Usa / L’occupazione di Wall Street [foto]


Una donna bolognese che abita, da anni, a New York e che, in questi, giorni è scesa nelle strade, insieme ai suoi figli, racconta la vicenda del nuovo movimento americano e la sua quotidiana evoluzione

07 ottobre 2011 - 12:02

di Rossella Luppi (6 Ottobre 2011)

Quando l’occupazione di Wall Street è cominciata il 17 settembre 2011, si trattava di alcune centinaia di persone che avevano deciso di organizzarsi per protestare contro l’avidità capitalista e la disuguaglianza sociale. Erano considerati semplicemente un gruppo di sfaticati e fricchettoni, senza una precisa agenda politica, che avevano occupato e tappezzato con manifesti fatti in casa e poster dipinti Liberty Plaza e Zuccotti Park, un parco vicino a Wall Street. ra, tre settimane dopo, questo movimento che sembrava così disorganizzato è sempre più grande e coordinato. Centinaia di persone sono state arrestate durante l’occupazione del ponte di Brooklyn la settimana scorsa. Ieri i sindacati dei lavoratori, tra cui la AFL-CIO e SEIU, e centinaia di studenti si sono uniti ai dimostranti di Occupy Wall Street ed hanno in migliaia sfilato in corteo da Foley Square a Zuccotti Park passando dal Financial Center. L’occupazione continua e si espande. Decine di altre città hanno lanciato proteste e occupazioni in solidarietà. Al momento si contano azioni in 614 città . Il sito www.occupytogethercerca di coordinare tutte queste nuove occupazioni a livello nazionale e internazionale. ome le rivolte della “primavera araba” che ne hanno ispirato le tattiche, Occupy Wall Street si sta evolvendo. in dall’inizio, gli organizzatori – tra cui la rivista attivista Adbusters, che ha lanciato l’idea e ha cominciato a raccogliere adesioni a luglio; US Day of Rage, il movimento online creato dalla strategista Alexa O’Brien che ha fatto la maggior parte del lavoro di diffusione delle informazioni e tweeting; Anonymous, in varie vesti; e la NYC General Assembly, un insieme di collettivi di attivisti, artisti e persone associate a New Yorkers Against Budget Cuts – hanno detto che speravano di riuscire ad occupare il quartiere finanziario di Manhattan per due mesi. Il primo giorno, nessuno sapeva bene come le cose sarebbero procedute. Ma adesso, dopo venti giorni, Zuccotti Park è pieno di campi di fortuna e sono state organizzate “stazioni” mediche, alimentari, legali, d’informazione, per la sicurezza e molte altre.

Quando nuovi partecipanti arrivano, sono accolti da volontari che se necessario forniscono sacchi a pelo, cibo, e assistenza. Non è permesso avere tende e non si può appendere niente agli alberi, così ci si arrangia a dormire e bivaccare sotto cartoni o teli di plastica. Il sito www.occupywallst.orgserve come organo di partecipazione e diffusione dei comunicati, aggiornamenti , blogs, foto, video, livestream e per sollecitare donazioni di articoli sanitari, cibo e quant’altro serve a sostenere l’occupazione, che arrivano da tutto il mondo. Non si possono usare megafoni o autoparlanti per cui quando qualcuno parla, le frasi sono ripetute in coro dai partecipanti in modo che tutti possano sentire. ‘atmosfera cambia a secondo del giorno della settimana. E ‘difficile abbandonare il lavoro per molti giorni consecutivi, e così il numero di manifestanti diminuisce nei giorni feriali, quando i presentitendono a essere in maggioranza studenti universitari, disoccupati e pensionati per poi ricrescere durante i fine settimane quando si aggiungono persone che rappresentano tutte le varie diverse realtà tipiche di New York City. Una folla diversa e varia, un movimento formato da persone di diverse razze, estrazione e convinzioni politiche, che hanno in comune il fatto di essere nel 99% che non vuole più tollerare il potere, i soprusi e l’avidità dell’1% e di voler esprime il proprio malcontento per il sistema polito/economico attuale.

Ma chi gestisce questo movimento e cosa chiedono?

