Egitto / Di nuovo in Piazza Tahrir, contro i militari


Tornano a manifestare in migliaia contro la leadership subentrata a Mubarak. L’esercito fa la voce grossa ma non forza, la piazza resta occupata

10 aprile 2011 - 12:47

Ripubblichiamo da Infoaut i report della corrispondente Alessandra

> Corrispondenza di sabato sera:

Nonostante i fatti avvenuti la venerdì notte, e come risposta alle violenze delle forze dell’ordine che hanno represso violentemente il sit-in di ieri, durante tutta la giornata di sabato in migliaia hanno nuovamente riempito la piazza della rivoluzione e in migliaia hanno deciso ancora una volta di rimanere ed occupare piazza Tahrir.

Venerdì infatti, dopo una grande manifestazione a cui ha partecipato più di un milione di persone, migliaia di manifestanti hanno deciso a rimanere in piazza per la cacciata della leadership militare, per l’arresto di Mubarak e per la fine di ogni legame col vecchio regime, occupando ancora una volta piazza Tahrir decidendo di non rispettare il coprifuoco imposto dal governo militare. Come risposta soldati e polizia hanno represso violentemente la protesta, arrestando, picchiando e uccidendo.

La volontà di stasera di rimanere ancora una volta in piazza e di scontrarsi nuovamente con la brutalità dell’esercito mostra più che mai la determinazione della piazza per un cambio netto, in uno dei moltissimi volantini dati nella giornata in piazza si legge “staremo qua finché il capo delle forze armate Tantawi non se ne andrà, la rivoluzione ancora non è finita, non lasceremo all’esercito la libertà di reprimerci come la scorsa notte. Non lasceremo Tahrir finché tutte le nostre richieste non saranno accolte”.

Ciò che si chiede è una totale epurazione sia di chi si è reso in passato complice con il vecchio governo sia del sistema in sé: è inaccettabile che un’autorità di governo sorta dopo la rivoluzione utilizzi i metodi repressivi propri, se non addirittura peggiori, del governo sconfitto. Anche negli interventi in piazza si ritrova un importante salto di qualità: interventi come “Chi guida il paese? Mubarak governa ancora?” mostrano la ormai palese sfiducia nei confronti del governo militare, da molti acclamato fino a pochi giorni fa, la sensazione è che le repressioni della piazza siano guidate dall’ex rais e che il governo militare segua ancora i suoi voleri.

In giornata la leadership militare, attraverso proclami televisivi, ha “messo in allerta” la popolazione che stanotte la repressione sarà ancora maggiore, che in nessun modo sarà permesso ai manifestanti di rimanere in piazza Tahrir dopo l’ora del coprifuoco.

Ma i manifestanti, consapevoli dopo la giornata di ieri di cosa può accadere, si sono oggi meglio organizzati: barricate con filo spinato ed auto date alle fiamme durante la scorsa notte coprono ognuna delle molte entrate in piazza Tahrir; pochi minuti prima del coprifuoco donne (non tutte, in molte hanno deciso di rimanere in piazza), vecchi, bambini e i molti feriti di ieri, chi cioè non poteva stanotte scontrarsi con le forze dell’ordine, si sono rifugiati nella vicina moschea; ci si prepara con ciò che si ha e come meglio si può a combattere.

Non appena scattata l’ora del coprifuoco molti dei manifestanti si accingono, con cordoni ben organizzati, a coprire tutte le vie d’entrata, altri si mettono in corteo all’interno di Tahrir.

La tensione è altissima, se l’esercito anche stanotte arriverà troverà ad accoglierlo una piazza molti più preparata di quella della scorsa notte.

> Aggiornamento alla cinque di domenica mattina

L’esercito non è entrato, non si è nemmeno avvicinato alla piazza. IL POPOLO è RIUSCITO A RIMANERE IN TAHRIR, GRAZIE ALLA SUA FORZA E DETERMINAZIONE. Ora sono passate le 5, il coprifuoco è finito, è tornato ad essere “legale” stare per la strada. L’esercito non è entrato anche per scelta strategica, per evitare di perdere ancora di più la faccia dopo le violenze di ieri, e stasera c’erano le telecamere di tutto il mondo puntate sulla piazza, da Aljazeera alla Bbc. E perchè avrebbe trovato una piazza molto più organizzata e più pronta a scontrarsi!”

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