Migranti tunisini in Regione per rivendicare diritti e dignità


Presidio in viale Aldo Moro, insieme agli attivisti di Tpo e Sadir. Il comunicato del centro sociale: “Ancora una volta dalle istituzioni arrivano mezze risposte”.

10 maggio 2011 - 21:15

Piano di accoglienza della Protezione Civile: oggi profughi e domani clandestini!

I migranti tunisini chiedono diritti e dignità.

Oggi pomeriggio circa una trentina di profughi tunisini assieme a una ventina di attivisti del Tpo e Sadir ha fatto irruzione nella sede della Regione Emilia Romagna per chiedere un incontro immediato con il presidente della Regione Vasco Errani e chiedere chiarimenti e risposte in merito al piano di accoglienza appena siglato delle Regioni. Molti dei ragazzi migranti in questi giorni arrivati a Bologna non hanno trovato nessun tipo di assistenza e dormivano per strada.

In seguito al presidio una delegazione ha incontrato Paola Gazzolo, assessore Sicurezza territoriale, difesa del suolo e della costa che è la responsabile in Regione per la Protezioni Civile, la quale si è detta disponile a ricevere una lista di nominativi di chi è ad oggi sprovvisto di accoglienza per valutare in tempi brevi la sistemazoine in strutture adibite ad ospitarli.

Ancora una volta dalle istituzioni arrivano mezze risposte e nessun piano per dare una prospettiva di inserimento reale dei migranti nei nostri territori.

A poche settimane dalle rivolte del Nord Africa e dall´inizio della guerra in Libia, centinaia di profughi sbarcano sulle coste italiane dopo aver affrontato un viaggio che ha messo in pericolo la loro vita. Ventimila persone si trasformano in un problema di grave ordine pubblico (laddove al confine tra Libia e Tunisia ne abbiamo viste transitare 300.000), in un contesto di emergenza creato ad arte dal governo. Lampedusa viene trasformata in una prigione a cielo aperto e lo stato di emergenza viene sancito da un decreto con cui si affidano tutte le competenze di accoglienza alla Protezione Civile. Di ciò che rimaneva del diritto d´asilo e delle norme comunitarie sugli standard minimi della protezione e dell’accoglienza nessuna traccia: i migranti sono deportati in massa in centri di confinamento allestiti in tutta urgenza, strutture come tendopoli e caserme presidiate e sorvegliate, spesso sigillate, dove i fondamentali diritti vengono calpestati insieme alla dignità.

In questo contesto di arbitrarietà e deroga alle norme ordinarie in materia di asilo, tra le dichiarazioni folli dei politici leghisti che non esitano ad agitare lo spauracchio del terrrorismo islamico e ad invocare la necessità di difendersi contro i migranti tunisini anche sparando, il Presidente della Regione Errani, a capo della Conferenza delle Regioni, sigla con il Governo Berlusconi l’accordo per la distribuzione di 50mila profughi nel territorio nazionale. E’ il Piano di Accoglienza che, mentre l’Italia è impegnata nelle operazioni di bombardamento al confine con la Tunisia, promette solidarietà ed accoglienza ai tunisini arrivati prima del 5 aprile (mentre a partire dal 6 tutti respinti ed espulsi).

Tra conferenze stampa e cabine di regia, tutta l’operazione (per cui il Governo ha promesso 100 milioni di euro!) viene affidata alla Protezione Civile, suggellando il passaggio dell’accoglienza da materia sociale a materia di “catastrofe”. I migranti ricevono un permesso per motivi umanitari della durata di sei mesi, ma diventa subito chiaro che si tratta di un pezzo di carta che risponde all’esigenza di farne defluire il più possibile verso la Francia: un permesso di soggiorno usa e getta, zero diritti e zero prospettive per il suo titolare.

Sono solo 200 finora i “beneficiari” del Piano Accoglienza nella nostra regione. Per loro un posto letto ed un piatto di pasta: di mediazione interculturale, orientamento ai servizi, insegnamento della lingua italiana e percorsi di inserimento lavorativo neanche l’ombra.

