoga, pilates e giochi tradizionali dal mondo. “Bosco Albergati e’ una sorta di ritorno al passato con una situazione che assomiglia a un vero e proprio villaggio dello sport contro le discriminazioni”, afferma Carlo Balestri, responsabile organizzativo.

“Si tratta di un’edizione che vuole mantenere lo spirito originario di una festa popolare che accoglie, include e non esclude e che, alla luce degli avvenimenti che hanno segnato l’Africa del Nord, intende concentrarsi appieno sulla riflessione sul  concetto di  migrazione e sul  diritto dei popoli  alla mobilità”. La  partecipazione  a tutte le attività, compresi concerti serali e proiezioni, laboratori sportivi e i dibattiti, e’ gratuita.

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Mato, Palestra antirazzista “Red Rose”  @ Laboratorio Crash!:

IL PROGETTO
Il nostro è un progetto ambizired roseCOLoso, costruito e fatto vivere dai compagni e dalle compagne ma  nato anche insieme ad altre associazioni del territorio bolognese, con il quale cercare di vedere lo sport come un qualcosa di assolutamente centrale all’interno della nostra società. Non vediamo lo sport come qualcosa di avulso, ma al contrario pregno di tutte le contraddizioni della realtà in cui viviamo. Anche tramite un progetto sportivo si può riuscire a produrre aggregazione: intorno allo sport e ai valori positivi che questo riesce a veicolare come antirazzismo, antifascismo e antisessismo. Attorno a questo si può costruire qualcosa che vada ben oltre la dimensione dei corsi, comunque assolutamente importante per l’aggregazione in una zona come il Navile-Bolognina ad alta densità di immigrazione. Però non vogliamo fermarci a questo ma costruire iniziative anche di altro tipo come dibattiti, presentazioni di libri, corsi e dimostrazioni da tenere in città: uno strumento per centrare le contraddizioni reali, attaccarle e farle esplodere e su questo costruire una società altra, libera da qualsiasi forma di razzismo e fascismo.

SPORT E PROFITTO
Il problema è che oggi lo sport è totalmente all’interno di logiche che lo vedono come un campo di profitto ed estrazione di valore. Basta vedere i Mondiali in Sudafrica, descritti con un’ideologia edulcorata come un momento positivo perchè finalmente ci si è messi alle spalle l’apartheid e quello che ha rappresentato. Invece se quel regime di apartheid a livello istituzionale non esiste più, nei fatti da un punto di vista economico e dei diritti sociali siamo di fronte ad una nazione in cui ancora i bianchi sono coloro che detengono il potere economico e politico, con una situazione di emarginazione, povertà e vera e propria reclusione della popolazione nera. Vediamo così come lo sport, spesso, è usato anche come ideologia per cercare di coprire profonde contraddizioni sociali.

TESSERA DEL TIFOSO
E’ l’ennesimo tassello di un processo di crimininalizzazione delle curve e del tifoso ma soprattutto lo vediamo, confrontandoci con tutti i compagni che frequentano le curve e grazie ai rapporti creati negli anni con le tifoserie sia italiane che europee a noi vicine, come un vero e proprio laboratorio di repressione e di studio sulle tecniche di controllo sociale. Lo stadio è diventato questo, anche a livello di immaginario sociale e di mediatizzazione. Il “problema” è lo stadio coarcevo di delinquenza e di personaggi che distruggerebbero la città un giorno sì e l’altro pure, così questo legittima politiche repressive che arrivano alla vera e propria schedatura istituzionale che si chiama tessera del tifoso. (…) In un mondo in cui l’apatia delle istituzioni liberaldemocratiche non prevede nulla per quanto riguarda il tuo esistere se non come consumatore e come colui da cui estrarre plusvalore, se si creano momenti di aggregazione importanti come nel caso delle curve, con l’espressione di passione viva, questo diventa qualcosa di pericoloso perchè rappresenta aggregazione sociale e vita. Il problema vero è che le curve rappresentano situazioni in cui le contraddizioni sociali sono ben palpabili e visibili. (…) Oggi si chiama tessera del tifoso, domani magari si chiamerà tessera del cittadino e per poter accedere ad altri servizi sociali all’interno di un welfare monetizzato dovrai avere una tessera, però se hai dei precedenti non ti viene rilasciata e allora diventi un cittadino di serie B. Magari sono solo speculazioni, ma di fronte a meccanismi potenti come questo ci dev’essere consapevolezza e forza di opporsi. Noi partiamo dall’esperienza di una palestrea popolare dentro un centro sociale occupato perchè pensiamo che oggi i luoghi della libertà e di costruzione di qualcosa che dal basso crei un’alternativa sociale e dia forma ad un soggetto di rottura siano i centri sociali, con la capacità di costruire tutte le possibili relazioni sociali con le altre palestre e il mondo dello sport che vive dentro i tessuti metropolitani.

