Carcere della Dozza, l’emergenza diventa sanitaria


Non funziona più il “Polo d’accoglienza” che dovrebbe contrastare la diffusione delle malattie infettive, l’infermeria fa da cella e il personale sanitario fatica ad assistere i detenuti.

24 giugno 2010 - 19:36

Al carcere bolognese della Dozza non c’e’ piu’ il cosiddetto Polo d’accoglienza, che dovrebbe ospitare per circa una settimana i “nuovi giunti” in modo da effettuare gli accertamenti sanitari ed evitare il diffondersi di “malattie infettive e diffusive particolarmente trasmissibili  in ambienti coatti (tbc, scabbia, pediculosi)”. Una situazione gia’ denunciata nelle scorse settimane dal Garante dei diritti delle persone private della liberta’ personale, Desi Bruno, ora confermata da un’ispezione dell’Ausl datata 14 maggio. Gli esiti dell’ispezione li rende noti oggi la stessa Garante.

“A fronte della capienza ricettiva della struttura di 483 persone risultano esserne  presenti, alla data dell’ispezione, 1.143 di cui 1.067 uomini e 76 donne”. Se gli ispettori dell’Ausl hanno rilevato un “miglioramento delle condizioni igieniche generali dei cortili e delle aree esterne”, continua la nota, “permangono tuttavia importanti carenze strutturali”. In particolare si registra “la permanenza del disagio dei detenuti causato dal sovraffollamento, fenomeno che acquisito il carattere della stabilita’ con una presenza di persone pressocche’ tripla rispetto alla capienza prevista, con celle di 10 metri quadrati di superficie, previste per un occupante, che vengono utilizzate da due o tre ospiti”.

Questo provoca un “sensibile peggioramento delle condizioni di vita e di privacy dei reclusi, unito all’insorgere di evidenti problematiche di carattere igienico derivanti dal deposito nel bagno degli alimenti del sopravvitto”, cioe’ quelli supplementari, che “vengono cotti con fornelli portatili a gas su superfici assai limitate e non adatte a tali preparazioni”.

Venendo all’eliminazione “di fatto” del Polo di accoglienza, la Garante spiega che dall’ispezione risulta come i locali ad esso dedicati “non sono piu’ sufficienti a  garantire la permanenza dei nuovi arrivi, condividendo gli ambienti coloro che sono in attesa di screening e coloro che sono gia’ stati sottoposti ad accertamenti”.  Inoltre, anche la sezione infermeria “risulta essere colpita dal sovraffollamento tanto da essere ormai utilizzata come ambiente di reclusione nel quale convivono detenuti che non hanno necessita’ di tipo sanitario”. L’ispezione, di conseguenza, ha rilevato la presenza di “materassi sfoderati appoggiati direttamente a terra”. Da qui la “notevole difficolta’ per il personale sanitario dell’Ausl, che gestisce le funzioni sanitarie- continua la nota- ad erogare ai detenuti, allocati nella suddetta sezione, le prestazioni piu’ specifiche di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione”. Il Garante ricorda di aver “da tempo ha evidenziato con preoccupazione le criticita’ segnalate dalla visita ispettiva dell’Ausl”.  Oltre a misure “deflazione carceraria” e l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione, il Garante chiede al più presto “l’adozione di politiche di contingentamento degli ingressi” alla Dozza, in modo da ridurre il sovraffollameto.

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