Ma guardiamo la situazione a Bologna. Sono decine e decine i ragazzi tunisini che pur avendo il permesso di soggiorno per protezione temporanea dormono per strada, nei giardini, in stazione. Sono esclusi dal Piano di Accoglienza, nonostante la Regione avesse dichiarato che poteva accoglierne circa 4mila. Ma non ne facciamo un problema di numeri, è invece un problema di obiettivi, su cui chiediamo alla Regione Emilia Romagna un confronto.

Quali sono le prospettive di un’accoglienza progettata in questo modo? Che tipo di percorsi di integrazione può sviluppare una persona che dorme per strada e il cui tempo è tutto impegnato nella sopravvivenza? Che tipo di integrazione hanno in mente alla Cabina di regia se ragazzi di 20 anni che cercano qui un futuro vengono trasformati in marginali, in senza fissa dimora che si sfamano alle mense dei poveri?

E’ irresponsabile pensare che il futuro delle nostre città sia slegato dal futuro di centinaia di persone che ogni giorno la attraversano e vi cercano una possibilità di crescita e di inserimento, continuamente ostacolata da norme che legittimano lo sfruttamento e la violazione dei diritti come la legge Bossi-Fini. E’ ancora una volta sconsolante vedere che anche le amministrazioni di centro sinistra sono pronte a legittimare baracconi straordinari i cui risultati sono solamente nuova esclusione, nuova devianza e nuova clandestinità, anziché pretendere che i soldi siano investiti invece nei sistemi ordinari e strutturati di accoglienza ed integrazione, che si implementino politiche per il Welfare e e per ‘Integrazione o sistemi come lo SPRAR.

Allarme? Emergenza? Si certo! Allarme verso i risultati che questo Piano di Accoglienza sta producendo ed emergenza per le vittime che sta facendo. Se non si interviene subito, tutto quello che rimarrà del macchinoso Piano coordinato dalla Protezione Civile non saranno le buone prassi o nuovi concittadini, ma migliaia e migliaia di nuovi clandestini, mentre il business della criminalità e dello sfruttamento lavorativo si sta già sfregando le mani!

Per questo chiediamo che la Regione Emilia Romagna, alla guida della Cabina di regia regionale e della Conferenza delle Regioni si attivi immediatamente affinché:

* la competenza del Piano di Accoglienza passi dalla Protezione Civile alle Politiche Sociali

* vengano immediatamente individuate soluzioni abitative per tutti i titolari di permesso di soggiorno ai sensi dell’art. 20 del Testo Unico sull’Immigrazione, che comprendano un regolare accesso ai pasti, anche con soluzioni di self-catering

* i titolari del permesso di soggiorno vengano immediatamente iscritti al Servizio Sanitario Nazionale alla pari dei cittadini stranieri regolarmente soggiornanti (oggi hanno un’iscrizione temporanea che complica e limita l’accesso alle cure mediche)

* siano immediatamente implementati percorsi reali di integrazione per creare le condizioni per la conversione del permesso temporaneo,

* sia immediatamanete valutata la possibilità di prorogare di sei mesi la validità dei permessi temporanei cosè ché i migranti abbiano più tempo per raggiungere la propria autonomia

* tutti gli interventi previsti per i richiedenti asilo provenienti dalla Libia siano coordinati dal Servizio Centrale Asilo anziché dalla Protezione Civile e sia preso come modello di accoglienza, da implementare, il Sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti Asilo.

In altre parole, siamo insieme ai ragazzi tunisini nel pretendere diritto al futuro e rispetto della dignità contro chi li vuole precari e senza diritti, futuri clandestini da sfruttare e contro i quali lanciare nuove campagne per la sicurezza e la legalità.

Accoglienza e dignità per tutti! Welcome, indietro non si torna!

Centro sociale TPO

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati