“La città bella”, lettera aperta della Consulta contro l’esclusione sociale alla Cancellieri


“Ci fa piacere se la città si abbellisce fuori ma non accetteremo mai che dietro le belle facciate si nascondano le brutte storie di chi non ha nulla”. Report drammatico sui servizi sociali bolognesi: “Emergenza umanitaria”.

27 maggio 2010 - 16:34

Lettera aperta della Consulta Permanente contro l’Esclusione Sociale del Comune di Bologna al Commissario Straordinario Annamaria Cancellieri

LA CITTA´ BELLA

Scriviamo a Lei per parlare in realtà a tutta la città, che in un qualche modo ora rappresenta. Siamo un semplice organo di consultazione per l´Amministrazione Pubblica ma rappresentiamo oltre 70 realtà cittadine che si occupano di povertà, disagio ed esclusione sociale. Alcune di queste realtà sono la storia stessa di questa città.

Parliamo a una città sonnacchiosa che ha quasi piacere di non dover scegliere, assumersi delle responsabilità, decidere, ma di una cosa  siamo sicuri: in questa città la povertà, la sofferenza, l´indifferenza  aumentano ogni giorno. Ci fa pertanto piacere se la città si abbellisce fuori ma non accetteremo mai che dietro le belle facciate si nascondano le brutte storie di chi non ha nulla.

Come Consulta dovremmo essere informati sulle scelte che avvengono sul terreno degli interventi sociali, soprattutto consapevoli del calo delle risorse e a fronte dell´aumento dei bisogni dovuti alla diffusione di un disagio sempre più urgente ci si chiede come avviene la programmazione di questi interventi e quale sia.

Abbiamo atteso con impazienza quegli effetti di miglioramento della rete dei servizi sociali che il decentramento e il trasferimento delle competenze ai Quartieri e alle ASP avrebbe dovuto portare. Oggi possiamo affermare che abbiamo servizi di bassa qualità, inefficienti che non riescono a rispondere ai bisogni primari proprio delle persone più in difficoltà, servizi che hanno come vangelo la politica del respingimento sociale. Gli sportelli sociali sono realtà anarchiche dove le risposte non sono mai le stesse e sono differenti quartiere da quartiere.

Anche quando vi sono scelte di stabilizzazione dei servizi (non ultima l´internalizzazione del personale dei servizi sociali) queste avvengono con modalità e tempi che producono altri guasti sociali. Si nasconde il dato di una emergenza umanitaria che riguarda centinaia di persone, peraltro in carico alle singole associazioni, con interventi di taglio indistinto delle risorse che non sembra nemmeno andare verso una maggiore economia della spesa.

Tra dicembre 2009 e marzo 2010, sono state accolte nelle strutture di emergenza 334 persone (44 donne), che si sommano alle altre 400 che dormono nelle strutture pubbliche e private. Qualche centinaia non chiedono nemmeno perché senza documenti, senza più voglia di essere rifiutate, perché si sentono più sicure in stazione che in una struttura comunale. Molti i ragazzi adolescenti. Tra queste persone 63 lavoratori stranieri con permesso di soggiorno e 10 richiedenti asilo per rifugio politico o protezione umanitaria. Tra gli italiani, 36 sono RESIDENTI A BOLOGNA, alcuni si sono rivolti anche agli sportelli sociali senza ricevere nessun aiuto. 2 persone CHE VIVONO IN CITTA´ rifiutate agli sportelli sono NATE A BOLOGNA, ma hanno perso la residenza anagrafica. LA MAGGIOR PARTE DI CHI CHIEDE UN RICOVERO DI EMERGENZA VIVE IN CITTA´ DA 4/5 ANNI CON PUNTE DI 8-14 ANNI.

Perché sono degli sconosciuti per i servizi?

La struttura (unica) di accoglienza a Bassa Soglia di Via Lombardia (45 posti) chiuderà a breve, ufficialmente non sappiamo chi e dove verrà trasferito, vi è un´opera tardiva di sistemazione di strutture che anche risistemate eimangono indegne per una città ricca come Bologna. A quale standard devono adeguarsi? Chi deve intervenire? Vi è una disponibilità di intervento da parte di privati, perché non viene presa in considerazione? Il calo dei servizi rivolti agli anziani (Centri Diurni Pizzoli, Tulipani, Castelletto) è di 37.000 ore che trascinano con sé un esubero di 3 lavoratori. Il calo delle ore di assistenza domiciliare è pari a – 34.000 ore e significa 34 persone in esubero.

A breve chiuderanno anche servizi storici di aiuto a donne e minori, servizi che sono stati il vanto di un differente modo di fare welfare, servizi che hanno permesso a centinaia di donne con figli di uscire da percorsi di sfruttamento, violenza. Su questo aspetto la rete delle associazioni di donne che aderisce anche alla Consulta le chiederà un incontro specifico.

Ci interessa in conclusione ricordare alla città che quelle citate, ma anche le tante altre dal carcere alla situazione del popolo rom, gli immigrati, gli anziani indigenti, al problema della casa, sono altrettante urgenze e non capiamo più quale sia il modello di welfare che la città si vuole dare, quale è la strategia e chi la dirige?

Per la Consulta per la Lotta contro L´Esclusione Sociale
del Comune di Bologna

Il presidente Paolo Klun

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