Vittime di stato: «Queste violenze si ripetono da decenni»


Ieri all’Orientale di Napoli incontro-dibattito sugli abusi di potere dello stato, dalle violenze del G8 all’assassinio di Stefano Cucchi. Ascolta l’intervento di Heidi Giuliani.

12 novembre 2009 - 13:01

Si allarga e si arricchisce il dibattito sulle morti di stato, mentre ministri di governo fanno affermazioni scandalose e i media mainstream sembrano già dimenticare le vicende Cucchi e Sodi Saladino. Ieri all’Orientale l’incontro “Com’è misera la vita negli abusi di potere: dalle sentenze sul G8 all’assassinio di Stefano Cucchi”  in cui sono intervenuti Silvia Baraldini (attivista delle Black Panthers e dei movimenti di liberazione e per i diritti civili negli USA, incarcerata per decenni e liberata solo nel 2006), Heidi Giuliani (madre di Carlo, ucciso dalle forze dell’ordine a Genova nel 2001), Patrizia Moretti (madre di Federico Aldrovandi), l’ avvocato Fabio Anselmo e Salvatore Palidda (autore di “Polizia Postmoderna”, docente universitario ed analista delle politiche securitarie) ha gettato luce sull’attuale situazione delle violenze di stato in Italia. L’incontro è stato organizzato dal Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli.

“Le violenze in carcere si ripetono da decenni” ha ricordato Salvatore Palidda, sottolineando come la violenza istituzionale vada a braccetto con l’attuale delirio securitario e con le strategie di controllo del territorio. Una realtà, quella delle morti in carcere, che trova sdegno ed attenzione da parte degli esponenti della sinistra ‘democratica’ solo quando i media se ne occupano, la stessa sinistra democratica che creato i CIE e i regimi carcerari speciali. La sorveglianza e la reclusione di Silvia Baraldini, detenuta lungamente negli Stati Uniti e poi in Italia fino al 2006, hanno messo in evidenza come ovunque il regime carcerario sia teatro di violenze. La polizia italiana non ha nessuna voglia di farsi processare e spesso i responsabili degli episodi più gravi, vedi De Gennaro, fanno carriera ed avanzano. I processi per Bolzaneto e per le violenze alla Diaz sono un esempio di come la certezza dell’impunità e la criminalizzazione dei movimenti alimentino il silenzio e la complicità agli abusi dello stato.

Visioni anche differenti tra i presenti, ma unite dalla necessità di portare alla luce la violenza costante e crescente delle forze dell’ordine, ordita e gestita sia dai livelli più alti che dalla ‘bassa truppa’ e l’atrocità del sistema carcerario e della detenzione. L’intervento di Heidi Giuliani ha fatto un’analisi lunga di questa violenza, da Francesco Lorusso a Stefano Cucchi. A conclusione dell’incontro la necessità dell’organizzazione della ‘resistenza democratica’ a questo stato di cose e della mobilitazione contro le gestione autoritaria, violenta e repressiva del controllo sociale.

>  Ascolta l’ Intervento di Heidi Giuliani all’Orientale

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