Val di Susa, Crash: “Solidarietà a feriti e fermati, presto ancora a lottare”


“Esprimiamo solidarietà a tutti i feriti e arrestati, ma con il sorriso di chi sa che presto ci ritroveremo tra strade e sentieri a lottare dalla parte giusta”. Comunicati anche da Ass.Anticapitalista, Ateneinrivolta, MujeresLibres, Coll.Iqbal, Circ.Berneri

05 luglio 2011 - 17:13

Il Lab. Crash il 3 luglio ha raggiunto la Val Susa con due pullman carichi della dignità e della generosità di tanti e tante bolognesi convinti, come mezza Italia, di fare la cosa giusta: attraversare sentieri e strade per cingere d’assedio il campo di lavori della tav presidiato da centinaia e centinaia di poliziotti e militari inviati dal ministro leghista Maroni per garantire la devastazione di una valle alpina e piegare a suon di lacrimogeni e proiettili di plastica la volontà dei suoi abitanti. Anche altri pullman insieme a noi si sono mossi dalla nostra città e hanno raggiunto la valle costruendo una giornata di lotta straordinaria insieme agli abitanti dei paesi e delle frazioni di montagna che ci hanno salutato e accolto con il sorriso ospitale di chissà di avere davanti un amico, un compagno fedele con lo stesso sogno e la stessa determinazione sintetizzata con una parola grande: NOTAV. E quel sogno lo stiamo realizzando, si sta facendo realtà nella resistenza del popolo valsusino e dell’Italia migliore che mai gli farà mancare la partecipazione e la solidarietà.

Neanche le decine di feriti e di arresti sono riusciti ad intimidire il movimento NOTAV che già rilancia dando appuntamento ad altri campeggi e appuntamenti di lotta nazionali ed internazionali a cui la nostra Bologna, quella degna e solidale, parteciperà portando anche l’indignazione intransigente per quello ha dovuto subire Fabiano: tortura.
Cos’è infatti un naso rotto da una spranga di ferro? Cos’è un bicchiere di urina rovesciato in petto? Le minacce di morte ripetute? Calci e pugni ovunque? E tre ore lasciato sotto il sole a far divenire il sangue delle croste?

Arrabbiati ed indignati per la brutalità, le violenze e gli episodi gravi di tortura che il movimento notav ha dovuto subire durante tutte la giornata del 3 luglio esprimiamo solidarietà a tutti i feriti e arrestati, ma con il sorriso di chi sa che presto ci ritroveremo tra strade e sentieri a lottare dalla parte giusta: della libertà, dignità e giustizia sociale.

Laboratorio Crash!

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Sulla giornata di resistenza del 3 Luglio 2011 in ValSusa

La giornata del 3 Luglio nella splendida Val di Susa è stata emblematica e cruciale nella storia politica contemporanea italiana: le istituzioni contro la popolazione, la tattica militare contro la resistenza popolare, contrapposizioni evidenti agli occhi di tutte e tutti, tranne che a quelli di Questura e media. Le ragioni “scientifiche” per difendere il territorio valsusino non sono state ascoltate, ma non sono neppure state smentite: l’unica ragione del “sì” è la ragion di Stato, che mai e poi mai può abbassarsi a rivedere una decisione sbagliata; che mai e poi mai può far perdere un’occasione di ulteriore arricchimento a mafiosi e potenti; che mai e poi mai può permettere che una valle intera si auto-organizzi e proclami una Libera Repubblica, proponendo una forma di difesa del  territorio partecipativa ed includente, così lontana dal leghismo razzista, discriminatorio e xenofobo.

La giornata del 3 Luglio assume una valenza politica: la volontà di difendere il proprio territorio dal basso è in netta discrepanza con la politica istituzionale, che invoca e si schiera unanimemente dalla parte della violenza poliziesca contro la popolazione inerme. Il mondo mediatico, ignorando il significato politico di qualsiasi forma di auto-organizzazione, assuefatto dalla sudditanza ai grandi interessi economici e politici, non sa fare altro che riproporre l’antica distinzione tra black bloc e pacifici manifestanti: ma chi era a Chiomonte, a Giaglione e a Ramats non si fa ingannare.
L’assedio alle recinzioni è stato fatto senza nessuna tattica militare o strategia preconfezionata, ma la risposta delle forze dell’Ordine è stata di tipologia bellica. Il fronte interno si militarizza.