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Lorenzo, Palestra popolare @ Tpo:

IL PROGETTO
Il ragionamento di base su cui si fondano queste esperienze, che è giusto ricordare si sono moltiplicate in questi anni in Italia, è quello di non regalare lo sport quale straordinario strumento di socialità, integrazione e comunicazione ad un immaginario di destra. Oppure ad un immaginario che vorrebbe essere di destra ma che spesso, più che altro, negli ultimi anni si è appiattito su logiche mercificanti e commerciali. (…) Le nostre esperienze tentano di dare una risposta, ovviamente partendo dai nostri ambienti e da luoghi che sfortunatamente nell’immaginario collettivo sono percepiti come qalcosa molto distante dalla dimensione sportiva e da un certo utilizzo del corpo. Una risposta che parla soprattutto di socialità da un lato e di accesso alla pratica sportiva dall’altro. La nostra palestra, ad esempio, tra i primi frequentatori ha avuto i ragazzi migranti che facevano la scuola d’tialiano dentro al nostro centro sociale, trovando uno spazio in cui non vengono chieste cifre folli per fare spori e soprattutto non vengono chiesti i documenti. Un esempio è quello di un ragazzo che aveva freqientato la scuola italiano e quest’anno è tornato non come alunno ma per proporci uno stage di kick boxing. Ed ovviamente è stato molto pià bravo lui ad imparare l’italiano di noi ad imparare la kick boxing. Un altro esempio di quello chepalestra tpo può nascere in queste situazioni è quello di un ragazzo indiano che frequentando il corso di italiano ci ha proposto uno stage di quella che lui chiama “danza Bollywood”, non sappiamo bene cosa sia ma ci piace l’idea. Piccoli esempi estemporanei, certo, ma la nostra prima sfida è dare continuità a questo tipo di progetto anche se non è facile, perchè naturalmente il lavoro delle persone è in gran parte volontario e se è retribuito non si parla certo di retribuzioni che giustificano una presenza giornaliera.

SPORT E SPECULAZIONE
Un ottimo esempio è quello del nostro territorio e del Bologna calcio, con presidenti che si sono alternati anche se con la passione per lo sport, con l’identità della squadra e con il legame con il territorio non avevano e non hanno nulla a che vedere. Solo grandi “maneggi” per arrivar a costruire altro cemento ed ottenere aree edificabili. Cosa ha a che vedere tutto ciò, anche a Bologna dove forse i danni sono ancora limitati e per fortuna non è stato costruito un altro stadio, a differenza di tante altre città, è dura vederlo. (…) Però a questo discorso, a causa dell’incapacità delle varie amministrazioni, non si è saputa dire una parola fine definitiva. Non è una partita chiusa e in città ci sono tante orecchie tese, così anche come movimenti e spazi sociali dovremo  dire la  nostra.

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Valerio, spazio libero autogestito Vag61:

SPORT E SPECULAZIONE
Sempre più spesso i proprietari delle squade di calcio sono costruttori, di questo Bologna è un esempio classico e il fatto di possedere la squadra viene utilizzato per operazioni di speculazione edilizia, come si è tentato di fare con il devastante progetto Romilia: lo stadio era scusa, la vera idea era di costruire una nuova Mirabilandia, 900 alloggi ed altri interventi di cementificazione molto invasivi. Così da tempo il nuovo stadio, che non è un obiettivo nè per la città nè per tifosi nè per la squadra, visti i risultati, è una priorità solo per le dirigenze. Stessa cosa può dirsi per il basket, vista ad esempio l’ operazione di speculazione che stava dietro il Parco delle stelle. Così, con da un lato la speculazione edilizia e dall’altro la repressione, lo sport presenta scenari in grado di modificare la città in cui viviamo.

