Lavora e ha un figlio, chiede il permesso ma passa la notte in Questura e ne esce con un decreto di espulsione


Vicenda kafkiana di una donna filippina vittima di un garbuglio burocratico.

08 aprile 2010 - 21:31

Vive in Italia da anni, è sposata, ha un figlio che va all’asilo e lavora regolarmente in un agriturismo, pagando i contributi. Ma rischia l’espulsione.

E’ la storia di una donna filippina di trentaquattro anni, entrata per la prima volta in Italia quattro anni fa con un permesso  temporaneo per ragioni mediche. Allo scadere, diventata da poco madre, chiese il rinnovo, ma non lo ottenne. Nel marzo del 2007 ricevette un primo decreto di espulsione, ma, non capendo bene l’italiano, non lo capì, non fece nulla e continuò a vivere a Bologna.

Successivamente, ottenne il nulla osta al soggiorno in Italia grazie al decreto flussi. Convinta di ottenere l’agognato permesso, ieri si è presentata all’Ufficio Immigrazione della Questura: è stata subito arrestata per violazione delle norme sull’immigrazione, e rilasciata stamattina con un decreto di espulsione, ancora non eseguito.

Ora si è affidata ad un avvocato, che tenterà tutte le vie possibili perché la donna non sia allontanata dalla sua vita e dalla sua famiglia: un ricorso al giudice di pace contro il decreto di espulsione di oggi, un altro ricorso al Prefetto sull’inammissibilità della richiesta di permesso di soggiorno che la donna ha ricevuto ieri, una richiesta di ricongiungimento col marito (che è in regola), una richiesta speciale al ministero dell’Interno per poter rimanere nonostante la precedente espulsione: se la donna avesse compreso che quello del marzo 2007 era un decreto di espulsione, spiega il legale, avrebbe potuto presentarla prima e non si sarebbe arrivati a questo punto.

Come in molti altri casi, non possiamo che rimarcare l’assurdità e la disumanità della vigente legislazione in materia di immigrazione, che consegna i destini di donne e uomini migranti ad una burocrazia incomprensibile e spietata.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati