Marocco / 20 Febbraio: marcia per la libertà e i diritti


Il Marocco si prepara a vivere il suo V Day, sull’onda delle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, delle rivolte in Algeria, Yemen e, ultime “arrivate”, Bahrain e Libia.

18 febbraio 2011 - 17:14

In anteprima sul prossimo numero di Umanità Nova, che ringraziamo.

Il movimento dei giovani per la libertà (Free Mouvement of Young Moroccans, vedi comunicato sotto) ha lanciato per la giornata di Domenica 20 Febbraio un appello alla mobilitazione in tutte le città del Paese, per chiedere riforme costituzionali, fine del giogo della monarchia sull’economia del Paese e giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza. Con le parole del “padre di tutte le rivoluzioni”, Robespierre: “Quando il governo vìola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo stesso il più sacro e indispensabile dei doveri”. All’appello hanno risposto diverse associazioni per i diritti umani, sindacati e partiti d’opposizione della sinistra “storica”, islamisti (1), giornalisti indipendenti. Una delle maggiori organizzazioni dell’intera Africa, l’Associazione Marocchina dei Diritti Umani ha emanato un comunicato (traduzione italiana in coda all’articolo) in cui sottolinea la richiesta di riforme costituzionali nell’ottica della creazione di uno Stato di diritto e per la creazione di una “società della dignità e della cittadinanza”, invitando le diverse reti e organizzazioni sociali (disoccupati, donne, sindacati, coordinamenti contro il caro-vita) a “concretizzare e dare forza all’azione unitaria”.

I legami e la storia dell’immigrazione marocchina fanno la loro parte: una grande manifestazione, con la partecipazione di più di 40 organizzazioni e associazioni di vario tipo, è prevista a Parigi in contemporanea con la marcia del 20 Febbraio; un’altra manifestazione si terrà lo stesso giorno anche a Lille (Francia).

Il Regno di Re Mohammed VI è ufficialmente una monarchia costituzione in cui il potere è saldamente detenuto dalla famiglia reale che nomina direttamente i wali, governatori delle 16 Regioni in cui è suddiviso il Paese; le imprese chiave dell’economia sono tutte in mano alla monarchia reggente e i diritti dei cittadini sono di fatto negati da uno effettivo Stato di polizia, come riconosciuto dallo stesso Re durante il suo discorso di insediamento, auspicandone un superamento.

E proprio con quest’ultima arma il regime tenta già di colpire la nascente “rivoluzione dei papaveri”: sull’account Facebook del Movimento 20 Febbraio, i giovani promotori della mobilitazione denunciano in questi giorni già diverse aggressioni da parte della Polizia marocchina a militanti del movimento: un fermato durante un volantinaggio a Casablanca sarebbe stato picchiato in caserma; a Fez, una giovane militante è stata inseguita e picchiata in un vicolo da alcuni poliziotti scesi da una camionetta nei pressi dell’ambasciata francese.

d.g.

> I comunicati


Free Mouvement of Youngs Moroccans

Messaggio facebook

Cari amici, i tempi sono seri e siamo al crocevia. Gli eventi recenti in Tunisia e in Egitto sono un esempio che ci deve ispirare. Perché questi due Paesi, che sono nostri fratelli, hanno detto NO, NO all’ingiustizia NO alla corruzione NO alla repressione NO alla tirannia…

Essi hanno espresso le loro richieste forte e chiaro, hanno guidato una rivoluzione che portava un messaggio universale! Un messaggio di valori di libertà, dignità e milioni di cittadini hanno collettivamente espresso il loro forte desiderio di essere liberi dalla tirannia ed è stato con il sangue dei martiri che essi hanno cambiato il corso della Storia!

Robespierre, padre francese della rivoluzione disse: “Quando il governo vìola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo stesso il più sacro e indispensabile dei doveri”

E’ tempo per il popolo marocchino di riscrivere la sua propria storia, e non c’è alcun dubbio che la monarchia dovrà fare diverse concessioni se vorrà esserne parte

In nome del popolo marocchino, noi esprimiamo i seguenti appelli:

1- Lo sviluppo di una nuova costituzione che dia meno potere al re, che rafforzi le istituzioni e che stabilisca una vera monarchia costituzionale.

2- La fine della stretta sull’economia del paese da parte del re, effettuata attraverso compagnie private che la controllano nella sua gran parte.

3- La piena libertà di espressione.

4- Il diritto del popolo marocchino di conoscere le origini dell’immensa fortuna del re.

5- Assicurare uno sviluppo economico equo e una giusta distribuzione della ricchezza.

by Amine Alaoui(Free Movement of Young Morocco)

Profilo Facebook del Movimento 20 Febbraio (arabo+francese)

Comunicato dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani (AMDH)

Dopo il successo delle due rivoluzioni popolari e pacifiche in Tunisia e in Egitto, L’Associazione Marocchina dei Diritti dell’Uomo chiama le forze democratiche a marciare, unite, per l’instaurazione di una costituzione democratica, uno stato di diritto e una società di dignità e di cittadinanza, e invita alla partecipazione ai movimenti militanti del 20 Febbraio 2011.

