Comunità giovanili: il regalo della Meloni ai neofascisti


Il ddl della ministra pensato ad hoc per legittimare e sovvenzionare le realtà di estrema destra, e escludere i centri sociali antifascisti

29 giugno 2010 - 10:12

Ieri è stata una bella giornata per Casapound, così come per Giovane Italia (la giovanile del Pdl in cui sono confluiti vari gruppuscoli neofascisti) e per la galassia del neofascismo organizzato in generale. E si capisce l’entusiasmo con cui i militanti di Forza Nuova lo scorso 16 giugno hanno acclamato tra i saluti romani, davanti alla propria sede, Giorgia Meloni, la donna catapultata direttamente dalla leadership di Azione Giovani al Ministero per la Gioventù

Ieri è stata una bella giornata per i fascisti perché è approdato alla Camera dei Deputati il ddl sulla Comunità Giovanili, di cui la Ministronza parla dal giorno in cui ha assunto il dicastero. 

 “Era un testo che voleva Paolo Di Nella, l’esponente del Fronte della Gioventu’ ucciso a Roma nel 1983.”, ha spiegato ieri la Meloni, dissipando ogni dubbio su quale sia la reale paternità del ddl. Una vecchia idea dell’organizzazione  giovanile del Msi (da cui nasceranno Azione Giovani, e poi la Giovane Italia), quel Fronte della Gioventù che a cavallo tra anni settanta e ottanta certo non disdegnava squadrismo nero e pestaggi.

Il provvedimento, recita il testo, “è finalizzato a promuovere e incentivare, su tutto il territorio nazionale, la nascita di nuove comunità giovanili e a consolidare e rafforzare quelle già esistenti”. A tal fine verrebbero stanziati 18 milioni di euro e previsti un registro e un osservatorio ad hoc

Per “comunità giovanili” si intendono “associazioni di persone non superiori a 35 anni… avente ad oggetto, per statuto, il perseguimento di alcune finalità”, tra cui la promozione di attività sociali e culturali, l’educazione alla legaslità, attività sportive, ricreative, formative ecc ecc.”.

Per promuovere le Comunità, vengono finanziati “recupero, riadattamento, sistemazione di edifici e di strutture pubbliche e private con vincolo di destinazione d’uso a sede di comunità giovanili”

Chi deciderà quali associazioni sono meritevoli di essere finanziate? Il Ministero. Su quali criteri? Il testo dice che rientreranno nell’elenco le comunità che prevedono l’impegno a contrastare “promozione o esercizio di attività illegali”, nonché “l’uso di sostanze stupefacenti o l’abuso di alcol”. Insomma: nessuno si sogni di parlare di antiproibizionismo né di fare un corteo non autorizzato. E’ illegale. Intervistata ieri, Meloni si è spiegata meglio, palesando in poche battute tutta la portata fascista del ddl: “L’obiettivo, la mission della legge, e’ quello di indicare i corretti stili di vita, quelli che attengono a una società sana”. E com’è una società sana, ai giovani, lo dice il Ministro della Gioventù.

Ricapitolando, la Meloni si sta dotando dello strumento legale e dei finanziamenti utili a legittimare e sovvenzionare le varie Casapound, Casa Italia e quelle che seguiranno, con un provvedimento che ne traccia praticamente un identikit, escludendo al contempo, grazie alla retorica legalista e proibizionista, tutti i centri sociali e gli spazi autogestiti antifascisti. Anzi, il rischio concreto è che i requisiti elencati nel ddl Meloni divantino un grimaldello per delegittimare e attaccare i centri sociali stessi, sulla base di un fascistissimo discrimine: non “attengono a una società sana”.

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