Tuttavia, armati soltanto di coraggio e passione, si è creata una giornata di resistenza al fianco dei valsusini che non si sono fatti intimorire dalle violenze delle forze dello Stato: sotto i nostri occhi lacrimogeni sparati a persone che non avevano neppure il casco, dall’alto dell’autostrada o direttamente dall’elicottero; proiettili di gomma; lacrimogeni che hanno provocato incendi nelle vigne, e persone bersagliate mentre cercavano di spegnerli; sputi sulla gente che invocava il rispetto della valle e delle persone che ci vivono; lanci di pietre e di pezzi di metallo dall’autostrada sulla gente che non aveva neppure protezioni per la testa e il volto; pestaggi ai danni di persone già ferite; cariche gratuite ai manifestanti che tornavano ai pullman o al paese.

Rispediamo quindi l’accusa di vigliaccheria, fatta dal Sindacato di Polizia, alle forze dell’ordine che, armate di tutto punto e rinchiuse nella loro fortezza, hanno ferito consapevolmente gente inerme e che legittimamente lotta per il proprio territorio; che hanno saputo infierire in molti su persone già rese incapaci di difendersi e su anziani; che si aspettano che di fronte alla loro brutalità gratuita la popolazione resti indifferente e continui a considerarli valorosi eroi della patria.

Ribadiamo, invece, la nostra solidarietà ai valligiani che resistono e che si auto-organizzano dal basso; ribadiamo la nostra solidarietà e complicità agli arrestati e i feriti che hanno lottato a fianco dei valsusini e sono stati sottoposti a torture e vessazioni dai vigliacchi in divisa; auspichiamo che le lotte del futuro, dentro e fuori la Val di Susa, restino così coinvolgenti, trasversali e partecipate come le giornate che la valle resistente ha saputo offrirci.

NO ALLA TAV, ALLA MAFIA E AL CAPITALE!
FUORI I MILITARI DALLA VALSUSA!
LIBERI TUTTI GLI ARRESTATI!

Assemblea Anticapitalista

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in Val di Susa c´eravamo anche noi, studentesse e precarie, a portare la nostra solidarietà ad una popolazione che da più di vent´anni resiste alla devastazione della propria terra. Eravamo lì perché siamo convinte che la loro lotta sia anche la nostra, perché come loro anche noi paghiamo quotidianamente le scelte dei pochi che ci governano e che decidono delle nostre vite senza ascoltare la nostra voce.

I manifestanti erano più di 60.000 divisi tra i due punti di raccolta principali: Exiles e Giaglione. Il nostro autobus ci ha lasciate vicino al forte di Exiles e da lì sarebbero partiti due cortei: il corteo diretto a Chiomonte, in cui sfilavano  bandiere di partiti e sindacati insieme a sindaci e famiglie del luogo e un altro diretto verso Ramats e che aveva come obbiettivo quello di provare, simbolicamente, a riprendersi il presidio della Maddalena. Il corteo ufficiale, poco dopo la partenza, si è nuovamente diviso e una parte di questo, attraversando sentieri di montagna, si è diretto verso Ramats per raggiungere gli/le altr@ manifestanti che avevano iniziato a ricevere le cariche e la pioggia di lacrimogeni da parte delle forze dell´ordine, asserragliate all´interno del presidio, non appena hanno tentato di avvicinarsi alla recinzione che lo delimitava. La discesa verso il fondovalle sembrava una versione rivisitata della discesa verso gli inferi Dantesca; lungo i tornanti del bosco ci venivano incontro uomini e donne che tentavano di risalire per respirare un po´ di aria pulita, perché la puzza di lacrimogeni là sotto era fortissima. Continuavano a dirci che senza mascherina non  avremmo resistito a lungo, che le nubi di gas CS erano troppo fitte e non sarebbe bastato il fazzoletto imbevuto d´acqua che avevamo al collo. Man  mano che ci avvicinavamo al cantiere avvertivamo sempre più costante e  fitto il rumore dei lacrimogeni di varie dimensioni sparati, arrivavano da ogni direzione: dall´alto, lanciati da un elicottero che sorvolava la zona, e dal dispiegamento di forze dell´ordine dietro la rete.

Ne avranno fatti partire più di un migliaio, è difficile quantificarli, e hanno ferito un gran numero di persone. Abbiamo incontrato un ragazzo con le  costole fracassate, ad un altro hanno spaccato il sopracciglio, ad un´altra ferito il braccio. Ci hanno raccontato di un ragazzo a cui è arrivato un lacrimogeno dritto in faccia, e che se non avesse avuto la maschera anti-gas probabilmente al posto di questa gli si sarebbe spaccata la bocca. Certo, la tensione era fortissima, ma era anche forte la solidarietà e il senso di unione che si respiravano. La volontà di darsi una mano si leggeva negli occhi di tutte e tutti i presenti: chi non era impegnato a resistere cercava in tutti i modi di rendersi utile, recuperando acqua e Malox oppure dando il cambio a chi era in prima linea. Noi alla rete non ci siamo mai arrivate, ma eravamo abbastanza vicine per vedere gli idranti che tentavano di disperdere la folla dei NoTav, la quale però continuava a resistere al grido di “Giù le mani dalla Val di Susa!”.

