Sorpresa: Mediaset in sciopero per la prima volta nella sua storia


Ieri oltre cento lavoratori hanno manifestato a Cologno Monzese davanti alla sede e oggi continua la mobilitazione.

11 gennaio 2010 - 18:01

La scintilla che ha fatto scoppiare la protesta è un fax mandato alla vigilia dell’Epifania ai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil: a partire dal primo febbraio 2010 si procederà alla cessione a Pragma Service srl del ramo d’azienda relativo alle attività di sartoria, trucco e acconciatura, costituito da un organico complessivo di 56 addetti.

Alla protesta seguono alcune irregolarità da parte di Mediaset che non consente ai rappresentanti sindacali il diritto di entrare in azienda per verificarne il funzionamento dell’attività. Paolo Casamassima, delegato dello Slai Cobas, il sindacato di base che ha condiviso la protesta con le altre organizzazioni, ha denunciato il fatto e dichiara inoltre che «sono stati visti entrare lavoratori di altre aziende che noi riteniamo siano stati utilizzati per svolgere le mansioni dei lavoratori in sciopero».

Le motivazioni dell’azienda riguardanti la cessione sono che «detti servizi non rappresentano una attività caratteristica del processo produttivo televisivo».«Ma a questo punto – si chiede Roberto Crescentini, delegato Fistel Cisl – cosa sarà più definibile come “servizio caratteristico”? Potrà capitare lo stesso alla produzione, al montaggio, ai cameramen». Segnali che non si punti più sugli interni, ma che si preferisca affidarsi a semplici precari sottocosto, arrivano ormai da tempo.

Incombe la minaccia di un futuro sempre più incerto che si diffonde in tutta l’azienda. I parrucchieri raccontano di come i lavoratori interni vengano utilizzati sempre meno e sostituiti con alcuni esperti d’ immagine a 700 euro al giorno, per quanto riguarda le grandi star, oppure con giovani impiegati presso Srl o cooperative che guadagnano 6 euro l’ora.

Il ciclone sta già facendo sentire i propri effetti sul palinsesto di canale 5 in cui la protesta ha raccolto l’ adesione di numerosi giornalisti e presentatori forse costretti, d’ ora in poi, ad alzarsi prima la mattina per sistemarsi ed imbellettarsi autonomamente.

Si punta, quindi, sempre di più sul povero precario sottopagato. Ma alla fine questo è giusto, io giovane lavoratore padre o madre di famiglia non sono autorizzato a crearmi un progetto di vita perché «questo non è un paese in cui tutto è dovuto», come risponde il ministro Castelli ad una giovane precaria ad Annozero il 7 gennaio 2010, ma basta «avere un po’ di spirito positivo» e si risolve tutto. Quindi precari di tutta Italia sorridete non abbiate paura!

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