Opinioni / Perchè partecipare all’Europride [+info pullman]


“La nostra identità non è nazionale”. Contributo sul percorso bolognese di partecipazione all’appuntamento romano scritto per Zic da Renato Busarello.

10 giugno 2011 - 15:06

di Renato Busarello

Tra un ambiguo benvenuto di Alemanno, sindaco della capitale con la celtica al collo, e un’operazione di marketing di Lady Gaga, che promuove il suo nuovo album dall’homepage del sito dedicato, l’11 giugno si terrà a Roma l’Europride 2011, sfilata dell’Orgoglio LGBTIQ (gay, lesbico, bisex, trans, intersex, queer).

Eppure la manifestazione dell’Orgoglio LGBTIQ si celebra attorno al 28 giugno 1969 per ricordare la rivolta di travestite, checche effeminate e lesbiche, innescata allo Stonewall Inn, locale di ritrovo newyorkese. Si ribellavano al controllo mafioso del locale e alla repressione della polizia, che spesso faceva irruzione all’interno, arrestando chiunque indossasse almeno tre indumenti non consoni al proprio genere “di nascita”. A quanto pare, marketizzazione e controllo sono, in forme mutevoli, al centro delle pratiche di normalizzazione dei corpi e delle sessualità considerate eccedenti, ma la capacità di sovvertirle deve essere sempre ricostruita da capo…
E noi ci saremo! Al di là dei proclami di “unità a sinistra” con associazioni storiche quali il Mario Mieli e Arcigay – “tacchi rotti, eppur bisogna andar!”, ci incitano le trans del MIT- la partecipazione bolognese non sarà casuale: da almeno sei mesi è partito un percorso di mobilitazioni, feste di autofinanziamento, happening, piazze tematiche, che ha portato la galassia dei gruppi di movimento lgbtiq e femministi gravitanti a Bologna a costruire le forme e i contenuti della nostra presenza al Pride, oltre che a autofinanziare un carro con sorpresa e ben quattro autobus [info].

Una nuova generazione di attivisti/e – da TO/Let a Let’s Queer, Made in Woman, dal gruppo del Barattolo alle Mujeres Libres – si è messa in rete con i collettivi e associazioni di movimento quali Fuoricampo Lesbian Group, MIT, antagonismogay, Frangette estreme, Laboratorio smaschieramenti, Facciamo Breccia Bologna….attraversando anche momenti politici significativi: la mobilitazione per Atlantide, sotto minaccia di sgombero; la terza edizione della Stranabologna, che nella giornata internazionale contro l’omofobia ha riaffermato il rifiuto di trans, lesbiche, gay e queer di essere riconosciute come vittime da proteggere e da usare contro le culture altre, alle quali è naturalmente attribuita l’omofobia; lo sciopero precario del 6 maggio dove ci siamo riconosciute/i nella richiesta di reddito di autodeterminazione.

Gente che non va in piazza una volta l’anno a fare la sfilata, le barattolesse, e che anche al Pride porterà in piazza queste intersezioni tra le lotte queer e quelle di immigrati/e, precari/e, studenti/esse, operai/e assieme alle tematiche referendarie e all’opposizione alle politiche razziste e neoliberiste governative.

Ovvia quindi la nostra collocazione nello spezzone di movimento, circa a metà corteo del Pride, aperto dai gruppi lesbo-femministi separatisti, seguiti da Facciamo Breccia, dal nostro carro e da Orgogliosamente LGBTIQ.. e al quale invitiamo tutti/e a partecipare.

Non chiediamo una cittadinanza di status per coppie bianche benestanti, ma cittadinanza reale e diritti e reddito e dignità e….per tutti/e; lottiamo per i beni comuni; contro il nucleare e la famiglia (mono)nucleare.

E soprattutto, vista la dimensione Europea del Pride, all’Europa che si presenta come faro di civiltà e antidiscriminazione e modello delle democrazie sessuali, chiediamo conto delle politiche dei respingimenti, della militarizzazione dei confini, dei CIE…

Quanto all’Italia, stretta tra la Lega e il Vaticano, non può certo farsi passare per una democrazia sessuale: siamo sicuri che la “civiltà sia un prodotto tipico nostrano”, come recita uno dei cartelloni della campagna pro-europride? Lo scontro di civiltà e il fardello dell’uomo bianco non ci interessano e non permetteremo che il riconoscimento parziale di alcuni diritti a donne e lgbtiq sia strumentalizzato in funzione anti- immigrati e antislamica.

“La mia identità non è nazionale” reciterà lo striscione di apertura dello spezzone di movimento, ovvero: la queer nation non ha confini, né soglie differenziali e privilegiate di accesso.

E che l’eco delle rivolte sulle sponde del mediterraneo sia con tutti/e noi!

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