Quella gente lì ha resistito a lungo, nonostante i/le feriti e gli arrestati,  nonostante non fossero i “nuovi black block” militarmente addestrati, come  titolava stamane Repubblica. Quelli e quelle che abbiamo visto noi, oltre a  ragazzi e ragazze, donne e uomini di ogni età, erano dei vecchietti sdentati  con il bastone, che non volevano saperne di rinunciare alla loro terra. Fa così tanta paura accettare che esistano delle persone comuni che si ribellano? Che  sono stanche di subire sempre e non decidere mai?

La favoletta dei “buoni e cattivi” la conosciamo bene, l´abbiamo già sentita
raccontare a Genova dieci anni fa, e senza tornare troppo indietro nel tempo
il 14 dicembre 2010 a Roma.

Non si rendono conto che non suona più bene, che puzza di imbroglio? Le
dichiarazioni dei leader politici sedicenti di sinistra e del Governo parlano chiaro: tutti si dissociano da ciò che è successo, il ministro Maroni parla di “reato di tentato omicidio”, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano condanna la violenza, sostenendo che: “Quel che è accaduto in Val di Susa, per responsabilità di gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva, sollecita tutte le istituzioni e le componenti politiche democratiche a ribadire la più netta condanna, e le forze dello Stato a vigilare e intervenire ancora con la massima fermezza”. Anche il Pd non si risparmia e legittima l´operato delle forze dell´ordine; le parole del vicesegretario Letta non danno spazio a fraintendimenti: “Solidarietà piena ai rappresentanti delle forze dell’ordine impegnati in Val di Susa e oggetto di intollerabili gesti di violenza, dai quali ogni movimento politico è bene prenda le distanze, esprimendo una condanna senza se e senza ma”. Lo stesso Grillo ed il suo movimento schierato a favore delle proteste contro la costruzione della linea Torino-Lione sfrutta sapientemente la separazione tra chi protesta pacificamente e chi invece fa ricorso alla violenza e allo scontro.

Queste parole risuonano nelle nostre teste, non si azzittiscono un instante.
All´andata il nostro autobus era pieno, tutti i posti erano occupati; alla fine della giornata, quando siamo riusciti/e a ricompattare il gruppo mancava una persona all´appello, era stato arrestato, ma non era in questura. Fabiano era ricoverato a Torino per trauma cranico, naso frantumato e braccio sinistro rotto, oltre a riportare sul corpo e sul volto numerose escoriazioni. Certo definire legittimo e ineccepibile l´operato delle forze dell´ordine stona un po´ con quanto accaduto agli arrestati: la tortura è legittima? L´inveire e l´umiliare una persona inerme, che a stento è in grado di urlare “basta”, come può essere definito legittimo? Sono domande che sembrano non interessare nessun giornalista o uomo politico del nostro paese. Chi darà voce a questo silenzio?

Noi manifestanti Notav, come chiunque qui in Italia cerchi di esprimere il
proprio dissenso, dal movimento studentesco ai comitati per i beni comuni,
dagli operai e dalle operaie della Fiat ai precari e precarie che il 30 novembre dello scorso anno sono scesi in strada, sentiamo l´isolamento che la nostra classe politica costruisce sapientemente attraverso i mezzi di comunicazione mainstream. Eppure, ieri, in valle non eravamo soli/e: i valligiani, dopo averci ripetutamente ringraziato di esser andati lì a cercare di riprendere quella terra che spetta loro di diritto e che invece gli è stata tolta con la forza, ci hanno aiutati/e a fuggire. Le forze dell´ordine avevano bloccato tutte le vie di uscita da Ramats e rendevano impossibile il passaggio di chiunque volesse tornare ai punti di raccolta per ripartire. Caricavano ancora, questa volta però dall´alto; volevano tapparci nella valle! Eravamo un gruppo di un centinaio di persone che non avevano la minima idea di dove andare, ma fortunatamente un uomo della valle ci ha accompagnato lungo sentieri alternativi tra i boschi fino a raggiungere una strada statale che ci avrebbe ricondotti/e al forte di Exiles. Alcuni invece sono rimasti con altri valligiani ad aspettare l´arrivo della cinquantina di finanzieri che erano pronti a caricare chi ancora stava salendo da fondovalle. Gran persone sono i valligiani, la loro forza e la loro gratitudine hanno reso meno amara l´ennesima prova di forza a cui siamo quotidianamente sottoposti.

