Per una mobilitazione nazionale dei migranti e con i migranti, contro il razzismo istituzionale e contro la precarietà


Appello di coordinamenti di migranti, reti antirazziste e comitati primi marzo, entrate in contatto nei terzi stati generali della precarietà, per una campagna territoriali che culmini il 25 giugno

10 giugno 2011 - 15:46

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La clandestinità non è più un reato penale! La Corte di Giustizia europea ha cancellato la possibilità di arresto per i migranti e delle migranti che non lasciano il paese dopo un’espulsione. La circolare Manganelli non dovrebbe esistere più! Il Consiglio di Stato ha di fatto riaperto la questione della sanatoria “truffa” del 2009, segnando una significativa vittoria per il movimento dei migranti che ha lottato per mesi per la regolarizzazione di tutti coloro che avevano fatto domanda. Eppure, il Ministro Maroni ha nuovamente bloccato le pratiche dei migranti colpiti dalla cosiddetta circolare Manganelli, e minaccia anche di reintrodurre il reato di clandestinità per decreto.

Intanto la Bossi-Fini continua a funzionare a causa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dentro la crisi economica. È la schiavitù dei pezzi di carta: avere quel pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno è un percorso a ostacoli tra incertezza e arbitrio. Prima di ottenerlo, passano molti mesi in cui la vita dei migranti è legata al pezzo di carta della ricevuta postale che attesta la richiesta di rinnovo. E il pezzo di carta del permesso di soggiorno lo si può rinnovare solo se in tasca si hanno altri pezzi di carta: un reddito sufficiente che testimoni che si hanno i mezzi per restare. Un pezzo di carta che si compra con altri pezzi di carta, al prezzo dello sfruttamento. Ai migranti è poi chiesta la residenza, ma anche la residenza diventa un pezzo di carta difficile da ottenere se nella crisi si perde la casa, o se la casa non si mai avuta.

Non è solo avere o non avere un permesso di soggiorno a determinare la precarietà migrante. Difficoltà burocratiche, tempi di attesa, l’intermediazione delle Poste, assenza d’informazioni sicure, brevità dei permessi per ricerca lavoro, validità parziale delle ricevute postali, maltrattamenti, sono tutti elementi che contribuiscono a determinare una condizione di precarietà che dal lavoro si estende a tutta la vita. D’altra parte si tratta di una scelta politica, e lo dimostra il fatto che i permessi di soggiorno per motivi umanitari rilasciato per una parte dei migranti sfollati da Lampedusa sono stati rilasciati dal Governo, dopo un accordo con Poste Italiane e la Zecca di Stato, in pochi giorni e a costo zero. Il punto è che su questa precarietà imposta dall’alto fanno profitti i datori di lavoro e su di essa si fonda anche la gestione della crisi e del welfare: sulle donne migranti impiegate nelle case si scarica il taglio ai servizi sociali; i contributi versati all’INPS da tutti i migranti servono per coprire i buchi, mentre la maggior parte dei migranti questi soldi non li vedrà mai perché la legge rende quasi impossibile un’esistenza regolare.

Il lavoro migrante è stato per anni il laboratorio della precarizzazione e continua a esserlo, perciò questi problemi non riguardano solo i migranti, ma sono parte di un ricatto che si estende a tutti i lavoratori e le lavoratrici: la precarietà è la condizione comune che ci divide, e la prima divisione che viene creata è proprio quella tra migranti e non migranti, tra chi dipende dal razzismo istituzionale per poter accedere ad ogni servizio e chi no, tra regolare e clandestino, tra chi può essere rinchiuso in un CIE e chi no.

Per questo diverse realtà che hanno partecipato agli Stati Generali della precarietà 3.0 lanciano per tutta la seconda metà di giugno una campagna di mobilitazione nazionale articolata sul piano territoriale e che avrà il suo culmine il prossimo 25 giugno. Dopo le recenti e diffuse mobilitazioni sul piano locale sulla vicenda della sanatoria truffa e la gestione dei permessi di soggiorno, la minaccia del ministro degli Interni di reintrodurre il reato di clandestinità per decreto e i gravissimi fatti che riguardano il CIE di Santa Maria Capua Vetere, invitiamo tutte e tutti a manifestare con noi. Puntiamo a una mobilitazione che punti dritto al nodo principale attraverso cui passa il razzismo istituzionale: la gestione dei permessi di soggiorno da parte del Ministero degli Interni attraverso le Questure. Vogliamo una mobilitazione che veda migranti e non migranti insieme, perché lottare contro il razzismo istituzionale significa lottare contro la precarietà di tutte e tutti e dire basta a quei pezzi di carta che pretendono di renderci schiavi!

Nelle diverse iniziative, manifesteremo per:

▪ la regolarizzazione e il rilascio di titolo di viaggio per chi arriva in Italia sprovvisto di passaporto o è presente irregolarmente;

▪ la regolarizzazione dei migranti coinvolti nella sanatoria truffa 2009;

▪ il mantenimento del permesso di soggiorno per chi perde lavoro nella crisi e il prolungamento del permesso per ricerca lavoro;

▪ lo sveltimento delle procedure di rinnovo e di ricongiungimento familiare da parte delle Questure;

▪ il rilascio di permessi la cui data di validità parta dalla consegna e non dal momento della domanda;

▪ il rilascio del certificato di residenza per chi vive in occupazioni o strutture di accoglienza;

▪ la fine della detenzione amministrativa e la chiusura dei CIE.

Facciamo appello a tutte e tutti perché la giornata affermi un cammino comune contro le divisioni imposte dalla precarietà e dal razzismo istituzionale.

Promuovono:

Stati Generali della Precarietà, Associazione Diritti per Tutti Brescia, Immigrati Autorganizzati Milano, Coordinamento migranti Bologna e provincia, Rap-rete di attivazione del pensiero-gruppo inkiesta di Roma, Comitato No Pacchetto Sicurezza Reggio Emilia, Rete Antirazzista Napoletana, Collettivo No Border Napoli, Coordinamento Antirazzista “Chiudiamo il Cie Andolfato”, Movimento lotta per la casa Firenze, Spazio interculturale autogestito Kulanka, Rete Insicuri, Comitato Primo Marzo Roma, Comitato Primo Marzo Napoli, Comitato Primo Marzo Palermo, Comitato Primo Marzo Firenze, Comitato Primo Marzo Modena, Comitato Primo Marzo Imola, Comitato Primo Marzo Bolzano, Comitato Primo Marzo Pordenone, Comitato primo marzo Trieste, Rete Primo Marzo.

Per adesioni sgp.migranti@gmail.com

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