Due Agosto, cala la pax romana?


Nel trentennale dalla strage di stato le istituzioni non vogliono rimediare fischi né figuracce: l’ipotesi di chiudere la commemorazione tra i muri di Palazzo d’Accursio, guest star Napolitano

16 marzo 2010 - 11:59

Saranno trent’anni questa estate dalla strage che fece ottantacinque vittime alla Stazione di Bologna. L’unica delle bombe della lunga stagione della strategia della tensione su cui un tribunale abbia pronunciato una sentenza definitiva, quella che individua come esecutori materiali i fascisti Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Mai individuati, invece, i mandanti, con tutta probabilità annidati ai piani alti delle istituzioni dello stato, per nascondere i quali si sprecano da sempre risibili tentativi di depistaggio.

Ogni anno l’esecutivo manda un suo rappresentante alla commemorazione in Piazza Medaglie d’Oro affinché eroghi fiumi di retorica, e ogni anno gli antifascisti non lesinano i fischi e i le spalle voltate.

Il trentennale troverà Bologna commissariata, e forse la contestazione del messo governativo poco si confà al clima di legalitaria pax romana che vorrebbe  la donna mandata dal viminale a prendere le redini della città dopo l’ingloriosa caduta di Flavio il Breve. Così Cancellieri già parla di cambiare la cerimonia, e Paolo Bolognesi, dell’Associazione dei familiari delle vittime, apre: «Parleremo col commissario, lei metterà sul tavolo le sue idee, noi le nostre». Coglie la palla al balzo l’ex assessore Villiam Rossi: «sarebbe da rivedere la presenza del rappresentante del Governo, che viene solo a prendere dei fischi».  A ruota il Pdl, con il postfascista Raisi (Pdl): «Basta alla solita sceneggiata di protesta in piazza» e la candidata alle regionali Bernini: «Sono d’accordissimo a cambiare e a riflettere su come stemperare la conflittualità». Fuori dal coro, tra i partiti, solo il Prc, che si dice contrario a cambiare le modalità della cerimonia e specifica: «Se ci sono polemiche e contestazioni e’ perche’ non e’ stata fatta ancora luce sui mandanti»

Cosa bolle in pentola, quindi, per mettere a tacere la piazza?  L’Agenzia Dire, sabato, riferiva di fonti vicine all’ex Giunta comunale secondo le quali al ‘rinnovamento’ della commemorazione stava pensando un gruppo di lavoro con a capo l’ex prorettore dell’Alma Mater e attuale presidente dell’agenzia di marketing territoriale Promobologna Roberto Grandi. Nei piani della compagine guidata da Delbono ci sarebbe stata l’intenzione di revocare il corteo dal Nettuno alla Stazione, il palco e i fischi, per portare a Bologna nientemeno che Napolitano, con una commemorazione ufficiale ben protetta tra i muri di Palazzo d’Accursio. Magari, aggiungiamo noi, protetta da un corposo schieramento delle forze dell’ordine, ché nessuno disturbi più lo stato nella celebrazione della sua coscienza lorda di sangue.

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