#AbbiamoUnPiano: giovedì piazza tematica


Dopo l’assemblea promossa da S.Insolvenza, appuntamento giovedì 29 marzo’012 alle 9 davanti all’Arena del Sole. “Piano strategico metropolitano? La nostra visione del futuro è un’altra, diamogli voce!”. Danno l’appuntamento anche comitato No Debito e Piazza Educativa.

26 marzo 2012 - 19:50

#AbbiamoUnPiano

GIOVEDI’ 29MARZO ore 9
Sotto la statua di Garibaldi in via Indipendenza, davanti all’Arena del Sole

Piano strategico metropolitano?

La nostra visione del futuro è un’altra, diamogli voce!

PIAZZA TEMATICA

Ci prendiamo il sole, voi tenetevi l’arena!

Il 29 marzo all’Arena del sole si svolgerà il primo Forum del Piano Strategico Metropolitano, il percorso promosso da Comune, Provincia di  Bologna e Regione Emilia-Romagna per costruire “una visione del futuro  del nostro territorio- recita la presentazione ufficiale- e mirato al  suo posizionamento sulla scena regionale, nazionale e internazionale”.  Oltre ai promotori, finora hanno aderito al progetto Unindustria,  Legacoop, l’Università di Bologna, la Camera di Commercio, l’Ascom, la  Cna, Confcooperative e alcuni comuni della provincia. Si attende  l’arrivo di altre associazioni di categoria, come l’Ance dei  costruttori edili, nonchè di Cgil, Cisl e Uil. Tutti insieme allegramente, istituzioni pubbliche e soggetti privati, poteri forti e fortissimi, per pianificare i prossimi anni in tema di lavoro, ambiente,  urbanistica, welfare, mobilità, cultura, conoscenza… A metterci il  faccione sarà anche questa volta Romano Prodi, ormai immancabile  “padre nobile” di qualsiasi iniziativa per la quale sotto le Due torri  ci sia la necessità di non far litigare troppo le mille anime del Pd o  i diversi  comitati d’affari.

I lavori per la realizzazione di questo Piano strategico sono cominciati almeno un anno fa, con tanto di denari spesi per la struttura organizzativa. Anzi, a dire il vero tutto era stato già lanciato quando sulla poltrona di sindaco siedeva Flavio Delbono, voluto guarda caso dallo stesso Prodi, ma poi il progetto fu rimesso sotto al tappeto a causa dei suoi guai giudiziari e successive dimissioni. Il concetto di “futuro” non è che ebbe poi molta strada davanti a sè. Questa volta invece c’è l’inchiesta sul presidente della Regione, Vasco Errani, a minacciare di nuovo l’operazione: ma questa è  un’altra storia, il lavoro dei magistrati ci appassiona poco.

Eppure, nonostante il Piano strategico aleggi sulla città da tempo, finora se n’è parlato poco. Si attende la giornata del 29 per cominciare a battere la grancassa ed invadere la città con fiumi di retorica, assicurando nel frattempo che al percorso possono partecipare tutti ma proprio tutti, attraverso associazioni o comitati, iscrivendosi ai “tavoli progettuali” e seguendone le regole (decise da chi?). Bene. Ma c’è qualcuno che crede davvero che precari,  disoccupati, migranti o studenti potranno influenzare i succosi  disegni di politicanti e potentati economici? Noi crediamo di no.  Siamo convinti, invece, che in questo gioco a noi sia riservato un altro ruolo: quello di coprire e avallare con una finta  partecipazione, in cui non sarà consentito il dissenso, le scelte che  verranno prese dai potentati attraverso il Piano, quello di subire tali scelte e trasformare gli scintillanti  progetti in profitti destinati ai soliti pochi.

Del resto “loro”, quelli del Piano strategico, sono gli stessi che appalto dopo appalto spingono sempre più forte sull’acceleratore della  precarietà, che stanno smantellando il welfare cittadino, che sgomberano le idee dai cinema abbandonati solo per restituirli all’abbandono, che continuano a cementificare gli ultimi spazi verdi e vitali della nostra città, che sognano grandi opere inutili (dal defunto Civis al People mover) e difendono la Tav, che se ne fregano di quanto stabilito con il referendum sull’acqua e che, nel loro piccolo, prima hanno contribuito a creare la crisi e oggi sostengono la cura “tagli&sacrifici” del per niente tecnico governo Monti. La nostra “visione del futuro” è diversa. Divergente. Opposta. Il nostro futuro parla di sciopero precario e reddito di base incondizionato, di rifiuto del debito, di una casa per tutt*, di beni comuni, di condivisione dei saperi, di libertà di movimento, di desideri senza confini. Eh già, ce l’abbiamo anche noi un piano. Con lettera minuscola, ma grandi obiettivi. Vogliamo dargli voce, vogliamo che partiti e affaristi sentano bene e prendano appunti.

#AbbiamoUnPiano

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APPUNTAMENTO ORE 9.00 DAVANTI ALL’AREA DEL SOLE

PIANO STRATEGICO METROPOLITANO: LE MANI SULLA CITTA’

“Ma è qua che si fa la legge! E la facciamo tutti insieme!…”
(citazione dal film di F. Rosi “Le mani sulla città” 1965)

Cos’è il Piano Strategico Metropolitano (PSM) a cosa serve? E’ un’arena di interessi più privati che pubblici dove si vogliono definire le future priorità nell’utilizzo delle risorse pubbliche. L’aspetto “partecipativo” serve a dare un valore di legittimità ad un percorso che invece di fatto sostitutivo delle funzioni proprie istituzionali dei Comuni e della Provincia; un escamotage politico per superare l’assenza di un soggetto “democraticamente” competente sulle politiche metropolitane essendo l’istituzione Provincia stata mandata in rottamazione.

