Coop, ecco come ci si libera di un lavoratore


Trasferimenti, cambi di mansione e minacce. Un anno di soprusi alla Manutencoop di Zola Pedrosa. La denuncia questa mattina in una conferenza stampa dei Cobas.

08 marzo 2011 - 16:00

Cinquant’anni, dipendente della Manutencoop Facility Management di Zola Predosa fino allo scorso 24 febbraio, Paolo Zanella ha denunciato questa mattina, durante una conferenza stampa indetta dai Cobas, l’incubo di più di un anno passato a combattere contro i tentativi dell’azienda di licenziarlo senza motivo.

Nel 2009 comincia ad avere i primi problemi con l’azienda: “A dicembre- racconta – mi chiamano i direttori del personale: mi offrono 18 mensilita’ per andar via o la possibilita’ di fare un colloquio con un’altra azienda del gruppo, altrimenti sarei stato perseguitato. Rifiuto, ma un mese dopo- ricorda ancora Zanella- ricevo la lettera di trasferimento a Torino. Ho problemi di salute e mi metto in malattia”.

Poi il rientro in azienda e l’immediato spostamento a Roma per un periodo di tre mesi: quindi, continua il racconto, “vengo messo in ferie e torno a Bologna. Mi chiamano i dirigenti e mi dicono di non pensare che sia finita qui”. E’ il 26 settembre quando a Zanella viene comunicato, prima a voce poi in forma scritta, che deve andare in un call center per frequentare un corso di formazione: “Un corso per poi lavorare da casa- aggiunge- con un orario che va da mezzanotte alle otto di mattina. A quel punto chiedo di essere reintegrato nel posto di lavoro che occupavo nel 2009”.

L’udienza e’ in programma il 22 febbraio, “ma il giorno prima ricevo una comunicazione in cui mi si dice di tornare a lavorare. Il giudice prende atto della volonta’ dell’azienda e la cosa sembra essere finita lì”. Ma non e’ cosi’, perche’ dopo “soli due giorni mi dicono che sono stato licenziato, che il mio posto di lavoro e’ stato soppresso. Quindi- conclude Zanella- consegno il badge e vengo accompagnato alla porta”. Senza arrendersi Zanella ha ora  deciso di impugnare il provvedimento e forse anche di far partire una azione penale.

“Pensiamo che il licenziamento di Zanella- si legge in un documento firmato da una ventina di delegati di varie aziende (bolognesi e non) e da 50 lavoratori- sia la punta dell’iceberg. Molte aziende, approfittando della crisi sono tentate di seguire l’onda Marchionne, che in Fiat sta portando la sua azione fino agli estremi rimedi. Perche’ accordi sindacali imposti con il ricatto del posto di lavoro, diventino la regola che imbriglia lavoratrici e lavoratori”.

Il sindacato di base in un comunciato parla di “mobbing strategico” e assieme ad una settantina di lavoratori e delegati affermano: “Pensiamo che il licenziamento di Zanella sia la punta dell’iceberg. Molte aziende, approfittando della crisi sono tentate di seguire l’onda Marchionne, che in Fiat sta portando la sua azione fino agli estremi rimedi. Perche’ accordi sindacali imposti con il ricatto del posto di lavoro, diventino la regola che imbriglia lavoratrici e lavoratori”.

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