Lecce / Muore in carcere dopo settimane di sciopero della fame


Il gravissimo episodio è venuto alla luce per una denuncia dell’associazione Antigone, attraverso un appello della sua referente salentina, l’avvocato Maria Pia Scarciglia.

19 maggio 2012 - 10:45

La morte del giovane rumeno Pop Virgil Cristria, avvenuta tra il 12 e 13 maggio fa salire a trentasette il numero delle persone morte nelle carceri italiane nel primo trimestre del 2012 .

Aveva iniziato a digiunare da oltre un mese e da quello che ci è dato sapere aveva perso venti chili.

La Procura di Lecce ha aperto un’ inchiesta e nel registro degli indagati al momento risultano iscritte quindici persone.

Il caso arriva in Parlamento e vi è una interrogazione rivolta al ministro Severino per accertare cosa sia successo prima che le condizioni fisiche del ragazzo peggiorassero irrimediabilmente.

L’appello lanciato dall’Associazione Antigone – che da anni si occupa dei problemi legati all’universo carcerario- attraverso la responsabile per Lecce, l’ avv. Maria Pia Scarmiglia, è quello di chiarire al più presto il perché Virgil non fosse stato trasferito presso un Centro di osservazione neuropsichiatrico, viste le sue condizioni di salute già gravi e perché non si è intervenuti attraverso mezzi trattamentali di tipo obbligatorio, consentiti dal protocollo penitenziario per scongiurare il pericolo di vita.

Quello che sappiamo è che il detenuto ha utilizzato il suo corpo nell’estremo tentativo di farsi ascoltare, il corpo come unico mezzo a disposizione delle persone detenute. Certo, proseguono dall’Associazione Antigone, non sapremo mai se fosse realmente infermo di mente come si dichiarava o se invece questo fosse un tentativo di eludere l’esecuzione della pena, quello che però sappiamo, è che era una morte annunciata.

Non si tratta di una questione di giustizia, ma di salute ed è l’Ordinamento penitenziario che pone la salute del recluso come questione di sicurezza collettiva e tutela di un interesse pubblico demandando al Servizio Sanitario Regionale l’intera materia.

La persona detenuta deve volontariamente accettare i trattamenti medici e questi non possono, come previsto dalle leggi costituzionali, ledere il senso di dignità dell’essere umano, ma vi sono casi tassativamente previsti dalla legge, in cui il trattamento medico diviene obbligatorio per scongiurare un pericolo attuale e un danno grave alla persona.

Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, è in costante contatto con il Garante Regionale della Puglia – la regione con le carceri più affollate d’Italia – il dott. Pietro Rossi, che si è detto pronto ad intraprendere ogni e qualsivoglia azione utile a far luce su questa brutta vicenda.

Il caso di Pop Virgil Cristria segue una lunga scia di casi di decessi in carcere e porta per l’ennesima volta alla luce la stringente necessità di una importante riforma del sistema carcerario e di quello penale più in generale.

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