Wu Ming: “Bartleby deve morire!”


Alla luce dell’atteggiamento di chiusura manifestato da parte del Comune, appello agli intellettuali e agli artisti: “Prendete pubblicamente parola contro l’ostracismo e in favore di una ripresa del dialogo”.

24 novembre 2011 - 10:56

Capitano cose strane di questi tempi. Anche stranissime.

A Bologna c´è un collettivo di studenti, ricercatori, giovani lavoratori precari, che si chiama “Bartleby” (da un celebre racconto di Herman Melville) e da due anni organizza iniziative culturali nei locali assegnatigli dall´Università di Bologna, in via San Petronio Vecchio. Da qualche tempo l´assegnazione è scaduta e l´ateneo ha deciso di non rinnovarla, poiché pare che in quegli stessi locali dovranno essere eseguiti lavori strutturali per ampliare gli spazi della Facoltà di Scienze Politiche. L´ateneo non intende offrire alternative al collettivo Bartleby: probabilmente non ritiene interessante né utile l´attività che svolge.

Ecco la prima stranezza.

Per quei due stanzoni di via San Petronio Vecchio (+ cortiletto) in questi mesi sono transitati musicisti, scrittori, artisti, docenti universitari, attivisti politici; quasi senza soluzione di continuità si sono tenute presentazioni di libri, reading di poesie, videoproiezioni, mostre di fumetti, dibattiti sull´attualità e sul mondo. Tutto questo senza finanziamenti, cioè a costo zero per la collettività.

Si tratta di un´esperienza che ha dimostrato una vitalità e una capacità di aggregazione di gran lunga eccedenti i locali messi a disposizione dall´università. Tuttavia pare che l´università preferisca sbarazzarsi di questi giovinastri rompiscatole, della loro creatività, del loro impegno (che evidentemente considera mal speso), dell´attività di promozione culturale che svolgono. Quella che in altre università europee sarebbe una realtà segnalata nelle guide d´ateneo, a Bologna è considerata alla stregua di una scomoda zavorra di cui disfarsi.

Perché? Forse perché si tratta di un soggetto che è anche conflittuale? Perché Bartleby è una delle realtà cittadine impegnate a contestare i tagli alla cultura imposti dal precedente governo – intercettando sia gli studenti sia i lavoratori del settore – nonché le attuali ricette economiche imposte dall´Unione Europea? Forse perché questi studenti criticano le politiche accademiche?

Viene da chiedersi cos´altro dovrebbe fare uno studente oggi . Non a caso, dalla Gran Bretagna al Cile, passando per Harvard (dove vengono boicottate le lezioni dei professori di economia neoliberisti) e giungendo fino in Italia, gli studenti sono mobilitati per rivendicare il libero accesso allo studio e alla cultura come parte integrante del welfare. Davvero qualcuno pensa che possano starsene zitti e piegati sui libri?

La seconda stranezza riguarda l´atteggiamento, non meno incomprensibile, dell´amministrazione comunale, che ha deciso di interrompere qualsiasi trattativa con il collettivo Bartleby.

Il motivo addotto è la partecipazione di Bartleby alla recente occupazione di un cinema dismesso da anni, praticata da diverse realtà di movimento bolognesi devote a “Santa Insolvenza”, e dove sono state indette alcune assemblee cittadine di mobilitazione sulla crisi, a cui hanno partecipato centinaia di persone. Un cinema sotterraneo, dal quale gli occupanti si sono lasciati sgomberare dopo cinque giorni senza colpo ferire.

A detta dell´Assessore alla Cultura l´occupazione avrebbe dimostrato la volontà di non portare avanti la trattativa da parte dei giovani melvilliani. Sarebbe questa l´onta imperdonabile.

Evidentemente l´Assessore non si è reso conto che l´occupazione del cinema non era finalizzata a trovare una nuova sede stabile per le attività di Bartleby, bensì ad aprire uno spazio pubblico temporaneo in cui il movimento e la cittadinanza potessero ritrovarsi a discutere sulle sorti collettive e sul da farsi, in un passaggio cruciale come quello che stiamo vivendo. Fino a quel momento infatti le assemblee cittadine si erano tenute presso la biblioteca comunale Sala Borsa, oltre l´orario di chiusura, con inevitabile disservizio per la struttura pubblica (e lì sono ritornate, dopo lo sgombero del cinema).

Viene da chiedersi se i nostri amministratori di centrosinistra si rendano conto che nel mondo esiste un movimento di cittadini che stanno reagendo alla crisi e contestano le ricette con cui si pretende di uscirne. Se gli occupanti di Zuccotti Park – che dopo lo sgombero da parte della polizia si sono fatti arrestare in duecento (!) sul Ponte di Brooklyn – ricevono la solidarietà dei più noti intellettuali mondiali e vengono indicati come esempi di impegno civico, è possibile che gli attivisti nostrani debbano essere trattati alla stregua di delinquentelli opportunisti? O addirittura dipinti come folli kamikaze che decidono di occupare un posto che sarebbe già stato loro assegnato – l´Assessore ha sostenuto anche questo – solo per il gusto di far saltare la trattativa con il Comune e ritrovarsi in mezzo a una strada?

Crediamo sia il caso di volare un po´ più alto. Il dato di fatto è che Bartleby è una risorsa a costo zero per la città. Non c´è reato di lesa maestà che debba essere scontato attraverso l´esclusione da qualunque dialogo con l´amministrazione. Non c´è motivo per cui una realtà collettiva che, nonostante i piccoli spazi, organizza continuamente eventi culturali insieme a un´infinità di persone, debba essere chiusa, sfrattata, cancellata dalla mappa di Bologna. Sembra incredibile che non ci sia un´istituzione cittadina disposta a risolvere l´emergenza locativa per consentire che quell´attività prosegua.

Evidentemente qualcuno ha deciso che Bartleby deve morire.

Invitiamo tutti gli intellettuali e gli artisti che hanno attraversato l´esperienza di Bartleby, e tutti coloro che credono si debba dare una chance al proseguimento di un´esperienza come quella, a prendere la parola pubblicamente contro l´ostracismo e in favore di una ripresa del dialogo.

Wu Ming

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