Una pecora in Comune: “Ecco la nostra estate” [foto]


Blitz a Palazzo D’Accursio per denunciare il fallimento delle politiche culturali dell’amministrazione e ricordare che un’alternativa è già in campo. Il report e il comunicato dei partecipanti più le nostre foto.

25 maggio 2010 - 18:13

Immag0264In mattinata una settantina di artisti, musicisti, fotografi, danzatori, fumettisti, scrittori, tecnici dello spettacolo, studenti e operatori culturali hanno preso parola intervenendo sul dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane in città rispetto ai tagli dei finanziamenti alla cultura e alla sospensione per mancati fondi alla programmazione culturale estiva. Lo hanno fatto, portando simbolicamente a Palazzo D’Accursio una pecora di cartapesta, simbolo della rassegna estiva Bè (Bologna Estate) ideata dall’ex assessore alla cultura Angelo Guglielmi e lanciando una proposta alla città su una nuovo progetto per la cultura bolognese: una rassegna “Embè, do it yourself”, che sia realizzata da tutte le realtà che quotidianamente producono cultura e ricchezza nella città, ma a cui non è mai stato riconosciuto il valore portato.

Immag0272Dopo un momento di spaesamento dei dipendenti comunali e un tentativo di chiudere le porte, i manifestanti sono stati ricevuti dal Sub-commissario Raffaele Ricciardi in sala conferenze stampa e hanno dato vita a un dibattito e rilanciato la loro proposta: “Vediamo da una parte i finanziamenti andare spesso alla costruzione di grandi eventi, che poco hanno impattato i percorsi e le forme di produzione reali della città. Dall’altra abbiamo visto stanziare milioni di euro a pioggia nello svuotamento delle piazze in nome del ripristino della sicurezza e della legalità”. E hanno ribadito:  “E’ arrivato il momento che le realtà, che fanno la differenza nel silenzio mediatico della loro esperienza quotidiana, trovino un modo per federarsi, uscire allo scoperto e finalmente mettere in campo saperi, competenze, professionalità. Riprendendosi le luci della ribalta”.

E su questo invito, che parla anche di futuro per le nostre vite e per le nostre città, che parla di diritti e welfare per le nuove figure del lavoro, hanno lanciato un’estate tutta da costruire insieme, con gli appuntamenti che già sono in essere dentro l’esperienza quotidiana di spazi sociali e luoghi di produzione, affiancata a due momenti di programmazione culturale in Piazza San Francesco e nei Giardini di Filippo Re.

> Il comunicato:

Prova a percorrere via Rizzoli a partire dall’incrocio con via Indipendenza. in mezzo alla strada, stando sulle strisce. Stai attento agli autobus che ti mettono sotto. Di auto non dovrebbero essercene. E anche se ci sono non esistono. Adesso fa una cosa che nella vita non ti capita mai di fare: guarda in alto. Ci sono le torri, guarda quella più grande. A venti metri di altezza vedrai una porta, prova a chiederti che cosa ci fa una porta messa a venti metri di altezza, senza scale: quella è la vera porta della torre e tutte le torri di Bologna sono fatte così. Non ci avevi mai fatto caso?

Immag0271Adesso entra in piazza vai di fronte alla statua di San Petronio, guardala e fatti una domanda. Perché un Santo ha in testa la mitria di un Papa? Perché quello non è San Petronio, ma è Gregorio XIII, la scritta che c’è sopra l’hanno messa per paura che Napoleone distruggesse la statua. Avrebbe distrutto quella di un Papa, non quella di un patrono. Non lo sapevi?

Adesso vai sotto Palazzo Re Enzo, supera il portico in cui ci si può parlare da un angolo all’altro (questo lo sai, vero?) e fai due passi in più. Guarda in alto. Quelle si chiamano forche. Sono lì da più del doppio dei tuoi anni. Non lo sapevi?

Passa in Strada Maggiore, vai sotto i portici e passa vicino a tutti i negozi, guardale pure le vetrine, ma quando arrivi sotto il portico di Corte Isolani guarda in alto: ci sono tre frecce conficcate nel legno. Non ci avevi mai fatto caso? Immag0267

Cambia zona, vai in via Don Minzoni, dopo il Mambo. Ecco, adesso invece guarda in basso, a volte serve pure quello. C’è un cantiere. E’ il porto di Bologna. Non se lo stanno inventando adesso, c’è sempre stato. Sotto la città ci sono ancora le centrali idroelettriche, hanno sempre funzionato e continuano a funzionare. Non lo sapevi?

Noi siamo tutte queste cose, siamo le porte delle torri, siamo la scritta sbagliata, siamo le frecce del portico, siamo le forche di Re Enzo, siamo i fiumi, siamo le centrali di cultura di questa città e siamo sempre in funzione e continueremo a esserlo. Siamo il vero patrono di questa città, siamo il senso di Bologna e non la sua schiuma.

Non ci servono riflettori per apparire, noi parliamo con la gente da settembre ad agosto.
Non ci servono tappeti rossi per camminare, noi corriamo tutto l’anno.
Non ci servono bandi per sopravvivere, noi esistiamo già.
Solo che quest’estate esistiamo insieme.
Non lo sapevi?
Embè?

Stiamo ascoltando in questi giorni il dibattito attorno alla morte della pecorella del Bè, il fiore all’occhiello culturale dell’amministrazione Cofferati che metteva Bologna ai primi posti per offerta culturale estiva. Il Bè chiude per esaurimento fondi, dopo che già l’anno scorso era stato ridimensionato. Nessun bando di partecipazione, nessuna soluzione e un vago appello alla città a metterci tutte le energie possibili.

Assistiamo allibiti a questa assoluta ammissione di fallimento, che ha radici ben più profonde della crisi economica che stiamo vivendo. In questi ultimi anni ci sembra che non sia mai stata affrontata la questione cultura a Bologna cercando un’idea nuova di città e di partecipazione. Da una parte i finanziamenti sono andati spesso alla costruzione di grandi eventi, che poco hanno impattato i percorsi e le forme di produzione reali della città. Dall’altra abbiamo visto stanziare milioni di euro a pioggia nello svuotamento delle piazze in nome del ripristino della sicurezza e della legalità. Si finanziavano Capodanni pantagruelici coinvolgendo star dai cachet improponibili, che andavano direttamente ad ingrassare il sistema del mainstream, si facevano ordinanze per non permettere il consumo di bevande nelle piazze, si chiudevano i locali alternativi del centro, venivano stanziati soldi all’aumento delle telecamere e del controllo, venivano chiusi spazi di produzione oppure spostati verso la periferia, impoverendo il tessuto che rende viva e piena una città.

Chi arriverà quest’estate a Bologna cosa troverà? Probabilmente il Cinema sotto le stelle, qualche evento sporadico in piazza Santo Stefano, il concerto di ferragosto e poi locali chiusi, serrrande abbassate, piazze stracolme di polizia. Questo è il deserto che ci hanno consegnato e in questo deserto arrivano a dirci: “Noi ci arrendiamo, facciamo appello alla città”.

Ebbene cari signori, siamo qui a dirvi che forse dovreste guardare più da vicino questa città. Vedere quante e quali anime la stanno rendendo viva giorno dopo giorno, nonostante la vostra incapacità di riconoscerle. Sono tantissimi i percorsi di auto-organizzazione e auto-impresa che hanno permesso a questa città di essere, nonostante i vostri piani vuoti, ancora eccellenza.

Dai piccoli luoghi che ogni giorno propongono incontri, dibattiti, mostre, alle piccole gallerie d’arte che con fatica sopravvivono di giorno in giorno alla crisi. Alle studenti e studentesse dell’Università che hanno lottato per farsi riconoscere il valore reale che producono. Ai collettivi di artisti, musicisti, danzatori, fumettisti che trovano spazi per creare in modo libero e indipendente solamente dentro l’esperienza indipendente e libera degli spazi sociali.

Pensiamo che sia arrivato il momento che queste realtà, che fanno la differenza nel silenzio mediatico della loro esperienza quotidiana, trovino un modo per federarsi, uscire allo scoperto e finalmente mettere in campo saperi, competenze, professionalità. Riprendendosi le luci della ribalta.

Per questo proponiamo oggi la nostra estate. Quella di chi crede che la cultura sia creazione comune. Quella di chi s’interroga, non su come trovare il prossimo privato che ci salverà dalla crisi, ma che si chiede quali siano le strade da percorrere insieme per ripensare il futuro della nostra città. A ripartire dai nostri spazi, che durante tutto il periodo dell’anno producono il tessuto sociale e culturale di Bologna. Ma anche delle nostre piazze che sono state svuotate dalla vita vera.

Lanciamo dunque un appello a tutti e tutte quelle che si riconoscono dentro questa ricchezza viva e invisibile a costruire la nostra estate!

Un estate che ci possa ancora far sognare sotto le stelle

Bartleby, Tpo, Esemble Concordanze, AliveLab, Sottosuono Rec, Burp!, Hannibal Letters

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