Climate Justice Action: ci vediamo a Copenaghen! [audio]


In vista del Cop15, il summit che riunirà i governi del pianeta per creare il nuovo protocollo che dovrà fronteggiare il cambiamento climatico, incontriamo un’ attivista del Climate Justice Action, per ascoltare la vera storia nascosta dietro la favola raccontata dai big mondiali.

22 novembre 2009 - 19:00

> Ascolta l’intervista a Tannie Nyboe:

> Parte 1: Presentazione del Climate Justice Action: cos’è e come è nato [inglese]

> Parte 2: Climate Meeting di Copenaghen: un vertice fallito in partenza [inglese]

> Audio dell’iniziativa [traduzione simultanea in italiano]

Tannie Nyboe è una giovane attivista del movimento Climate Justice Action, che in questi giorni sta attraversando i centri sociali e i luoghi di incontro di molte città italiane per presentare il programma del movimento e promuovere le azioni ideate dalnetwok internazionale per contrastare quella che è stata definita la più grande conferenza climatica di sempre, il Cop15. Questo vertice in teoria discuterà della ri-definizione delle quote di emissioni di CO2 e tenterà di avanzare soluzioni per il disastro climatico in corso. Ma in realtà, si risolverà in un nulla di fatto, come annunciano molti pareri, perchè dietro lo scenario ambientale le poste in gioco sono molto più complesse. E di verde hanno solo il colore: quello dei soldi.

Quando Tannie mi viene incontro sorridente, due occhi azzurri a far da contraltare a un naso tumefatto, le chiedo se quei lividi sul viso sono il risultato di qualche scontro in piazza con la polizia danese. “Sono caduta dalla bicicletta”, mi dice mentre il suo sorriso si fa più largo. Insomma, diventa sempre più dura, scherziamo, sostenere uno stile di vita rispettoso della natura e del nostro pianeta oggigiorno. Mi spiega che Climate Justice Action è nato circa due anni fa ed è un network globale di persone molto diverse tra loro per composizione anagrafica e socioculturale: al suo interno, infatti, il movimento include studenti, agricoltori, intellettuali, casalinghe, attivisti, scienziati, impiegati e molto altro ancora. Ciò che li unisce è la determinazione a mettere in atto azioni necessarie a frenare la sistematica distruzione dell’ambiente in atto nell’era globale e smascherare le false soluzioni promosse e guidate dalla logica del mercato. Il movimento, prosegue Tannie, ha una base prettamente di natura politica, sebbene le sua rivendicazioni siano di carattere ambientale: il diritto a vivere in un mondo più pulito e a produrre ricchezze in modo sostenibile è un diritto che riguarda la nostra vita in senso politico e si intreccia con le decisioni dei potenti in ambito climatico. Come anche Foucault, difatti, sottolineava con il concetto di biopolitica, quella zona in cui il potere e la sfera della vita personale si intrecciano.

Il network si propone, quindi, come una alternativa pragmatica alle soluzioni avanzate dai partecipanti al Cop15. La forza di questo movimento, mi spiega Tannie quando le chiedo se è possibile paragonarlo a quello di Seattle, sta tutta nel carattere pratico delle rivendicazioni portate avanti: “andremo al meeting di Copenaghen per dire la nostra e presentare una vera soluzione al disastro climatico; abbiamo delle soluzioni reali e concrete, non vogliamo solo dire no, ma proporre delle alternative” in contrapposizione alle false speranze esibite dai leader mondiali nelle conferenze internazionali come Cop15, i vari G8 o il recente vertice della Fao.

Ecco alcuni degli obiettivi di Climate Justice Action:

• “promuovere e rafforzare i diritti e le voci dei popoli indigeni e di coloro che soffrono maggiormente a causa del cambiamento climatico (lavoratori inclusi), nella loro lotta contro la crisi climatica

• appoggiare le riparazioni e il pagamento del debito ecologico dovuto al Sud del mondo da parte dei paesi più ricchi ed industrializzati.

• costruire un movimento per la giustizia climatica che promuova azioni immediate per evitare il cambiamento climatico catastrofico.

• evidenziare il ruolo centrale della biodiversità nel contenimento della crisi climatica, e difendere l’esistenza di tutte le specie.

• smascherare le false soluzioni e le soluzioni guidate dal mercato, così come la posizione di dominio delle multinazionali nei negoziati sul clima, e il loro ruolo nel peggioramento della crisi.

• avanzare alternative che possano fornire reali e giuste soluzioni alla crisi climatica.

• sviluppare una maggiore comprensione di, e indirizzare la nostra attenzione verso, le cause sociali, ecologiche, politiche ed economiche della crisi climatica, e lavorare per una trasformazione sistemica delle nostre società.” (dal sito www.climate-justice-action.org).

Gli attivisti di Climate Justice Action, impegnati da mesi nella campagna di sensibilizzazione per le giornate di Cop15, hanno realizzato anche alcune azioni, sempre molto gioiose e creative. Dai primi giorni di dicembre molti di loro confluiranno da ogni parte del mondo a Copenaghen, dove li attende un calendario fitto di iniziative e mobilitazioni.

> Per saperne di più su Climate Justice Action e su come prendere parte attiva alle giornate di Copenaghen


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