“L’emergenza abitativa non si ferma, riprendiamoci gli spazi!”


Comunicato di Bologna Prende Casa, con un approfondimento sulla situazione nel quartiere Navile, in occasione della “visita guidata agli sprechi” organizzata per oggi.

12 luglio 2011 - 18:53

Dopo aver ottenuto il blocco degli sfratti in Acer per l´estate, non si ferma la mobilitazione di chi a Bologna vive in prima persona l´emergenza abitativa. Seppur necessarie, le misure temporanee non porteranno soluzione al problema se non si saprà intervenire in modo decisivo sul lungo periodo.

E´ importante che l´amministrazione riconosca i nodi strutturali che hanno portato a questa emergenza sul territorio bolognese: un patrimonio di oltre 10.000 appartamenti vuoti in città più di un decennio con zero investimenti nell´edilizia popolare 1 famiglia su 4 è in difficoltà vi sono 3.500 sfratti esecutivi per morosità, e a fronte di 10.000 domande per le case popolari, solo 400 in media all’anno vengono accettate.

Oggi mappiamo il quartiere Navile per indicare lo scempio al quale ci obbligano ad assistere, al quale ci hanno abituati anestetizzando il nostro dissenso con l´illusione di poter vivere ancora il sogno del grande welfare emiliano: mentre i lavoratori sono costretti a fare i salti mortali per arrivare a fine mese, per pagare il mutuo o l´affitto, gli speculatori tengono vuoti gli spazi, nella speranza ben riposta di alzare i prezzi di mercato, con un´amministrazione finora compiacente che non ha fatto pressioni per regolamentare un simile scempio. Dai 26 edifici all´interno degli 11 ettari della Caserma Sani, sottratti al pubblico e offerti ai privati grazie alle aste pensate dall´allora assessore Merola, agli enormi spazi vuoti delle ex fabbriche di via Creti, assistiamo alla mancata volontà di reinvestire per il bene comune e all´incapacità di risolvere i problemi delle fasce più deboli con una gestione intelligente delle risorse a disposizione. Nella crisi, l´unica alternativa per uscirne senza le ossa rotte dei più come prezzo da pagare per le ancora maggiori ricchezze accumulate da pochi, starà nel ridisegnare i contorni del futuro sulla base degli interessi collettivi.

Solo invertendo queste tendenze si potrà mettere mano alla sostanza di un problema che investe fasce sociali sempre più ampie in modo trasversale. Una minaccia, quella di perdere il tetto sopra la testa, che non esclude nessuno e che non fa distinzioni di razza, età o religione: italiani e stranieri, occupati e disoccupati, cassintegrati e precari, tutti accomunati dalla stessa emergenza. Minimo denominatore comune: lavoratori in crisi che non hanno voce nella stanza dei bottoni. Solo appoggiandoci a solide fondamenta di lotte sociali per gli interessi di tutti (dai presidi antisfratto ai referendum per la salvaguardia del patrimonio pubblico, dalle autoassegnazioni popolari alla difesa del territorio come in Val di Susa), potremo tornare a ripararci sotto un tetto comune!

Solo organizzandoci assieme potremo far fronte a una battaglia che riguarda
noi tutti! Per una Bologna dei beni comuni!

Bologna Prende Casa

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