L’ufficio centrale dell’Associazione Marocchina dei Diritti dell’Uomo (AMDH) si felicita con il popolo egiziano per la vittoria sul dispotismo dopo immensi sacrifici. L’ufficio centrale gioisce del successo delle due rivoluzioni popolari e pacifiche in Tunisia e Egitto, considerando che questa riuscita apra la via alla speranza di costruzione di uno stato di diritto, ad una società di dignità e di cittadinanza e al predominio dei diritti umani, non solo a livello di questi due Paesi, ma su una scala più larga. E’ l’inizio di una nuova era ed una fonte d’inspirazione per i popoli di ogni orizzonte soprattutto nel mondo arabo che aspirano alla libertà, alla dignità, alla democrazia, alla giustizia sociale e ai diritti umani.

Qui in Marocco, le masse popolari e le loro forze democratiche e, alla sua testa, il movimento per i diritti umani hanno seguito con grande interesse l’evoluzione delle due rivoluzioni popolari pacifiche, hanno simpatizzato e gioito per i loro successi.

Una grande parte dei democratici, soprattutto i giovani, aspirano ora a dei cambiamenti in Marocco visto che la situazione, salvo alcune differenze che si possono registrare sui dettagli e le apparenze, non si discosta, nel profondo, dalla situazione tunisina o egiziana: dispotismo politico, parlamento con attribuzioni legislative e di controllo deboli e spogli di qualsiasi legittimità democratica, governo a potere esecutivo limitato, gravi e continue violazioni dei diritti umani e attacchi alle libertà, proseguimento delle sparizioni, detenzioni politiche, tortura e processi iniqui, degradazione delle condizioni di prigionia, debole indipendenza e competenza della giustizia, discriminazione verso le donne in tutti i campi possibili.

Sul piano economico, sociale e culturale, il regime capitalista feudo e integrato, in una posizione di debolezza, alla mondializzazione liberale selvaggia si caratterizza per il monopolio delle ricchezze da parte di una minoranza e per la generalizzazione della prevaricazione e del saccheggio delle riserve pubbliche; questa situazione ha portato alla violazione flagrante dei diritti economici, sociali e culturali di una larga frangia di cittadini e cittadine: propagazione della disoccupazione e della povertà, violazione sistematica dei diritti dei lavoratori compresi quelli garantiti dalla legge, violazione delle libertà sindacali, del diritto all’insegnamento, alla sanità, alla protezione sociale, a un alloggio decente e una vita degna (queste violazioni risultano in particolare dall’aumento continuo dei prezzi e dal congelamento dei redditi); le violazioni concernono ugualmente i diritti culturali (compresa la marginalizzazione della lingua e della cultura amazighe) e l’attacco ai diritti dell’infanzia, degli anziani, degli handicappati e dei migranti.

Il Marocco non costituisce, in fondo, un’eccezione nel mondo arabo poiché le politiche messe in campo non sono riuscite a migliorare la situazione dei diritti umani; che riguardi l’istanza “equità” o “riconciliazione” (le cui raccomandazioni relative alle riforme sono rimaste lettera morta), o l’iniziativa nazionale per lo sviluppo umano, o il codice della famiglia, o i differenti “rounds” del dialogo sociale, o ancora le iniziative e i programmi relativi alla riforma della giustizia, per tutto ciò una larga fetta della società marocchina, soprattutto in seguito al successo delle rivoluzioni tunisina ed egiziana, aspira ad un cambiamento democratico e ad una vita degna, cosa che suppone una risposta positiva alle rivendicazioni che l’AMDH non ha smesso di formulare dalle sue piattaforme rivendicative; tra queste

– l’instaurazione di una costituzione democratica sia a livello della sua elaborazione che del contenuto che nelle modalità della sua adozione; questa costituzione dovrà riconoscere la sovranità del popolo e la separazione dei poteri e garantire i diritti umani per tutti e tutte;

– Costruzione delle fondamenta di uno stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sotto tutti i piani (politico, economico e sociale);

– Consacrazione di una società di cittadini e cittadine liberi/e che godano di tutti i loro diritti universali come base di garanzia della loro dignità.

Al fine di realizzare queste rivendicazioni fondamentali, l’AMDH chiama all’unità di azione di tutte le forze che riconoscono i diritti umani sulla base delle convenzioni internazionali dei diritti umani universali e sulla base di un programma d’azione comune. L’AMDH lancia anche un appello a tutte le forze democratiche in vista di coordinare le loro azioni sulla base di un programma democratico avente come obiettivo l’instaurazione di una costituzione democratica, uno stato di diritto e una società della dignità e della cittadinanza.

Per mettere le radici dell’azione unitaria, l’AMDH chiama a concretizzare e dare forza all’azione unitaria e al lavoro delle reti nelle istanze seguenti:

– I coordinamenti contro il caro-vita e la difesa dei servizi pubblici, come quadro di lotta sociale avente per obiettivo la difesa collettiva dei diritti economici, sociali e culturali

– Il quadro di coordinamento per la difesa delle libertà

– La rete democratica marocchina di solidarietà con i popoli

– Le reti di difesa dei diritti delle donne

– Il coordinamento tra i sindacati operai

L’ufficio centrale dichiara infine:

– La disposizione dell’AMDH a partecipare a tutte le iniziative militanti legali che cerano di instaurare la democrazia e i diritti umani nel nostro Paese e a promuovere le fondamenta di una vita degna per tutti i cittadini e le cittadine

– La partecipazione dell’AMDH, sia a livello centrale che ai livelli delle sezioni e dei suoi militanti e soprattutto dei giovani, ai sit-in collettivi che saranno organizzati il 20 Febbraio prossimo in diverse città grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani che aspirano alla dignità, alla libertà, alla democrazia ed alla giustizia sociale.

L’Ufficio Centrale

Rabat, 15/2/2011

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