Reggio Emilia, non viene prorogato il divieto di manifestare


Aq16: «Vittoria costruito attraverso la pratica del conflitto». Movimenti in piazza già il primo maggio (h14 stazione ffss), contro la «precarietà della vita e i nessi che legano lavoro casa cittadinanza e diritti»

28 aprile 2010 - 13:16

Reggio Emilia non segue l’esempio di Bologna, dove lo scorso ottobre la giunta Delbono ha reiterato per un anno il rigido provvedimento applicativo della Direttiva Maroni emanata a febbraio 2009 a seguito delle polemiche scaturite per le dimostrazioni delle comunità arabe contro l’operazione Piombo Fuso delle forze armate Israeliane sulla striscia di Gaza, dimostrazioni conclusasi a Bologna e a Milano con preghiere di massa in piazza.

Nessuna proroga dunque per la misura varata un un anno fa dal sindaco reggiano Graziano Delrio, che impediva le manifestazioni in tutto il centro storico dalle ore 14.00 del sabato alle 24.00 della domenica.

> Di seguito il comunicato del Lab Aq16:

Apprendiamo con gioia la decisione del prefetto di non prorogare l’ordinanza che vietava le manifestazioni nel centro storico nei week end, un’ordinanza del sindaco Delrio emessa giusto un anno fa sull’onda del pacchetto sicurezza Maroni. La ritenevamo ingiusta allora e la riteniamo ingiusta oggi come tutte le leggi che stanno all’interno del decreto sicurezza, un decreto limitativo delle libertà individuali e collettive volto unicamente a reprimere gli ultimi, migranti e giovani più di tutti, con particolare propensione a limitare l’agibilità dei movimenti sociali che si battono contro il sistema dominante creato ad arte sulle paure della gente.

La cancellazione dell’ordinanza è una vittoria vera, reale costruita attraverso la pratica del conflitto con mesi di mobilitazioni continue, manifestazioni, presidi, dibattiti e assemblee. Centinaia di persone che hanno posto le loro idee e i loro corpi per costruire un’idea di città diversa, aperta solidale e libera da paure e restrizioni. Centinaia di persone che al grido di “io non ho paura” hanno invaso le piazze del centro storico e le hanno liberate per chiunque volesse far sentire la propria voce all’interno della “polis”, il centro nevralgico delle decisioni che riguardano la città intera e tutta la sua popolazione, vecchi e nuovi cittadini migranti, con o senza permesso di soggiorno.

Una vittoria importante che dà un primo freno all’ondata restrittiva in atto nel paese, fondamentale per la continuità del percorso di liberazione intrapreso dalle soggettività che lottano e non vogliono rimanere inerti rispetto a ciò che gli succede attorno.

Si tratta solo del primo passo di una battaglia che ci vede impegnati in prima linea contro il decreto sicurezza, tutto ciò che comporta e continuerà a creare durante la sua applicazione, a cominciare dal rapporto tra lavoro, casa e cittadinanza, forse l’aspetto più pesante del decreto e la battaglia più importante. Non è infatti possibile che la cittadinanza e quindi i diritti primari siano legati a doppio filo dall’avere o meno un lavoro e una casa, questo vale per tutti: perché se per un migrante il nesso è lavoro-permesso di soggiorno-casa-diritti (un circolo vizioso che non si comprende dove comincia e dove finisce) per gli italiani è lavoro-casa-residenza-diritti, dove l’unica discriminante è l’essere nati in Italia e non dover possedere (per ora) un permesso scritto.

Non ci interessa chi è nato e dove, vogliamo che chiunque viva nei nostri territori abbia piena cittadinanza e accesso a tutti i diritti fondamentali, casa, salute, istruzione e reddito in particolare. Continueremo a dare battaglia perché in un momento come questo di crisi economica, politica e sociale non lasceremo spazio alle pulsioni più pericolose dell’essere umano, in primis il razzismo e la xenofobia cavalli di battaglia del governo e in particolare della Lega Nord che tanti danni sta portando nei nostri territori. Rilanceremo percorsi di partecipazione attiva in difesa dei diritti, di creazione del “comune” da contrapporre all’individualismo dominante, di disobbedienza a leggi ingiuste come la Bossi-Fini e il decreto sicurezza Maroni.

Per continuare a costruire una società libera invitiamo tutti e tutte a partecipare al corteo indipendente del 1 maggio (meeting point h 14.00 stazione ffss di Reggio Emilia) che mette al centro delle rivendicazioni la lotta alla precarietà della vita e i nessi che legano lavoro casa cittadinanza e diritti.

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