“C’è davvero bisogno del nuovo auditorium?”


Lettera della rete SiamoLaCultura sul progetto presentato da Roversi Monaco ed Abbado. “La politica delle grandi opere come quella dei grandi eventi: lasciare la città buia e deserta per la maggior parte dell’anno”.

05 maggio 2011 - 18:49

La rete, il tavolo e l’auditorium

Da qualche settimana la rete Siamolacultura sta seguendo il dibattito cittadino sul nuovo auditorium progettato da Claudio Abbado e Renzo Piano e presentato, completo di studio di fattibilità, piante e plastico, al comune e alla città da Fabio Roversi Monaco.

Come rete abbiamo in varie occasioni ribadito che la politica dei grandi eventi, che accentrano i finanziamenti pubblici in poche attività lasciando la città buia e deserta per la maggior parte dell’anno, va nella direzione opposta al benessere, alla sicurezza, alla crescita culturale e umana dei cittadini.

La nostra istanza di finanziare tanti piccoli e medi progetti che vivacizzino la cultura cittadina e che abbiano una ricaduta sociale sul territorio ha incontrato l’approvazione, a quanto pare solo a parole, di molti rappresentanti delle istituzioni, alcuni dei quali ora in campagna elettorale. Ci sorge lecito il sospetto che le nostre istanze vengano riproposte nei vari dibattiti pre-elettorali sulla cultura perché cariche di appeal per la cittadinanza.

Grandi eventi e grandi opere vanno nella stessa direzione: esaurire il denaro comunale insieme a quello degli enti privati sponsor delle attività culturali,  in singoli eventi e strutture. Denaro pubblico che continuano a dirci che è poco, anzi pochissimo, così poco da richiedere tagli ai posti negli asili nido, ai servizi alla persona, alla cultura, al trasporto pubblico, perfino alle luci nei parchi.

Bologna è già provvista di strutture preposte all’ascolto della musica. Alcune di queste strutture sono di recente progettazione, altre sono edifici storici cari alla città, tutti costruiti con un occhio di riguardo per l’acustica. Il Duse e il Comunale  solo per fare un esempio navigano in acque tumultuose e necessitano di finanziamenti, di programmazione, di nuovi contenuti e di strategie di rilancio.

Abbiamo veramente bisogno di un nuovo contenitore, per quanto acusticamente all’avanguardia e progettato da nomi altisonanti?

Ci uniamo con forza all’appello di Massimo Simonini, direttore di Angelica, chiedendo di aprire un tavolo di discussione con gli attori culturali cittadini per affrontare il progetto auditorium, analizzarne i costi di costruzione ma anche di gestione, la necessità dell’opera, i bisogni che va a soddisfare, il tipo di pubblico e il numero di presenze che è in grado di attrarre, tutti aspetti, chissà perché, trascurati dallo studio di fattibilità presentato all’Urban Center.

La rete SiamoLaCultura

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati