Libia / Tra orrore e speranza


Supera il migliaio il bilancio dei morti, Gheddafi ammonisce «Non abbiamo ancora usato la forza, ma presto lo faremo». Ma di fatto non controlla più il paese

23 febbraio 2011 - 12:14

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

La Libia rimane ancora sospesa fra l’orrore delle centinaia – se non migliaia – di vittime di queste ore e la speranza di potersi liberare da un regime quarantennale.

Fra questi due tragici estremi c’è la cronaca quotidiana che parla oggi di mille morti nella sola Tripoli durante i bombardamenti del regime di Gheddafi sugli stessi cittadini libici in piazza per reclamare la sua cacciata dopo 42anni ininterrotti di potere. Nonostante questo, per stasera è attesa una nuova manifestazione.

A Bengasi, invece, città cirenaica fra le prime a ribellarsi, i medici del locale ospedale dicono di essere allo stremo e senza medicinali, mentre le vittime sono oltre 400 fra cui alcune decine di militari unitisi ai rivoltosi, catturati dagli ex commilitoni e torturati. “Non stiamo ancora usando la forza – ha invece ammonito ieri Gheddafi in tv – ma presto lo faremo”. Nel furibondo discorso-fiume di ieri Gheddafi ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza ribadendo che “morirà come un martire rivoluzionario o guiderà alla vittoria non solo la Libia, l’Africa e l’America del Sud” e accusando poi l’Italia e gli Stati Uniti di aver fornito i razzi ai rivoltosi.

Al netto della propaganda, la situazione reale è ormai sfuggita di mano al Colonnello autore del “Libro Verde”, con i manifestanti a migliaia nelle piazze di tutto il paese e l’Est della Libia, Tobruk compresa. Gheddafi non è comunque pronto a cedere: una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia minacciosamente al largo di Malta, sotto la sorveglianza di unità militari locali. Il governo di La Valletta sta tenendo una riunione d’emergenza. Una nave militare italiana, il cacciatorpediniere lanciamissili ‘Francesco Mimbelli’, è invece partito da Taranto nel pomeriggio e ora incrocia nel sud del Mediterraneo con i suoi 400 uomini.

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