“Contro la tassa sul permesso di soggiorno”


Nuovo numero di “Senza chiedere il permesso”, dal Coordinamento migranti di Bologna e provincia: “I migranti pagano la manovra come tutti, ma si chiede loro qualcosa di più come se la loro povertà fosse più accettabile”.

16 gennaio 2012 - 09:59

Apriamo il 2012 con una nuova edizione del numero 23 di Senza Chiedere il Permesso, il foglio periodico del Coordinamento Migranti Bologna e Provincia. In questo numero presentiamo il percorso “Imparare, difendersi, organizzarsi: contro la clandestinità politica dei migranti”, che vede insieme Coordinamento Migranti, Laboratorio On the Move, Migranda, Scuola di Italiano con migranti – Xm24 e l´Associazione interculturale Al-Sirat. Con qualcosa in più: durante le vacanze natalizie, il governo Monti ha deciso di fare un `regalo di natale´ ai migranti, confermando la tassa sul rinnovo del permesso di soggiorno introdotta dal precedente governo. Anche se ora l´introduzione di questa tassa è messa in discussione, e si discute di allungare i tempi di durata dei permessi per ricerca lavoro, da queste vicende vengono segnali importanti di ciò che potrebbe cambiare e ciò che non cambia con il cambio di governo. Di sicuro, sappiamo che la legge Bossi-Fini e il contratto di soggiorno per lavoro non sono in discussione.

Anni di lotte e di presa di parola dei migranti ci hanno insegnato che ogni possibile miglioramento diventa una beffa, se non contribuisce a smontare la legge Bossi-Fini e il suo funzionamento.

Oggi che gli effetti della crisi si fanno sentire più chiaramente in tutta la società italiana, appare evidente come l´idea che “tanto tocca a loro” e il razzismo che la muove (presente in alcune forze politiche) siano stati uno strumento per dividere. La tassa sul permesso di soggiorno prevista nel pacchetto sicurezza e applicata dal governo Monti é solo l´esempio più lampante: i migranti pagano la manovra come tutti i lavoratori e le lavoratrici, ma a loro si chiede anche qualcosa di più, come se la loro povertà fosse più accettabile. Si sta già discutendo di abolire o modificare questa misura: su questo argomento vigileremo. Qualsiasi criterio “ragionevole” che inventeranno per misurare la tassa su reddito e nucleo familiare non eliminerà il razzismo istituzionale che impone ai migranti di rinnovare il permesso di soggiorno sempre più spesso e impedisce il rinnovo a chi di più ha subito la crisi. Questo è il vero problema. Che il costo del rinnovo sia così allineato a quello di altri paesi europei, poi, non è una giustificazione, ma indica soltanto che tutta l´Europa è un terreno di lotta per la libertà dei migranti. Sappiamo per certo però che l´idea che i migranti possano pagare per salvare altri, o che al più possano essere aiutati come soggetti deboli, ma privi di voce politica, ha danneggiato tutti. Il razzismo istituzionale contro i migranti ha semplicemente favorito una “guerra tra poveri” di cui vediamo i risultati: la diffusione della precarietà, l´impoverimento e il senso di solitudine di tutte le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza. Prima ancora che nelle banche centrali e nel debito sovrano, la crisi si è prodotta a questo livello.

> Continua a leggere “Scp”, numero 23 – dicembre/gennaio: pdf

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati