“Abbasso l’esercito, viva Masetti!”


Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del Circolo Anarchico Berneri

02 aprile 2011 - 13:49

Abbasso l’esercito, viva MASETTI!

[Augusto Masetti, muratore, nel 1911 doveva partire come soldato semplice per la Libia. Ma era un antimilitarista, un disertore e alla caserma Cialdini sparò al proprio colonnello al grido di “viva l’anarchia, abbasso l’esercito”]

Siamo dalla parte di chi si ribella per il pane e la libertà, sempre.
Non sappiamo se la ribellione in Libia è stata fomentata, aiutata o manovrata dall’occidente piuttosto che da poteri economici interni al paese.
Ogni singolo insorto del Mediterraneo ha le proprie motivazioni, ma rimaniamo convinti che la necessità di liberarsi dai regimi autoritari sia conseguenza pressoché naturale della coercizione e del terrore dei regimi: alla base della proteste popolari sta una ricerca di dignità e giustizia sociale.
Ci opponiamo sia alla violenza di un regime come quello di Gheddafi in Libia, e siamo solidali con i ribelli laddove una popolazione non ce la fa più a sostenere determinate condizioni di vita e insorge, sia alle ormai solite politiche militariste e neo-coloniali dei paesi occidentali.
I bombardamenti a cui stiamo assistendo, dipinti come accade ormai da anni come missioni umanitarie, o altre formule simili a seconda dell’annata, sono solo la conferma che lo stato è terrorista.
La cosiddetta coalizione dei volenterosi è costituita da stati sì volenterosi, ma di accaparrarsi le risorse di uno stato ad alta rilevanza geopolitica. Appena si delinea un vuoto di potere i paesi occidentali accorrono coi loro battaglioni di morte ad alta tecnologia e con la loro ipocrisia: dapprima si plaude alla ribellione anti-Gheddafi, poi si toglie il diritto all’autodeterminazione del popolo libico, tramite quella che (lo vedremo nei prossimi giorni) sarà l’imposizione di una “democrazia” alla occidentale (come in Afghanistan e in Iraq), controllata militarmente dalla NATO. Ebbene apriamo gli occhi poiché questa non sarebbe libertà, né democrazia, né ciò che vuole il popolo libico, così come qualsiasi popolo che veda il proprio despota finalmente deposto.
Non sono accettabili i bombardamenti a cui stiamo assistendo, con la scusa di liberare un paese dal cattivo di turno, che è cattivo da quarant’anni ma con il quale i paesi occidentali hanno fatto affari fino a ieri.
La miccia scatenante è stato il mancato rispetto di una risoluzione ONU, quando il governo di Israele baluardo della (finta) “democrazia” occidentale in Medioriente ne ha violate più di 70, e nessuno stato mai si è permesso di intervenire e opporsi alle continue violenze sulla popolazione palestinese, né a quelle che si perpetuano ad esempio in Cecenia, Tibet, Sudan e Sudafrica.
Per lo stato italiano i popoli sono liberi di insorgere e di chiedere libertà ma solo dall’altra parte del mediterraneo, infatti appena attraversato il mare il loro status cambia drasticamente; il ribelle da difendere a Lampedusa diventa subito il clandestino, che ruba il lavoro, che disturba, per cui non c’è posto se non nei lager come i Cie. Il comportamento del governo italiano di fronte alla richiesta d’aiuto di tantissime donne uomini e bambine/i dimostra l’ipocrisia del suo intervento in Libia. Ciò che non cambia attraversato il Mediterraneo è la violenza di genere: una donna libica ha avuto il coraggio di denunciare le violenze subite dalle forze dell’ordine del regime. È ovvio che non è stata l’unica a subire violenze, rivolta o meno. Nella democrazia italiana le violenze sessuali contro le donne sono all’ordine del giorno, in strada, a casa, e soprattutto nei CIE dove la possibilità di denunciarle è molto difficile e rimangono per lo più taciute. Le bombe italiane non impediranno i tantissimi stupri alle donne libiche oltre all’ordinaria sofferenza che porta una guerra, come il silenzio non aiuta la situazione delle donne che si trovano in Italia. La violenza di genere non verrà sconfitta da nessuna guerra. Dire no alla guerra è dire no a ogni violenza non necessaria; solidarizzare con una rivolta che mira a conquistare più libertà vuol dire mettersi al fianco di quelle donne che non hanno paura di urlare contro un oppressione che non è solo materiale ma anche di genere.
Il governo italiano è complice da sempre dei bombardamenti, delle morti, delle violenze che gli uomini e ancor di più le donne subiscono quando provano ad attraversare la Libia, ed è inoltre responsabile di rinchiudere le/i migranti in quei lager che sono Centri di Identificazione ed Espulsione.
La costruzione di nuovi CIE, carceri e campi è l’unico modo in cui lo stato italiano risolve la questione migrazione: criminalizza migliaia di individui, nel momento in cui non è più possibile contenere di là dal mare le loro istanze.

CONTRO GLI ESERCITI E LE FRONTIERE
DISERTIAMO LA GUERRA
SOSTENIAMO LE RIVOLTE

Circolo Anarchico “Camillo Berneri”

> Di seguito la lettera di un anarchico libico che il Berneri ha allegato al comunicato:

Contro tutti gli eserciti – Contro tutte le guerre
Al fianco delle rivolte per la libertà
Lettera di un anarchico libico

Faccio appello a tutti i popoli perché ci sostengano: faccio appello agli Egiziani, ai Tunisini, ai Francesi, persino ai Cinesi, a tutti i popoli del mondo, perché siano benvenuti il loro appoggio e la loro solidarietà [العربية ]
I segni della sconfitta della rivoluzione in Libia
In poche ore, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso di dare inizio agli attacchi aerei contro la Libia. La Francia era già pronta la notte prima.
Condanniamo questa risoluzione internazionale. E respingiamo totalmente ogni intervento straniero in Libia, da qualsiasi parte, e specialmente quello francese. Quella Francia, che ha venduto a Gheddafi armi per un valore di miliardi, armi che ora vengono usate per colpire i libici, quella stessa Francia che ha continuato a fare affari con Gheddafi fino a 3 settimane fa.
Noi condanniamo questo intervento che trasformerà la Libia in un inferno peggiore. Si tratta di un intervento che sta rubando la rivoluzione agli stessi libici, una rivoluzione che sta costando loro migliaia di morti fra uomini e donne.
È un intervento che dividerà la stessa resistenza libica.
Ed anche se queste operazioni riuscissero a far cadere Gheddafi (o ad ucciderlo) come fu per Saddam Hussein, vorrà dire che dovremo agli Americani ed ai Francesi la nostra libertà e possiamo stare sicuri che ce lo ricorderebbero ogni istante.
Come possiamo accettare questa situazione? Come spiegheremo tutte queste vittime alle generazioni future e tutti quei cadaveri ovunque?
Essere liberati da Gheddafi solo per diventare schiavi di coloro che lo hanno armato e lo hanno sostenuto in tutti questi anni di violenza e di repressione autoritaria?
Dopo il primo errore –aver militarizzato la rivoluzione popolare – stiamo commettendo il secondo errore – l’istituzione di una nuova dirigenza o di figuri che provengono dai resti del regime libico della Jamahiriya. Ed il nostro terzo errore si sta realizzando inevitabilmente: chiedere aiuto ai nostri nemici. Spero solo che non commetteremo anche un quarto errore: e cioè l’occupazione e lo sbarco dei marines.
Sarkozy e la Francia sono nostri nemici; e lo sono anche di tutto il Terzo Mondo. Non nascondono il loro disprezzo nei nostri confronti. A Sarkozy importa solo di essere ri-eletto l’anno prossimo.
L’uomo che ha organizzato l’incontro tra Sarkozy ed i rappresentanti del consiglio nazionale ad interim non è altri che Bernard-Henri Lévy, un filosofo ciarlatano, e per coloro che non lo conoscono, si tratta di un attivista sionista francese che si impegna strenuamente a difesa di Israele e dei suoi interessi. Costui è stato visto recentemente in Piazza Tahrir per vigilare che i giovani rivoluzionari non se la prendessero con Israele.
Cosa possiamo dire delle bombe che arrivano?
Che esse non sanno distinguere tra chi è pro-Gheddafi e chi è contro.
Le bombe colonialiste, come ben si sa, hanno il solo scopo di difendere gli interessi dei commercianti di armi. Costoro hanno venduto armi per miliardi ed ora ne chiedono la distruzione…. Poi noi compreremo altre armi col nuovo governo ed è una vecchia storia che si ripete. Ma ci sono persone che non sanno imparare senza commettere gli stessi vecchi errori di sempre.
Credo sia tutto molto chiaro: si tratta di un vero errore strategico, un errore che il popolo libico pagherà forse per anni. Forse per un tempo persino più lungo deI governo di Gheddafi e della sua famiglia.
Mi appello oggi, in queste ore in cui la Libia sta bruciando come una nuova Baghdad, a tutti i libici, a tutti gli intellettuali agli artisti, ai laureati, a chi sa scrivere ed a chi è analfabeta, alle donne ed agli uomini, affinché rifiutino questo intervento militare di USA, Francia, Gran Bretagna e regimi arabi che lo sostengono. Al tempo stesso faccio appello a tutti i popoli perchè ci sostengano: faccio appello agli Egiziani, ai Tunisini, ai Francesi, persino ai Cinesi, a tutti i popoli del mondo, perchè siano benvenuti il loro appoggio e la loro solidarietà.
Ma per quanto riguarda i governi, tutti i governi, noi non gli chiediamo niente, se non di lasciarci in pace, di lasciarci risolvere Il problema con Gheddafi per conto nostro.

Saoud Salem – anarchico libico
­ da www.ainfos.ca

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