Palestina / Manovre e strategie contro la Freedom Flotilla


Netanyahu starebbe valutando di far arrivare le navi della flottiglia a Gaza dopo ispezioni ad Ashdod.

28 aprile 2011 - 16:09

Gerusalemme, 27 aprile 2011, Nena News – Ad una settimana dalle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Meron Reuben, che ha esortato il Consiglio di Sicurezza a non consentire alla Freedom Flotilla 2 di salpare verso Gaza, affermando che le organizzazioni coinvolte nel convoglio che partirà a metà maggio “avrebbero legami con Hamas e altre organizzazioni terroristiche”, ieri la versione online del quotidiano Ha’aretz informava della possibilità che il governo di Tel Aviv individui nuove strategie in vista della partenza del convoglio.

Si è riunito ieri infatti il gabinetto del Primo Ministro Netanyahu per discutere quali misure adottare in vista dell’arrivo delle oltre 15 navi (tra cui anche l’italiana “Stefano Chiarini”), più di mille persone, che dovrebbero partire a metà del mese prossimo per arrivare nella Striscia di Gaza, nell’anniversario dell’attacco della marina militare israeliana lo scorso 31 maggio, che ha portato all’uccisione di 9 passeggeri della Mavi Marmara e a decine di feriti. Tra le soluzioni ipotizzate nell’articolo apparso ieri ci sarebbe quello di consentire alle navi di raggiungere Gaza, ma solo dopo essere state sottoposte ai controlli da parte di Israele, cioè a ispezioni nel porto di Ashdod o in un altro porto di Israele.

Nonostante sia chiaro che Israele vuole ostacolare la Freedom Flotilla in qualsiasi modo, questa potrebbe essere l’ennesima manovra per mettersi al riparo sia da critiche internazionali che interne; infatti la Commissione Turkel, e cioè la commissione d’inchiesta che per conto del governo israeliano ha indagato sull’assalto alla Mavi Marvara ha si “esonerato i soldati dell’esercito israeliano da ogni responsabilità penale in quanto avrebbero agito in conformità alla legge per autodifesa e per impedire la rimozione del blocco imposto sulla Striscia di Gaza”; ma anche sottolineato che allora il gabinetto non riunì per tempo (solo 5 giorni prima dell’arrivo delle navi) e non individuò soluzioni alternative all’arrembaggio via mare. Così Netanyahu si metterebbe al riparo da qualsiasi critica.

Ma la campagna israeliana va avanti su diversi fronti; da una parte infatti il Ministro degli Esteri Lieberman, partirà giovedì in una visita ufficiale per Cipro e ci si aspetta che anche in quest’occasione faccia pressione sul governo cipriota; su un altro versante alcune agenzie della stampa israeliana stanno dando molto risalto al fatto che la partenza delle navi potrebbe essere posticipata; tra gli organizzatori vi è infatti l’associazione turca IHH e vi potrebbe essere la possibilità (finora non confermata) che la partenza delle navi sia spostata per non interferire con le elezioni turche previste il 12 giugno. Ieri l’agenzia stampa YNET citava generici documenti (non le fonti però) secondo cui dietro il posticipo ci sarebbero le difficoltà della IHH a reclutare gli attivisti, le navi e gli stessi membri dell’equipaggio, perché spaventati dai possibili attacchi della marina israeliana. Nell’articolo online ieri si citavano inoltre anche problemi che la IHH starebbe avendo nel “raccogliere le donazioni previste”.

E’ sempre di ieri la notizia secondo cui Hanin Zoubi, la parlamentare arabo israeliana ha ottenuto dalla Corte Suprema di Giustizia, che la Knesset (il Parlamento israeliano) spieghi e dia conto delle ragioni, per le quali la Zoubi, in seguito alla sua partecipazione alla Freedom Flotilla lo scorso maggio, sia stata privata di tre diritti che spettano a tutti i parlamentari israeliani e cioè il possesso di un passaporto diplomatico, l’assistenza finanziaria per eventuali spese legali e il diritto a recarsi in paesi che non hanno relazioni diplomatiche con Israele. Diritti revocati alla Zoubi che ha fatto appello alla Corte; ora la Knesset dovrà rispondere entro 30 giorni per atti che da più parti e dalla stessa Zoubi sono stati definiti parte integrante “della strategia volta a limitarle attività politiche dei rappresentanti della minoranza araba in Israele.” Quando la deputata scese dalla Mavi Marmara dichiarò nel corso di una conferenza stampa di non aver visto alcun atto di resistenza violenta da parte degli attivisti a bordo. Chiese inoltre che l’inchiesta sull’accaduto decisa dalle Nazioni Unite venisse svolta da una commissione indipendente e non da Israele; e immediatamente diversi esponenti della destra israeliana chiesero il suo e la revoca dell’immunità parlamentare. Nena News

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