Culture

Via Zamboni, cancellato il murale contro l’Isis

Le tinteggiature d’agosto stavolta colpiscono il disegno realizzato nel 2014 per esprimere solidarietà alle/i guerrigliere/i della città curda di Kobane. Cua: “Università misogina e vigliacca”.

21 Agosto 2018 - 13:48

Ci risiamo. Riecco le tinteggiature d’agosto, puntualmente organizzate per approfittare del periodo di assenza degli studenti dalla zona universitaria: stavolta a farne le spese è il murale apparso quasi quattro anni fa in via Zamboni per esprimere solidarietà alla resistenza della città curda di Kobane contro l’Isis. La foto che pubblichiamo in questa pagina, scattata ieri, mostra il disegno quasi completamente cancellato. La realizzazione del murale fu annunciata nel novembre 2014 dal Cua. Pochi mesi dopo, ci fu già un tentativo di rimuoverlo ma l’intervento dell’Ateneo fu interrotto dagli studenti. La stessa cosa è accaduta anche in questa occasione rispetto ad altri murales. Lo riferisce il Cua. “Università misogina e vigliacca: cancellato il murales in omaggio alla lotta delle donne curde. Negli anni scorsi- scrive il collettivo- abbiamo assistito, puntualmente, nella notte di ferragosto, all’azione di qualche cuor di leone che approfittava di una città inevitabilmente vuota per sfregiare i murales di piazza Verdi. Ci risiamo. Ma questa volta non è il ‘fascistello frustrato’ che agisce nel deserto della notte di ferragosto perché impaurito a farlo alla luce del sole. Questa volta ad agire è una delle principali istituzioni della città. L’Università. Quello attaccato e sfregiato è il murales di via Zamboni diventato un simbolo importante ben oltre le mura della nostra città. Infatti l’immagine di quel murales, che raffigurava la lotta del popolo Kurdo contro i taglia gole e stupratori fascisti dell’Isis, aveva fatto il giro del mondo, arrivando fino in Siria del Nord dove appunto si combatte, ancora oggi, contro la violenza delle milizie di Daesh. Ci verrebbe da dire che l’azione del vigliacco rettore Ubertini è qualcosa di incomprensibile visto l’affetto della città per quel murales: ogni giorno era possibile incontrare là davanti studenti, famiglie e gruppi di turisti, e residenti a discutere della resistenza curda, delle lotte contro il fascioislamismo e del nuovo movimento femminista globale. Ormai quel murales era diventato un vero e proprio monumento. L’ordine di far cancellare l’opera ci sembra una ripicca bambinesca e un capriccio in nome di non si sa quale ordine estetico di via Zamboni che ha avuto l’effetto di ferire una comunità trasversalissima che ai valori dipinti con quella bella immagine sul muro si richiama. Ma crediamo che non ci si possa permettere di fare l’errore di svuotare di senso e di politicità queste azioni. Per Ubertini i morti per mano dell’Isis non sono altro che numeri e statistiche da manuale. Morti da osservare distrattamente e con freddezza mentre si contano le decine di migliaia di euro di aumento del compenso che il C.d.A. ha approvato per il rettore. Un simbolo della lotta contro l’Isis evidentemente non può comparire sui muri dell’università di sua maestà, lo straricco Ubertini. Ma del resto questo è il Rettore che ha stretto le mani di Salvini. Sporche del sangue di bambini, donne e uomini affogati nel Mediterraneo. Quello stesso sangue di cui si è macchiato Ubertini nel stringergli la mano e nel dargli legittimità politica. Azioni politiche che caratterizzano questa amministrazione come amministrazione di inetti, inetti reazionari. Non abbiamo dubbi che semmai la nostra città dovesse avere la sventura di ospitare una visita del boia e tiranno Erdogan, proprio Ubertini sarebbe in prima fila ansioso di stringergli la mano e farsi un bel selfie ricordo”.

Continua il comunicato: “Del resto siamo a metà mandato e oltre alle azioni repressive, ai disastri come quello di via Zamboni 36, l’unica azione incisiva che abbiamo visto da parte questa dirigenza è l’aumento dell’indennità per il rettore da 12.200 euro a 60.000. Alla faccia del diritto allo studio. Mentre Ubertini e la sua schiera di pro-rettori incapaci ingrassano, qui fuori migliaia di studenti a poche settimane dall’inizio del nuovo anno non riescono a trovare una stanza. Una crisi, quella degli affitti, che ogni anno si fa sempre più devastante per studenti e lavoratori. Una emergenza che però non sembra interessare a questa governance impegnata a sprecare soldi per cancellare un simbolo di libertà che stava a cuore a tutta la parte sana di questa città. Mentre scriviamo siamo intervenuti per evitare che anche altri murales venissero sfregiati. Inizialmente infatti i lavoratori hanno dichiarato che avevano il compito di intervenire su tutti i murales. Dopo che ci siamo disposti per impedire che questo accadesse hanno desistito sostenendo che l’università ha dichiarato di limitarsi soltanto al murales contro l’Isis. Probabilmente un modo per provare poi ad intervenire nei prossimi giorni. O forse veramente gli interessava solo quello. Chissà che dopo Salvini il rettore Ubertini non si prepari a qualche apertura al terrorista Erdogan, noto fiancheggiatore di Isis contro il popolo Kurdo. Del resto in questa città già altri lo hanno tollerato. Come già detto in un precedente comunicato ormai la misura è colma. Sarà un inizio di anno in movimento… Questa amministrazione non è più tollerabile. Buon rientro a Bologna!”.

 

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