Attualità

Ventimiglia / “Cosa succede in città”

Un’ordinanza comunale vieta di offrire cibo ai migranti. Per il centro della Croce Rossa bisogna rilasciare le impronte digitali. NoBorders: “Il confine continua a funzionare, a subirlo è chi non ha soldi per i trafficanti”.

12 Aprile 2016 - 17:53

Ventimiglia: cosa succede in città

Ventimiglia, luglio 2015 - © Michele LapiniNegli ultimi giorni i media hanno ricominciato a parlare di ciò che accade al confine tra Italia e Francia. Le parole sono sempre le stesse: “invasione”, “crisi”, “emergenza”, ecc. Leggendo i giornali si ha l’impressione che il “problema migranti” sia improvvisamente riemerso dal nulla, come se in questi mesi a Ventimiglia non si fossero più viste persone in viaggio. La verità è che i migranti non sono tornati, semplicemente il flusso non si è mai interrotto.

Ventimiglia è zona di frontiera: in tanti hanno continuato e continuano ad arrivare per provare ad attraversare il confine. E così non si ferma la caccia ai migranti lungo tutta la Costa Azzurra, continuano i respingimenti e le deportazioni, non si ferma il lavoro dei passeur. Insomma, il dispositivo di confine continua a funzionare a pieno regime. E a subirlo è soprattutto chi non ha la disponibilità economica per garantirsi un passaggio tramite trafficanti di esseri umani.

Il numero di persone che dorme all’addiaccio in stazione aumenta di giorno in giorno. In tanti scelgono infatti di non accettare l’“accoglienza” offerta dal centro della Croce Rossa. Come mai? Perché da dopo gli attentati di Parigi l’accesso al centro è vincolato al rilevamento delle impronte digitali, così come previsto dall’infame regolamento di Dublino, secondo cui i migranti devono essere identificati – se necessario, anche con l’uso della forza – e presentare domanda di protezione internazionale nel primo paese d’approdo. Per chi è in transito l’ingresso nel centro della Croce Rossa comprometterebbe quindi la possibilità di richiedere asilo altrove, fuori dall’Italia, così come desiderato dalla stragrande maggioranza delle persone in viaggio.

L’accoglienza offerta dalla Croce Rossa non è neutrale: l’istituzione non svolge un ruolo meramente umanitario ma è un attore chiave del governo delle migrazioni. In cambio di un pasto caldo e una brandina, viene intensificato il controllo su chi è in transito. Capirlo è piuttosto intuitivo, basterebbe infatti affacciarsi all’ingresso del centro e vedere i poliziotti che lo presidiano. Non è allora esagerato ridefinire come ricatto umanitario il lavoro svolto dalla Croce Rossa.

E se molta gente dorme in stazione, senza cibo salvo quel poco che Caritas e solidali più o meno organizzati riescono a fornire, ad aggravare la situazione vi è inoltre l’ordinanza emanata dal sindaco Ioculano che vieta di condividere del cibo coi migranti sul territorio del Comune di Ventimiglia. Uno dei titoli più interessanti delle scorse settimane enunciava: «I No Borders sfamano i migranti. Compatta l’amministrazione “Faremo valere l’ordinanza”». Interessante perché grottesco, impreciso e chiarificatore al contempo. Per Ioculano e l’amministrazione comunale guidata dal Partito Democratico condividere un pasto con le persone in viaggio è una pratica da sanzionare, chi lo fa va fermato, multato e criminalizzato. La solidarietà va repressa perché permette che i migranti possano sfuggire al ricatto umanitario, autodeterminarsi e magari pure organizzarsi contro il confine. Ciò mostra la dimensione assolutamente grottesca del potere, che si accanisce in modo esplicitamente razzista verso il più umano dei gesti, quello di condividere del cibo, svelando al contempo la forza potenzialmente sovversiva della solidarietà in questi tempi sempre più bui.

Di fronte alla resistenza dei migranti, Ioculano, il giovane e sorridente sindaco renziano, sa che un’ordinanza non può né potrà comunque bastare. A parer suo il problema va risolto “a monte”, espressione diplomatica per dire che alle persone andrebbe fisicamente impedito di raggiungere Ventimiglia, negando loro la libertà di circolazione anche all’interno del territorio nazionale. Chiediamoci allora dove sia “a monte”: in un hotspot, in un Cie, in un campo profughi in Turchia, in una prigione in Libia? Sicuramente lontano dai nostri occhi. D’altronde non si può certo permettere che la quiete della mite cittadina rivierasca sia turbata da orde di migranti…il turismo ne risentirebbe! Quello che Ioculano e più in generale le classi dirigenti nazionali ed europea non ci dicono è che un tale obiettivo può essere raggiunto solamente al prezzo di deportare e detenere in massa centinaia di migliaia di persone: precisamente ciò che hanno cominciato a fare.

E poi i “No Borders”. Che fanno cose, danno cibo, si assembrano, organizzano presidi, manifestano. Insieme agli immigranti clandestini, categoria contro la quale il potere ha buon gioco nell’organizzare la paura con lo scopo di deresponsabilizzarsi. Ancora oggi sulla stampa, leggiamo cose mai successe: allontanamento di attivisti, sgomberi di presunti accampamenti. Fantascienza pura creata ad arte per agitare e spaventare gli animi. Falsità per alimentare la tensione e spostare il problema. Sentiamo allora l’esigenza di fare chiarezza: i No Borders non esistono, o se esistono sono ben più di quei gruppuscoli di cui parla la stampa locale. No Borders è un’attitudine etica condivisa da un vastissimo movimento di persone, che – ovunque, dalle isole greche al Brennero, da Lampedusa a Calais, ma anche in Australia, in Marocco o in Messico – ha consapevolmente scelto di sfidare i confini imposti dal potere e affermare la libertà di movimento per tutte e tutti. Sono No Borders i migranti che tutti i giorni attraversano le frontiere della Fortezza Europa, sono No Borders tutte le persone che, ciascuna a proprio modo, supportano il loro viaggio. In altre parole, No Borders è una scelta di parte che tutte e tutti possiamo compiere.

Questo e tanto altro succede oggi a Ventimiglia e non solo.

La solidarietà è la nostra arma, usiamola!

Alcune/i solidali di Ventimiglia e dintorni
dalla parte di chi viaggia, nemici delle frontiere