Legalità e illegalità


Ripubblichiamo dal blog “femminismo a sud” un interessante riflessione su legalità e illegalità.

25 dicembre 2009 - 19:00

Capita sempre più spesso che ci siano persone attonite, parecchio basite, per non dire completamente sconvolte da quello che ci accade attorno.

Il commento più frequente che si sente fare è: “ma questo non è legale”, “questo è illegale”.

Ebbene, cari e care, avete assolutamente torto.

Ci sono periodi della vita in cui qualcuno vi avrà detto che bisogna essere legalitari, che la scelta migliore da fare è la legalità. Mentre vi dicevano questo vi facevano credere che la legge fosse cosa neutra, pagine e pagine composte in autoscrittura per un processo di regolamentazione della vita umana assolutamente naturale. Così non è.

Nel nostro sistema le leggi le fa chi sta in parlamento. Più spesso le fa chi è al governo e gode di una maggioranza in parlamento. Basta blindare le proposte con la fiducia e le leggi vengono fuori così come la maggioranza le ha volute, senza la minima discussione e il minimo cambiamento.

Essere legalitari di questi tempi assume lo stesso significato che assumeva ai tempi del fascismo. Ogni forma di disobbedienza e resistenza civile, anche non violenta, forse semplicemente pensata o scritta e detta, viene giudicata un crimine. I reati vengono stabiliti per legge e la legge la fa il governo. Tutto chiaro fin qui?

Tutti noi viviamo secondo un codice “legale”. Il codice “legale” normalmente dovrebbe essere realizzato seguendo le indicazioni di un codice non scritto che si compone di una parte etica e di una morale. Anche in questo caso prevale chi ha più potere. La morale della chiesa prevarrà sulla mia, sulla tua, sulla nostra, sulla vostra.

In ogni caso il punto è questa distinzione tra ciò che è legale e ciò che è illegale.

Per esempio: la ragazzina disabile costretta a rinunciare alla gita perchè la gelmini ha tagliato i posti delle insegnanti di sostegno e ha tolto soldi alle scuole pubbliche è un fatto increscioso che però avviene nella legalità. La raccolta di soldini da devolvere cristianamente nella sua direzione per compiere un ipocrita atto di bontà a fronte di un quadro legislativo che si distingue per crudeltà non fa che delegare ai singoli quanto dovrebbe essere di responsabilità dello stato. La solidarietà privatizzata, tipica delle società capitalistiche, come già avviene in america, in cui si da spazio a tanta retorica sui gesti buoni mentre i governi favoriscono solo lobbies e macro imprese ai danni della povera gente, è una involuzione sociale oggi anche “legale”.

Altro esempio: se un sindaco vi riempie di ordinanze e regolamenti, come l’ultima a proposito dei parcheggi riservati solo alle coppie regolarmente sposate e italiane (escluse le coppie di fatto e gli stranieri), lo fa in virtù dei vari pacchetti sicurezza che in più fasi hanno attribuito maggiori poteri ai sindaci in fatto di ordine pubblico conferendo persino il potere di armare la polizia municipale.

Ripassiamo: nel primo e nel secondo esempio siamo di fronte ad atti “legali” sebbene molto ma molto immorali.

A proposito della beatificazione di Pio XII, noto amico dei nazisti, non possiamo parlare di legalità o illegalità perchè il vaticano che condiziona e influisce sulle leggi di molti stati, incluso quello italiano, è uno stato a se’ con proprie leggi. Potremo dire che troviamo immorale che una chiesa che santifica un papa immorale poi ritenga di avere il diritto di poter legittimamente dettare regole sulla nostra moralità. Non che in caso contrario comunque quel diritto ce l’abbia giacchè il medioevo è passato da diversi secoli.

Altro esempio: i mezzi di trasporto in italia fanno un po’ il cazzo che gli pare, anche in questi giorni in cui ti lasciano a morire di freddo senza dirti quando e come potrai prendere un treno e un aereo, perchè non esiste una class action a tutela dei consumatori, perchè le leggi tutelano le imprese invece che gli utenti, perchè lo stato tutela le aziende invece che pensare alla sicurezza dei lavoratori e dei fruitori di un servizio. Quello che fanno è “legale”.

La censura in rete, una volta approvato il “codice di autoregolamentazione” sarà assolutamente “legale”. Al di sopra dei termini “giusto” o “sbagliato”. Sarà “legale” dove la “legalità” non è parametro di giustezza morale e umana.

Spostare un prefetto da Venezia perchè non ha dato retta alla Lega e non si è opposto all’insediamento dei rom e sinti nel luogo ad essi destinato dal comune, sarà un fatto opinabile ma “legale” perchè il ministro competente sulla materia decide così.

Fare morire stranieri e straniere nel mediterraneo, rinchiuderli dentro lager, condannarli al carcere perchè stranieri, impedire loro che vivano con dignità, è assolutamente “legale” perchè la legge oggi dice che tutto ciò è possibile.