Nonostante la stanchezza e le ore di cammino, nonostante oggi i lavori nel cantiere siano ripartiti, ieri per noi è stata una vittoria; è vero, la valle è ancora nelle loro mani, ma crediamo che nelle ore trascorse in mezzo a quei boschi una promessa è stata fatta: non finisce qui, sarà düra!

Ateneinrivolta.Bologna

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Come Mujeres Libres abbiamo risposto alla chiamata nazionale del comitato NoTav e abbiamo preso parte alla manifestazione da loro indetta.
Esprimiamo la nostra solideriatà a Fabiano e a tutti gli arrestati per i fatti che li hanno visti coinvolti domenica 3 luglio in Val di Susa. In quella giornata il livello di repressione è stato molto alto, e la violazione dei diritti degli attivisti arrestati non può passare sotto silenzio. Per questo, convinte che ci sarà ancora bisogno di scendere nelle strade e lottare per recuperare spazi di libertà, diamo il nostro sostegno e appoggio ad ogni iniziativa o azione volta ad informare e denunciare l’abuso di potere di cui le forze dell’ordine abitualmente fanno uso.

Contro lo Stato patriarcale e i suoi apparati repressivi
Sempre con le compagne e i compagni in movimento.

Mujeres Libres Bologna

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Come Collettivo Iqbal Masih di Bologna vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà alle compagne e ai compagni che sono stati arrestati durante le manifestazioni contro la TAV di domenica scorsa. Ovviamente questa solidarietà si estende a tutti/e coloro che nonostante le botte, le violenze, i gas, l’arroganza e l’opportunismo di molti politicanti stanno continuando la lotta in Val di Susa.
Come ormai sappiamo bene, la difesa del territorio e l’opposizione ad ogni tipo di speculazione genera la rabbia di ogni padrone e dei suoi apparati polizieschi.
Di questi tempi questa rabbia è ancora maggiore in quanto più forte è la consapevolezza di non poter dare altre risposte se non la violenza della repressione.
La loro credibilità è bassa, e gli apparati di informazione (di qualsiasi “colore” politico) reggono il loro gioco per cercare di limitare i danni, sostenendo vergognose campagne di criminalizzazione contro chi si organizza sui propri bisogni, per la difesa della propria qualità della vita, riproponendo la consumata tecnica dei “buoni e cattivi”.
Crediamo che l’autoorganizzazione sia l’unica strada che ci consente di non appaltare completamente la nostra esistenza a una banda di farabutti che sulla nostra pelle accumula potere e ricchezza e questo ci rende vicini, complici con tutti/e coloro che sperimentano percorsi in questa direzione.
La loro paura ci deve dare più forza e ci deve spingere a non abbandonare i nostri sogni. Perchè i nostri sogni sono i loro incubi!

Collettivo Iqbal Masih

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Le anarchiche e gli anarchici del Circolo Berneri esprimono massima solidarietà alle lotte del popolo no tav che da 20 anni si batte per la difesa del territorio.
Esprimono altresì solidarietà alle/agli arrestate/i durante la mobilitazione del 3 luglio in Val di Susa contro la costruzione della Tav, così come a chi è stato selvaggiamente picchiato dalla polizia.
Più di settantamila persone si sono ritrovate in strada, nei boschi, sotto i lacrimogeni, nelle cariche e nel sostegno reciproco in una mobilitazione partecipatissima che non retrocede neanche di fronte alle torture e alla violenta repressione delle forze dell’ordine.
Denunciamo inoltre le violenze che sono seguite nei giorni successivi contro chi voleva documentare i lavori nel cantiere. La vera informazione infatti non passa di certo dalla stampa e dai media che hanno infangato la lotta no-tav con la consueta divisione tra buoni e cattivi, descrizioni vergognose e fasulle dei fatti, criminalizzazione delle/gli attiviste/i. Quindi alle dichiarazioni di politicanti di ogni colore, intellettuali e opinionisti improvvisati che parlano di violenti divisi dai valligiani rispondiamo che eravamo tutte e tutti insieme in unica lotta. E che la forza del movimento che è salito in montagna il 3 luglio 2011 non si fermerà.

Circolo Berneri

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