Buon 2010, Vicenza


Calpestata l’opposizione alla nuova base USA, il cantiere è aperto. Ma il movimento No Dal Molin è ancora attivo, e la notte di capodanno ha sfilato nella città del Palladio

03 gennaio 2010 - 16:23

(da Nodalmolin.it)

Si è chiuso l’anno forse più triste, negli ultimi tempi, per la città del Palladio. C’è il cantiere che avanza, dentro al Dal Molin, quando in tanti – la grande maggioranza degli abitanti di questo territorio – chiedevano di non commettere questo scempio. C’è stata la democrazia calpestata, più volte nel corso dell’ultimo anno, per imporre l’avvio dei lavori e mettere a tacere l’opposizione civica. E’ iniziata – e la viviamo tutti i giorni – una nuova escalation nella militarizzazione del territorio, che si concretizza in cantieri aperti in tutte le strutture militari presenti, ma anche in una presenza soffocante delle forze dell’ordine in città.

Insomma, dopo il 2007 – l’anno delle grandi manifestazioni democratiche che hanno portato nelle strade di Vicenza centinaia di migliaia di persone – e il 2008 – l’anno dell’occupazione della Prefettura e della consultazione popolare – quello appena concluso è l’anno delle ruspe. Che hanno calpestato con arroganza la grande partecipazione civica che aveva fatto di Vicenza un punto di riferimento per quanti si battono per la pace e la democrazia e stanno devastando, metro dopo metro, l’ultimo angolo verde di questo territorio, compromettendone per sempre la falda acquifera che si estende nel suo sottosuolo.

E che dire dei colpi di genio del questore Sarlo che, nel 2009, ha pensato bene di definire la mobilitazione di tante donne e uomini «un’associazione per delinquere» e di applicare contro di essi un dispositivo militare degno di un territorio in guerra? Fatti due conti, ce n’è abbastanza per dire che il 2009 rappresenta l’anno in cui la bandiera della democrazia è stata stracciata più ancora che nel 2007, quando un governo codardo disse di «non opporsi alla volontà statunitense» di trasformare la terra berica in un grande avamposto di guerra.

Eppure, di quella bandiera ci sono ancora tanti brandelli; come quelli che, illuminati da circa 200 fiaccole, hanno sfilato la notte di capodanno lungo la recinzione del Dal Molin, di fronte a quelle gru che devastano la terra e a quegli uomini in elmetto mandati per garantire e difendere questo scempio. E’ stata, quella di ieri sera, l’ultima fiaccolata del 2009: un anno in cui tante piccole donne e tanti piccoli uomini hanno cercato di non cedere il passo al gigante caterpillar a stelle e strisce, mettendoci cuore e corpo, determinazione e paure, illusioni e disillusioni.

Ma è stata, anche, la prima fiaccolata del 2010: un modo per aprire il nuovo anno con rinnovate speranze, con nuova determinazione. Perché quei brandelli potrebbero, un giorno, essere ricuciti assieme e tornare a sventolare sulla città che fu Patrimonio Unesco: dipende, ancora una volta, non dal suo sindaco o dai suoi politici; non da acuti intellettuali o ambiziosi imprenditori; dipende da coloro che questa città la vivono e le abitano: da tante piccole donne e tanti piccoli uomini che, con il cuore e il corpo, la determinazione e le paure, le illusioni e le disillusioni, possono ancora regalare un sogno condiviso da un’intera comunità: quello di riprendersi la propria terra, e con essa la propria dignità. Sarà un anno migliore di quello appena concluso? Starà a noi renderlo tale.

E’ iniziato il 2010: buon anno di lotta e mobilitazioni.

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