Ospitare un amico straniero senza permesso di soggiorno che tenta solo di trovare uno spazio per se’ nel mondo è “illegale” anche se quell’amico non ha ammazzato nessuno, non ha fatto nulla di “immorale”. Non ha fatto niente di niente se non prendersi il diritto di esistere.

Picchiare i manifestanti nelle piazze è “legale” perchè le leggi sono fatte per reprimere il dissenso. Sequestrare manifesti, striscioni e volantini a chi tenta di esprimere una idea è “legale” perchè la legge stabilisce che tutto ciò è possibile.

Nel periodo di Mussolini era “illegale” essere “ebreo”, “omosessuale”, “rom”, “comunista”, “anarchico”, eccetera eccetera. Era “illegale” scrivere contenuti critici contro il governo. Era “illegale” chiunque decidesse di sottrarre stranieri, partigiani e soggetti vari al cappio della punizione, del carcere, del confino, della tortura.

Allora era illegale e oggi in un esercizio di retorica ipocrita celebriamo chi ha fatto scelte “illegali” come fossero – e lo sono stati – eroi.

Oggi chi osa fare la stessa cosa, come avveniva allora, viene chiamato “istigatore alla violenza”, “terrorista”, “illegale”, per l’appunto, dove a questo punto è chiaro chi decide cosa è legale e chi no. Dove deve essere chiaro che “legalità” non è sinonimo di giustezza morale.

Il fascismo del tempo di Mussolini si componeva di tanto legalitarismo, tanta legalità e obbedienza civile. Il fascismo decideva e i cittadini erano talmente obbedienti che diventavano persino delatori. Denunciavano le “illegalità” commesse dai vicini di casa, ebrei, partigiani eccetera.

Un ultimo esempio: oggi il ministro per la difesa La Russa fa quello che più gli piace fare. Parla all’esercito e tra una frase e l’altra recupera anche quei criminali della Decima Mas.

Per sapere chi sono e quali effetti deleteri hanno avuto costoro si può leggere in lungo e in largo il materiale fornito in tante inchieste sulle stragi nere e quello che ha raccolto pazientemente lo storico Casarrubea.

Dopo l’equiparamento dei partigiani ai repubblichini di salò ora siamo al recupero del terrorismo di matrice fascista. E tutto ciò è “legale” ma non per questo “giusto”.

Per andare in direzioni che ci sono ancora più care: l’uomo prevarica la donna, può schiavizzarla, destinarla a lavori di cura, allontanarla dai luoghi di lavoro, renderle la vita impossibile perchè è “legale”. Non che abbia bisogno della legittimazione della legge per fare quello che fa giacchè le leggi non sono che l’espressione delle intenzioni più conservatrici, regolatrici delle relazioni sociali. Tutto ciò che è progresso non lo vedrete mai scritto nero su bianco in una legge. Dovranno passare decenni, forse persino secoli perchè un parlamento di un governo statico, conservatore, fascista come il nostro recepisca l’esigenza di progresso espressa da tanta gente. Parliamo delle leggi che riguardano il corpo, la sessualità, la libera scelta, l’identità di genere, la libertà di essere chi vuoi e con chi vuoi (pensate al tempo in cui era illegale, e non è detto che non torni ad essere così, praticare l’interruzione di gravidanza). Parliamo delle leggi che impediscono ad una donna straniera di rivolgersi ad una struttura sanitaria per non morire di aborto clandestino.

A decidere se le cose scritte qui, ora, sono legali o illegali saranno quelli che stanno al governo. E se decidessero che si tratta di contenuti illegali potrei obiettare, disobbedire, o no?

A decidere se domani potremo amare una persona di un sesso non nella norma, di una etnia non nella norma saranno quelli che stanno al governo. Potreste mai smettere di amare qualcuno se il governo giudicasse il vostro amore “illegale”? Si può smettere di pensare e respirare perchè qualcuno ti dice che è “illegale”?

Ps: tutto ciò avviene mentre c’è chi cerca il “dialogo per le riforme” e chi addirittura immagina che casini possa essere il candidato ideale per l’opposizione. Come se non ci fosse già noto “l’equilibrio” della democrazia cristiana…

Ps: Il modo democratico per intervenire su questa situazione è la manifestazione del libero pensiero, la presenza di una opposizione reale, si può intervenire sulle leggi qualora il potere non sia blindato da regole che impediscono la pluralità delle opinioni (il maggioritario e lo sbarramento al 5% nelle elezioni), non sia avvantaggiato da una incredibile quantità di media, soldi, potere di ricatto economico sulla gente. Un governo che vince già con una grande sproporzione di forze e con leggi non democratiche che vuole liberarsi del parlamento, della costituzione, degli organi di garanzia, che reprime il dissenso e viola il diritto alla libertà di opinione e di critica, è un governo chiaramente autoritario con il quale non ci può essere alcun dialogo dentro o fuori le istituzioni. Noi continueremo a usare parole e pensiero per costruire una eredità migliore per le nostre figlie.

(da Femminismo a sud)

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