Siria / La ferocia del regime e le riforme di facciata


Le autorità siriane hanno annunciato l’approvazione di tre progetti di legge per abrogare la legge sull’emergenza. Ma per manifestare occorrerà l’autorizzazione del ministro dell’interno.

20 aprile 2011 - 21:23

M.I. da Nena News

Damasco, 20 aprile 2011, Nena News – L’agenzia di stampa ufficiale SANA ha pubblicato martedì sul suo sito la seguente notizia: “il governo ha approvato decreti legislativi per cancellare la legge d’emergenza, per cancellare la corte suprema di sicurezza ed un provvedimento per regolare le proteste pacifiche”.

L’annuncio dell’approvazione di progetti di legge per abrogare la legge d’emergenza, adottata l’8 Marzo 1963 quando il partito Baath ha preso il potere dopo un periodo d’instabilita’ e colpi di stato, rimasta in vigore per 48 anni, che permette arresti arbitrari senza accusa, proibisce assembramenti pubblici e permette limitazioni della liberta’ civili, rappresenta un evento estremamente significativo dal punto di vista politica, una chiara concessione alle richieste delle proteste di queste settimane.

Ma “il diavolo e’ nei dettagli”, come dice un proverbio inglese. Secondo Wissam Tarif, la cancellazione della legge d’emergenza non e’ sufficiente senza la cancellazione del decreto legge n.64 del 30 settembre 2008 che garantisce impunita’ alle forze dell’ordine.

La corte suprema di sicurezza era la corte responsabile per giudicare i prigionieri accusati di reati d’opinione.

Il terzo provvedimento riguarda la regolamentazione di proteste pacifiche, dove il termine a cui prestare attenzione e’ l’aggettivo “pacifiche”, per le quali e’ in ogni caso necessario ottenere un autorizzazione del Ministero dell’Interno.

É stato approvato il decreto che riconosce e garantisce il diritto di manifestazione pacifica descritto come ‘diritto umano fondamentale garantito dalla costituzione della Repubblica Araba Siriana’. Al tempo stesso però questo diritto fondamentale per essere esercitato necessita di un previo permesso accordato dal Ministero dell’Interno.Alcuni commentatori fanno notare che l’adozione di questi provvedimenti segue l’annuncio contenuto nel discorso del presidente Bashar Al-Assad, dove egli avvertiva che “una volta che questo pacchetto di leggi sia adottato, non ci sara’ piu’ necessita’ di organizzare manifestazioni in Siria. Sara’ richiesto al Ministro dell’Interno di implementare queste leggi rigorosamente e di non tollerare alcun atto di sabotaggio. Con queste leggi abbiamo segnato una linea di distinzione tra le riforme ed il sabotaggio”.

Il Ministro dell’Interno ha dichiarato che esiste il pericolo di un’insurrezione armata fomentata da gruppi salafiti, in particolare ad Homs e Banyas, ed ha intimato ai cittadini di non partecipare ad alcuna manifestazione di qualsiasi tipo per permettere alle forze dell’ordine di espletare il proprio dovere.

Alcuni attivisti fatto notare che la legislazione d’emergenza potrebbe essere re-introdotta per rispondere all’insurrezione.

SANA annuncia la notizia dell’uccisione, da parte bande armate, in un agguato avvenuto domenica, del generale Khodir al-Talawi insieme con due figli e due nipoti ad Homs i cui corpi sono stati mutilati.

Alcuni commentatori fanno notare che alcune delle notizie degli ultimi giorni pubblicati da SANA, come quella del sequestro del convoglio d’armi proveniente dall’Iraq e dell’uccisione di un altro militare domenica nel villaggio di Talbisieh, vicino Homs, sempre ad opera di bande armate, potrebbero servire a preparare il terreno per una repressione ancora piu’ violenta contro le proteste, considerate d’ora in avanti atti di sabotaggio.

“Continuano con la strategia riforme e repressione” commenta Seleucid, uno studente siriano, su twitter.

Homs, terza città del paese e importante centro industriale, è stata teatro delle repressioni del regime di Damasco sia domenica che lunedì in serata, quando migliaia di manifestanti si sono radunati in un sit-in nella piazza centrale dell’orologio, rinominata “Tahrir Square”, chiedendo la fine del regime, la liberazione dei prigionieri politici e l’abrogazione delle legge d’emergenza. L’esercito avrebbe circondato la città chiudendone tutte le vie d’accesso e avrebbe aperto il fuoco sui manifestanti, sparando anche gas lacrimogeni. Secondo le organizzazioni di attivisti, sarebbe stato impedito alle ambulanze e ai medici di prestare soccorso alle vittime e ai feriti; inoltre molti feriti non si recherebbero negli ospedali per avere le cure necessarie, per timore di essere arrestati o identificati dalle forze di sicurezza siriane. Nena News

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