La General Assembly (Assemblea Generale) è diventata di fatto il corpo decisionale dell’occupazione. Secondo la loro stessa definizione, la General Assembly è un sistema orizzontale, autonomo, senza leader, le cui decisioni dipendono dal consenso generale dei partecipanti. La General Assembly ritraccia le proprie radici nel pensiero anarchico, e si rifà alle assemblee che hanno recentemente fomentato i movimenti sociali nel mondo in posti come Argentina, Piazza Tahrir in Egitto, Puerta del Sol a Madrid ecc..

Raggiungere il consenso su qualsiasi questione è faticoso, frustrante e lento dato che i partecipanti provengono da percorsi politici o di vita molto diversi. Ma non si scoraggiano, discutono a lungo e quando finalmente raggiungono il consenso, l’atmosfera è euforica e la decisione è salutata da dimostrazioni di entusiasmo. Ogni giorno migliaia di persone si riuniscono a Liberty Plaza per discutere e organizzare e, il 29 settembre, la General Assembly ha approvato la Dichiarazione dell’Occupazione di New York (versione italiana a: http://tinyurl.com/Dichiarazione-Occupazione) che rappresenta il manifesto dell’occupazione.

Esistono moltissime opportunità per partecipare sia direttamente che online nei forum e con commenti, su facebook, tweeter ecc.. e le discussioni vertono sulle più varie questione di interesse sociale: dall’ecologia all’impiego, dalle pensioni all’educazione, dalla lotta contro la corruzione e il potere politico delle grosse corporazioni a moltissime altre.

La presenza della polizia è continua e ci sono stati diversi scontri che hanno dimostrato il coraggio e la determinazione dei partecipanti. Per ora gli episodi più gravi si sono verificati sabato 1 ottobre, durante la manifestazione che ha occupato il ponte di Brooklyn, quando sono stati arrestati circa 700 dimostranti e nella serata del 5 ottobre, quando alcuni dimostranti sono stati arrestati dalla polizia che ha usato manganelli e spray al peperoncino. Ma, in genere, la maggioranza dei partecipanti cerca di rispettare gli obblighi imposti per evitare di essere arrestati e l’uso della non-violenza è incoraggiato per garantire la sicurezza dei partecipanti.

Quale è l’obiettivo finale dell’occupazione e quando potrà essere considerata come una iniziativa che ha avuto successo?

La mancanza di un obiettivo tangibile è ciò che i mass media riportano come critica più frequente a questo movimento. Ma il movimento è fluido, la NYC General Assembly non ha previsto alcun obiettivo specifico, non si propone di far approvare specifiche leggi o di fare la rivoluzione. Per il momento l’unico scopo è di organizzare e formare movimenti ed assemblee simili per incoraggiare la partecipazione di coloro che vogliono esprimere il proprio dissenso contro le politiche e lo stato economico del paese. Già il fatto che l’occupazione continui, ed anzi si sia rafforzata ed estesa a molte altre città, è da alcuni considerato un successo. Altri ritengono che sia solo l’inizio di un movimento per la lotta di classe negli USA. Comunque si evolva, questa iniziativa ha già contribuito a portare all’attenzione dei media il malcontento che pervade il paese. Nell’ultima settimana oltre al supporto e mobilitazione di molti altri gruppi politici più istituzionali, Occupy Wall Street ha ricevuto il supporto di vari personaggi celebri quali Michael Moore, Susan Sarandon, Tim Robbins e molti altri. Adesso non passa giorno in cui giornali, radio e televisione non diano regolari aggiornamenti sull’evoluzione della protesta.

Per chi, come noi, vive negli USA ed è abituato ad un dissenso che difficilmente si esprime in dimostrazioni per le strade e nelle piazze, questo rappresenta un grosso spiraglio per eventualmente riuscire ad organizzare un’opposizione efficace che faccia della lotta di classe il proprio obiettivo. Forse dopo le tante promesse mancate di Obama, è il caso di rispolverare l’entusiasmo e la speranza che avevamo riposto nella campagna elettorale del 2008 e riasserire “Yes We Can”, ma questa volta riconoscendo che il vero cambiamento non può venire che dalla base.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati