Tunisino minaccia di suicidarsi al dormitorio Beltrame


Un ragazzo di 28 anni, rimasto senza un posto dove dormire, si è arrampicato su un muro e poi su un’impalcatura minacciando di buttarsi e impiccarsi. Polizia e pompieri lo hanno portato via in manette.

17 giugno 2011 - 23:59

Lunghi momenti di tensione, stasera, fuori dal dormitorio pubblico Beltrame di via Sabatucci. Intorno alle 22 sono arrivate sul posto due volanti e un’ambulanza del 118 perchè un ragazzo tunisino, arrampicatosi su un muro di cinta alto circa quattro metri, minacciava di buttarsi nel vuoto. Alcuni suoi connazionali, presenti alla scena, hanno spiegato che il nome del ragazzo è Souhair, ha 28 anni ed è arrivano in Italia circa un mese fa. Souhair ha dormito al Beltrame per una decina di giorni ma ieri, hanno spiegato sempre gli altri tunisini, è stato allontanato. La scorsa notte ha dormito sul marciapiede fuori dal centro, ma durante il giorno la Polizia muncipale ha buttato via le coperte di cui si era munito per passare le notti. “Perchè hanno buttato le mie coperte”, ha gridato molte volte il ragazzo, “Perchè devo andare fuori? Perchè devo andare fuori?”. Più volte ha gridato: “Voglio morire”. Camminando sul muro, con una sbarra di ferro Souhair si è procurato vistosi tagli sul petto. Poi si è appeso con le braccia ad un palo sporgente dalla parete, dondolandosi nel vuoto. Infine, ha appeso la cintura allo stesso palo infilandoci dentro la testa e minacciando di impiaccarsi. A terra si potevano vedere le sue stampelle: Souhair infatti ha una gamba fasciata e i suoi conoscenti spiegano che si è fatto male quando è arrivato al centro di Lampedusa. Lui ha urlato che la ferita è stata curata male.

Nonostante la situazione si facesse di minuto in minuto più tesa, a parlare con il ragazzo sono rimasti solo poliziotti e operatori del 118: non è arrivato nessuno del Comune o dei servizi sociali.

Ad un certo punto Souhair si è lasciato cadere nel cortile adiacente e si è arrampicato sui ponteggi allestiti lungo la parete dello stabile vicino. Anche lì ha minacciato di impiccarsi con la corda di una carrucola. Nel frattempo sono arrivati i Vigili del fuoco, che si sono arrampicati sulle impalcature insieme ad alcuni agenti. Dopo una specie di inseguimento a molti metri di altezza, con gli altri tunisini preoccupati che urlavano alla Polizia di muoversi con più calma, Souhair è stato bloccato e alla fine è stato portato giù di peso, ammanettato. Caricato in ambulanza, sempre con le manette ai polsi, è stato condotto al Sant’Orsola.

Alcune persone che hanno assistito all’episodio, tra cui degli attivisti del centro sociale Vag61 che si trova proprio di fianco al Beltrame, sono riusciti a passargli un biglietto con il numero di un avvocato. La Polizia prima ha cercato di tenerli a distanza, poi ha identificato tre persone. “Le scene drammatiche viste questa sera spiegano bene come viene gestita la cosiddetta accoglienza nella civile Bologna”, commenta un ragazzo di Vag61, “persone che arrivano in Italia su un barcone non hanno dove dormire e stasera, nonostante la situazione di evidente pericolo, non si è visto nessuo del Comune, tutto è stato lasciato in mano alla Polizia come se una situazione di questo tipo possa essere ridotta ad una questione di ordine pubblico”.

Intanto all’interno del Beltrame e non solo, hanno raccontato i tunisini, è molto difficile per i profughi arrivati da Lampedusa: fino a sei o sette persone in stanze dove solitamente ce ne stanno due, anche se a detta degli stessi tunisini ci sono molti posti liberi, viene dato da mangiare solo una volta al giorno e non c’è neanche il dentifricio per lavarsi i denti. Tanti altri, invece, restano fuori anche dal dormitorio e sono costretti, hanno raccontato i ragazzi fuori dal Beltrame, a dormire in Montagnola o in piazza dell’Unità.

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