Università, i ricercatori bolognesi verso il blocco della didattica


Riparte con il blocco della didattica la protesta dei ricercatori bolognesi riuniti oggi in assemblea. Già in 372 hanno dichiarato che rifiuteranno le ore di insegnamento.

13 settembre 2010 - 16:05

Si sono riuniti in 150, questa mattina, i ricercatori dell’Università di Bologna per proseguire con la mobilitazione contro i tagli del Governo. Tra le azioni di lotta che verranno intraprese nelle prossime settimane la principale riguarda il blocco della didattica, cioè il rifiuto di effettuare ore di insegnamento. Su 1.130 ricercatori già 372 hanno comunicato l’indisponibilità alla didattica, ma il numero è destinato a crescere, poichè in molte Facoltà i ricercatori non sono ancora riusciti a riunirsi in assemblea, tra cui alcune di peso  come Giurisprudenza, Medicina e Scienze politiche (dove, riferisce un ricercatore, prima dell’estate siregistrava un’adesione alla protesta vicina al 50).  Nelle Facoltà dove si sono già svolte le assemblee  l’adesione è molto alta, ad Agraria hanno già aderito al blocco della didattica 55 ricercatori su 87, a Chimica industriale 27 su 36, ad Economia 32 su 55, a Lingue 24 su 26, a Lettere 40 su 98, a Veterinaria 30 su 50, a Scienze della formazione 35 su 53, a Scienze motorie 15 su 21, a Scienze statistiche 10 su 20, alla Scuola superiore di interpreti 16 su22, a Scienze fisiche, chimiche e naturali 71 su 148.  Oggi pomeriggio si recheranno dal Rettore per comunicargli le decisioni dell’assemblea e chiedere un posticipo di 15 giorni sull’inizio delle lezioni. Per le prossime settimane invece si sta ragionando “azioni dimostrative per sensibilizzare” il mondo accademico e non solo, a partire dalla “Notte dei ricercatori” prevista in Piazza Verdi per il 24 settembre. “Con i tagli all’Universita’ e alla ricerca, che non dipendono da questo o quel Governo ma sono strutturali- commenta Gigi Roggero, assegnista a Scienze politiche- si vuolegeneralizzare il modello Pomigliano, con i rettori che sono corresponsabili di questa dismissione dell’Universita’”.

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