Chi partecipa al PSM?
Per rendere “democratico” il percorso l’iscrizione è aperta, ma onestamente bisogna saper distinguere dall’avere un “diritto di tribuna” che significa avere lo spazio per denunciare e fare progetti alternativi, dal “diritto di determinare” le scelte, e se ben vediamo i protagonisti sappiamo bene quali saranno: Camera di Commercio, ASCOM, CNA, l’Associazione Costruttori, le Centrali Cooperative, la Confindustria e simili. Mancano soltanto (per il momento) le Fondazioni e le Banche e saremmo al completo. A far di contorno CGIL-CISL-UIL (che stanno preparando un Patto Sociale Metropolitano con la Confindustria di Vacchi) e a far da pietanza i vari Comuni della zona metropolitana.

Quali sono gli interessi in gioco nel PSM?
Non vi sono confini agli ambiti di intervento di questo strumento, i vari tavoli coprono tutti i temi caldi che interessano i poteri forti del nostro territorio: dall’edilizia alle grandi opere, dai trasporti pubblici alla scuola, dai servizi sociali al lavoro. Al di là dei vari temi e ruoli vi è una dichiarata e ampia e trasversale condivisione di alcuni presupposti “ideologici”: la priorità della crescita e della competitività, il calo delle risorse pubbliche per i diritti e non per i profitti (perché sarebbero per loro i profitti a garantire i diritti), le privatizzazioni (o per usare un termine edulcorante, la sussidiarietà) nel welfare e nei servizi pubblici locali.

Cosa fare del PSM?
Riteniamo che vi sia da denunciare la funzione di sostitutiva e di surroga del PSM dei residui spazi di democrazia, già abbondantemente compromessi da pratiche autoritarie agite in questi anni e mesi; una pratica di governance (dei tecnici e degli esperti) che prepara il saccheggio del nostro territorio a livello ambientale, dei diritti sociali, dei servizi pubblici, tutto orientato al superamento della crisi ad vantaggio di rendite e profitti; che ci sia da organizzare una opposizione politica e sociale a questi progetti.

Comitato No Debito Bologna

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In occasione della presentazione del Piano Strategico Metropolitano anche Piazza Educativa vuole prendere parola, in particolare riguardo alla gestione cittadina di welfare e servizi socio-educativi. Crediamo infatti che Bologna abbia ormai preso una strada sbagliata e dannosa per tutta la città.

Ci riferiamo soprattutto allo strapotere delle cooperative sociali, che sono ormai le uniche in grado di gestire servizi sui quali il Comune non vuole più investire un euro, salvo poi scannarsi in gare fratricide al massimo ribasso.

Ogni euro risparmiato dal Comune sui servizi sociali è un euro risparmiato sulla pelle degli utenti e dei lavoratori. I primi sempre più abbandonati a sé stessi, i secondi costretti a sopravvivere con contratti precari e senza diritti. Questa situazione non è stata decisa da Monti o dalle banche, ma è responsabilità delle scelte fatte dal Comune di Bologna in accordo con le cooperative.

Più volte tutto questo è stato portato all’attenzione del Comune, denunciando le condizione lavorative tremende cui i dipendenti delle cooperative sociali sono costretti a sottostare, ma nessuno ha mai mostrato di volersi impegnare per risolvere il problema. Vogliamo ricordare che questo é uno dei settori più precarizzati e che spesso gli educatori si ritrovano a dover lavorare per poche centinaia di euro al mese, senza contributi, malattia o ferie.

Tutto questo è il risultato di una precisa scelta politica che ha dissennatamente svenduto e privatizzato i servizi socio-educativi, togliendo qualità e diritti ai lavoratori. Questo scenario è il primo passo di quella che Merola chiama “sussidiarietà”, ma che in realtà è “privatizzazione”.

Uno scenario che andrà sempre più peggiorando grazie alla volontà del Comune di mettere a gara i servizi di 5 anni in 5 anni, permettendo solo alle grosse cooperative di vincere e creando così un monopolio di fatto. La situazione è già terribile, ma potrà diventare un vero incubo se si seguiranno le indicazioni dell’assessore Frascaroli quando parla di affidarsi al volontariato, abbattendo ancora di più i costi grazie al lavoro gratuito.

Piazza Educativa crede che questo Piano Strategico serva solo a legittimare delle scelte che già sono state prese e che sono sostenute da grossi interessi.

Anche noi abbiamo un Piano, ed è diverso da quello di Merola.

Chiediamo che i servizi in appalto ritornino ad essere comunali e smettano di essere gestiti dalle cooperative; chiediamo dei contratti decenti, con stipendi che permettano di vivere dignitosamente; chiediamo che tutti gli educatori e le educatrici possano godere dello stesso trattamento contrattuale, fatto di orari stabili e non spalmati sulla giornata, di contributi pagati, di ferie e malattia; chiediamo che si smetta una volta per tutte di chiamare il lavoro gratuito “volontariato” e la privatizzazione “sussidiarietà” e che si rinunci ad entrambi; chiediamo al sindaco Merola di venire a manifestare con noi (e contro sé stesso), visto che più volte ha affermato di essere dalla parte dei lavoratori.

Per questo giovedì 29 saremo in piazza per contestare il Piano Strategico Metropolitano.

La Piazza Educativa

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