Il silenzio della Commissaria sulla chiusura del Drop In


Gli utenti per strada, gli operatori in cassa integrazione, queste le conseguenze della sospensione del servizio per tossicodipendenti di via Paolo Fabbri, confermata. Ma il Comune tace.

06 ottobre 2010 - 12:14

Ormai siamo al paradosso, il Drop In di via Paolo Fabbri è chiuso dal 26 luglio scorso, non ha aperto il 1° ottobre, Zic ha denunciato queste scelte dell’amministrazione comunale, qualche volta i giornali ne hanno parlato e qualche volta no, ma un dato è sicuro: chi ha fatto questa scelta non ha mai detto il perché.

A parlare, fino ad ora è stato, Gian Maria Vallese, coordinatore degli operatori che lavoravano alla struttura, che intervenne dopo il primo nostro articolo ai primi di settembre, sostenendo che il nostro allarmismo era eccessivo e che il servizio per i tossicodipendenti avrebbe riaperto ad ottobre dopo una sistemazione dei nuovi locali che l’avrebbero ospitato, presso il dormitorio pubblico Beltrame.

Ieri, ancora una volta, è stato un amareggiato Vallese, attraverso una intervista all’agenzia DIRE – Redattore Sociale, a cercare (senza riuscirci) di togliere le castagne dal fuoco a Palazzo d’Accursio.

Queste le parole di Vallese: “Non credo ci sia la volontà di chiuderlo, ma per ora il servizio è sospeso. La comunicazione che ci è arrivata è di chiusura del servizio in funzione di una sua riprogettazione rispetto al welfare complessivo: in parole povere il servizio è stato colpito dai tagli”.

“Il Drop In era una tregua dalla vita di strada, una sorta di oasi metropolitana- continua Vallese- qui gli utenti potevano accedere a internet, prendere contatto con i servizi, ricevere informazioni sulle sostanze e partecipare a laboratori organizzati sul territorio che davano modo di guadagnare un po’ di soldi. Oltretutto è un servizio utile per conoscere il fenomeno delle dipendenze”.

“Ora che il servizio è sospeso, i cinque operatori sociali che lo avevano in carico rischiano la cassa integrazione e per gli utenti del Drop in non ci sono strutture alternative a cui rivolgersi. C’erano dei problemi legati al Drop In: via Paolo Fabbri è una zona già molto frequentata e visto che il servizio accoglieva tossicodipendenti attivi, si sono verificati alcuni episodi di piccola criminalità ai quali sono seguite alcune segnalazioni da parte degli abitanti della zona. Noi stavamo invece lavorando insieme ai servizi della zona per trasformare la nostra presenza in una risorsa per il quartiere. Avevamo pensato anche di mettere insieme una squadra per la raccolta delle siringhe, proponendo una borsa lavoro per tossicodipendenti, ma- conclude- non ne abbiamo avuto il tempo”.

Noi prendiamo atto di queste affermazioni, che confermano come avessimo ragione quando denunciammo per primi la gravità di una scelta che non aveva ragioni valide: una scelta che creerà molti più problemi dei quei pochi legati alla sua apertura.

E’ strano che i tanti uomini-immagine che hanno “Bologna nel cuore”, che continuano a tagliare nastri di cose inesistenti neanche si accorgono di queste chiusure così gravi.

E per favore smettiamola (un invito rivolto agli organi di informazione cittadini) di tessere le lodi a una Commissaria e al suo staff di sub-commissari che stanno tagliando con la mannaia i servizi sociali rivolti alle persone più deboli, senza nemmeno avere la cortesia di raccontare il perché…

Probabilmente questo comportamento è “ammissibile” perché tanto di queste persone non frega niente a nessuno e, soprattutto, al ceto politico che sta scaldando i motori in vista della vicina campagna elettorale.

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