Opinioni / “Riforma Profumo, la chimera della meritocrazia”


Ripubblichiamo da Infoaut un commento sulle novità che il ministro del Governo Monti ha in serbo per scuola e università

04 giugno 2012 - 18:42

Ecco che finalmente arriva la Riforma del finora silente (ma mai inattivo) ministro Profumo. L’identikit immaginato conoscendo il personaggio si propone esattamente come da copione. Il ministro si inserisce nel lungo solco delle Riforme del mondo dell’istruzione che da Berlinguer alla Gelmini, da sinistra a destra, hanno preso a colpi d’accetta un già non troppo florido sistema della formazione, ristrutturandolo e plasmandolo sul modello richiesto dal mercato finanziario e di conseguenza da quello del lavoro. La Repubblica che da subito incensa l’operato di Profumo parla di una proposta dal sapore anglosassone, il che ci fa solo pensare ad una puzza di privatizzazioni, università di classe, prestiti d’onore e meritocrazia.

E’ proprio attorno al nodo della meritocrazia che la Riforma del governo dei “tecnici” costruisce la propria forza. Una Riforma sostanzialmente inconsistente dal punto di vista dei fondi (dovrebbe essere a costo zero) e in parte dei contenuti che però mette in atto un altro salto di qualità (questo sì consistente) nella direzione già intrapresa dai governi precedenti. La retorica della meritocrazia annacqua un testo di legge che considera al suo interno altri, ben nascosti punti forti.

Proprio nel momento in cui tutti gli enti preposti al diritto allo studio nelle regioni italiane subiscono tagli, invasioni di campo di fondazioni e privati, irrigidimento dei canoni per accedere a questo diritto, il ministro viene a parlarci di meritocrazia.

Una meritocrazia che consiste in un meccanismo di premialità che dovrebbe andare a toccare, in maniera tra l’altro piuttosto misera, il miglior studente rispettivamente delle scuole superiori o dell’università di appartenenza, alleviando i costi degli studi e permettendo piccoli privilegi nell’usufruizione della “kultura”. Per essere il “miglior studente” però sappiamo bene che bisogna avere i soldi per permettersi gli studi (cosa non da poco), ed essere pienamente in linea con la didattica piatta e vuota delle scuole superiori e ancor più ansiolitica e snervante dell’università esamificio. Lo studente difficilmente rincorrerà la chimera meritocratica dell’essere il “migliore”, specialmente nell’epoca della crisi, dove la scuola e l’università non sono più, a dispetto del ministro, ascensori sociali. Anche qui Profumo interviene con uno spot ambiguo, promettendo incentivi fino al 30% sulle tasse sul reddito per le aziende che assumeranno i “migliori” tratti da una lista composta dal 5% degli studenti di un ateneo servita dalle università on-line. E gli altri? Gli studenti lavoratori? I fuori sede senza borsa di studio? Tutti coloro che non eccelleranno rimarranno nel limbo di quel 95% con un futuro incerto e precario.

Ma il meccanismo della meritocrazia verrà applicato anche ai professori universitari. Profumo assume l’incompatibilità espressa dal movimento No Gelmini con i baroni, vere e proprie piovre di potere all’interno dell’università snaturandolo e utilizzandolo per i suoi scopi. Anche qui i professori “migliori” (in base a quali criteri non è dato saperlo) saranno premiati, e l’università potrà assumere docenti solo dopo averli sottoposti a una commissione composta per lo più da esterni all’ateneo di cui uno straniero, in caso contrario gli verranno decurtati finanziamenti. Un’altra ambiguità sostanziale, dove c’è una sottrazione di potere quanto mai nebulosa ai baroni e un’assunzione di questo potere da parte del ministero, che ovviamente promuoverà i professori migliori in base alle proprie intenzioni politiche ed economiche, cosa che in questa fase storica più che in altre non promette affatto bene. Inoltre sappiamo che tra questi “migliori” molto probabilmente riappariranno sempre le stesse facce del baronato nostrano, intoccabile e ineludibile. Gli studenti continuano a non avere potere decisionale reale sulla propria formazione.

La riforma anglofila di Profumo punta anche su un’internazionalizzazione per adattare ulteriormente il tessuto universitario italiano al mercato internazionale dando incentivi e spingendo per pubblicazioni in inglese al fine di attrarre studenti e professori stranieri.

Certo si può valutare questa come una riforma di aggiustamento (che tra l’altro passerà come decreto), ma sappiamo bene che questa meritocrazia “spinosa” è solo l’ennesima faccia di un modello scolastico ed universitario che mira alla precarizzazione ed alla partecipazione alla fluidità del mondo del lavoro, con buona pace di retoriche di facciata. Il governo dei “tecnici” al posto di quello dei “papponi”, la meritocrazia al posto dei “tagli” (lasciati invariati): solo fumo negli occhi dietro cui si nasconde sostanzialmente lo stesso arrosto, fatto di crisi, austerity, precarietà, debito e classismo. Ma come la maschera del governo Monti è caduta in fretta, il già contestato ministro Profumo non avrà vita facile sotto lo scudo della sua meritocrazia.

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