NoTav, appello dalla Valsusa verso il 15 ottobre


” Come la Val Susa non può vincere senza l’Italia – e un’Italia migliore non può nascere senza la vittoria della Val di Susa – così i ragazzi spagnoli non possono
vincere senza l’Europa”

08 ottobre 2011 - 16:41

> Il comunicato:

Verso il 15 ottobre. Val Susa chiama Italia

Scriviamo queste righe dalle nostre montagne, sperando che dalle Alpi
possano arrivare a tutto lo stivale, da Cortina a Lampedusa. La nostra
valle vive un momento di lotta intensa, di resistenza: ogni giorno è qui,
ormai, un giorno decisivo. Dai nostri presidi, dalle nostre baite, dai
nostri paesi, dalle strade e dai sentieri che li collegano, attorno al
fortino militarizzato creato dal governo a difesa del non-cantiere
dell’Alta Velocità, stiamo resistendo. Ed è da resistenti che ci
rivolgiamo a voi, che ci rivolgiamo all’Italia. La lotta No Tav è una
lotta per la difesa della salute e del territorio, ma non solo: è una
lotta contro la consegna della ricchezza prodotta collettivamente, in
tutto il paese, nelle mani di pochi. È una battaglia contro l’alleanza
strategica tra stato e mafia, ma è anche l’idea di un mondo diverso,
costruito insieme attraverso nuove pratiche di decisione dal basso. È un
movimento in difesa della nostra valle, che amiamo ora come non avevamo
mai amato, ma è anzitutto un grido che si leva da un luogo nel mondo,
rivolto a tutto il mondo.

Il 15 ottobre, in Europa e non solo, migliaia di persone risponderanno
all’appello che giunge dagli indignados spagnoli: da coloro che, a partire
dal marzo scorso, hanno deciso di trasformare, a modo loro, la vita
politica del loro paese. Persone comuni – non eroi! – proprio come noi e
voi, che hanno invaso le piazze delle loro città, parlando alla Spagna
della società che vorrebbero costruire, sulle ceneri della classe politica
che governa il loro paese. Come la Val Susa non può vincere senza l’Italia
– e, lo diciamo con convinzione, un’Italia migliore non può nascere senza
la vittoria della Val di Susa – così i ragazzi spagnoli non possono
vincere senza l’Europa. Che cosa vogliono? Una politica e un’economia al
servizio di tutte e tutti, il rispetto per l’essere umano e per
l’ambiente, la morte definitiva dell’accentramento del potere mediatico,
dell’abuso sistematico di quello politico, della corruzione, del
commissariamento globale da parte della grande finanza. Ogni volta che
ripetiamo questi stessi, identici concetti nelle nostre assemblee
popolari, ogni volta che li gridiamo lungo le vigne o sotto le reti della
militarizzazione, sentiamo di portare avanti una lotta che è la loro
stessa; ma è la stessa degli studenti greci e tunisini, dei ragazzi che
vengono arrestati sul ponte di Brooklyn e di quelli che cambiano la storia
in piazza Tahirir.

Allora che aspettiamo? Il tiranno che ci governa è a Roma! A Roma è il
mandante politico dell’invasione militare della Valle, a Roma è il
mandante politico del Tav: decrepito, vergognoso e trasversale, proprio
come in Spagna, proprio come in Grecia. A Roma sono i palazzi che hanno
partorito una manovra di assassinio di due o tre generazioni, e mentre con
una mano rapinano gli italiani di 20 miliardi di euro, con l’altra firmano
gli accordi con la Francia per regalarne 22 al malaffare, distruggendo con
il Tav le nostre vite e la nostra vallata. Mentre già discutono la
necessità di una manovra bis per attaccare ancora più a fondo, in nome dei
diktat della BCE, la società italiana, spendono 90.000 euro al giorno per
gasarci al CS e reprimere in ogni forma il nostro dissenso, per la sola
colpa di esserci ribellati al loro decennale strapotere. Questo è ormai la
Val di Susa, del resto: un pericoloso esempio per tutte e tutti, da
sradicare con la forza. Cosa aspettate? Cosa aspettiamo? Se vogliamo un
futuro, un futuro qualsiasi, non abbiamo scelta: dobbiamo sfidare la casta
– tutta la casta! – e dobbiamo vincere. A Roma ci saremo per sentire
ancora il vostro abbraccio, dopo mesi difficili in cui abbiamo sofferto,
ma anche sognato; e tra i nostri sogni ci sarà sempre quello in cui vi
vediamo marciare fin sotto i palazzi del potere, e lanciare tutti insieme
il grido che arriva, forte e chiaro, dalla Spagna: Que se vayan todos!

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