L’ESPULSIONE DEL VOLONTARIATO
Sarebbe importante aprire un ragionamento anche sull’impiantistica sportiva, che un tempo era un fiore all’occhiello di questa città e permetteva a tante persone di fare sport ma che da tempo, ormai, è stata completamente abbandonata. Basti ricordare la scelta fatta dall’amministrazione Cofferati di privatizzare la gestione dei centri sportivi, cacciando fuori il volontariato e addirittura mandando a processo persone che avevano realizzato delle strutture cosiddette illegali. Così è stato espulso, in maniera violenta, chi aveva contribuito a realizzare il fiore all’occhiello di un tempo. Lo sport, intanto, riguarda settori della popolazione giovanile che molto spesso frequentano anche i nostri centri sociali. Dall’altro lato, inoltre, si intreccia con interessi economici molto forti in città. Si tratta, dunque, di un tema con il quale anche noi dobbiamo fare i conti.

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Elvis Lucchese, “Sport alla rovescia”:

SPORT E CITTADINANZA
rovesciaCOLIl calcio e lo sport professionistico pongono a tutti noi una questione importante, quella della cittadinanza, perchè in questo ambito si stanno sperimentando norme che sono addirittura più restrittive di quanto già non sono certo a maglie larghe nel nostro Paese. E’ successo con il rugby, il basket, la pallavolo. Si parla di norme cosiddette “salvavivaio” e poi, come nel caso del rugby che conosco meglio, ci ritroviamo con giocatori che sono nati in Argentina ma che hanno il passaporto italiano e risiedono nel nostro Paese da molti anni, hanno il diritto di votare, si sono sposati eppure viene impedito loro di giocare da italiani. In pratica queste norme li rendono “stranieri” quando non sono stranieri neanche secondo le rigide norme sull’immigrazione dello Stato italiano. (…) Le esperienze come quelle delle palestre popolari sono importanti perchè lo sport è emozione, è una grande avventura. Lo sport mercificato, televisivo e spettacolarizzato invece è uno sport che esclude, che seleziona in base al valore e alla nazionalità. L’aspetto importante delle vostre esperienze è che includono, perchè questa è l’essenza dello sport.

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Coordinamento migranti  di Bologna e provincia:

“ON THE MOVE”, COSI’ IL BASKET SCHIACCIA IL RAZZISMO
bas(…) Bologna è Bologna, si sa… la capitale del basket un po’ invecchiata: forse perché il basket vero oggi si gioca nei campetti, sulla strada, dove non c’è differenza tra comunitari e non comunitari, italiani e non, bianchi neri gialli marroni e magari gli alieni. Dove i protagonisti sono le cosiddette seconde generazioni, quelle cha parlano diverse lingue a seconda degli amici o dei parenti, che hanno l’accento bolognese nel sangue e una società che non si è ancora accorta di come va il mondo, intorno. Quelli che siccome sono di genitori stranieri non si sa perché a 18 anni devono munirsi di permesso di soggiorno, quelli che secondo la legge Bossi-Fini o studiano o lavorano e guai a cambiare idea. Quelli che da piccoli accompagnavano i genitori in fila all’ufficio stranieri e poi dovranno andarci loro e per quel giorno i loro compagni italiani si chiederanno perché non sono arrivati, che la partita inizia. Quelli che se per un mese appena nati non sono stati iscritti all’anagrafe si vedono rifiutata la cittadinanza dopo oltre vent’anni. Quelli che maggiorenni potrebbero diventare clandestini anche se conoscono solo l’Italia e poi si sa… secondo il Pacchetto sicurezza sarebbero criminali, secondo la legge per loro esistono i CIE.  ”E se mi scade il permesso di soggiorno da domani nuova vita nuovo giorno”, come cantano i ragazzi del laboratorio Hip-Hop. Ma noi non ci arrendiamo, “non ci scanniamo tra di noi come vorrebbero”, rappava qualcuno domenica: per questo schiacciamo in faccia al razzismo prima di essere schiacciati. (…) Come hanno detto in tanti: abbiamo vinto tutti, chiamatelo antirazzismo di strada o come volete. Noi sappiamo cosa vuol dire, siamo il Coordinamento Migranti Bologna e schiacciamo il razzismo insieme alla legge Bossi-Fini. Siamo qua, giochiamo qua, restiamo qua! A proposito, se qualcuno vi parla e non capite cosa dice perché non conoscete la sua lingua, venite in piazza dell’Unità a chiedere: qualcuno che vi aiuta lo trovate. Forse vi sta dicendo una cosa importante. (…)

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