Tunisia / Proteste, scioperi, coprifuoco e rimpasti di governo


Ben Ali ora teme la rivolta

13 gennaio 2011 - 10:54

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

Non si placa la rivolta in Tunisia. Violenti scontri tra manifestanti e agenti di polizia agitano le principali città del Paese ed avrebbero causato diverse vittime. Anche la capitale, presidiata dall’esercito da stamattina, è scossa dalle violenze. Secondo al-Jazeera, i morti a Tunisi sarebbero 5. La polizia avrebbe anche avviato un’operazione contro la sede del sindacato generale dei lavoratori della capitale. Secondo quanto riferisce la tv satellitare, i poliziotti hanno circondato la sede sindacale per arrestare le persone che sono asserragliate all’interno. Negli scontri in corso si registrano tre sindacalisti feriti. Arrestato inoltre nei pressi di Tunisi il leader del Partito comunista dei lavoratori tunisini, Hami Hammami, a capo di una formazione messa fuori legge dal regime.
Al-Jazeera ha dato anche notizia di cinque vittime negli scontri fra polizia e manifestanti a Douz, nel sud del Paese, dove gli agenti avrebbero sparato ad altezza d’uomo. Violenze e decessi anche a Tozeur, città turistica alle porte del deserto del Sahara dov’è stato dato alle fiamme il tribunale. Qui i morti sarebbero nove secondo alcuni testimoni. Nel frattempo il Ministero dell’Interno ha dichiarato il coprifuoco notturno a Tunisi e dintorni. Nella capitale oggi si è registrata anche un’aggressione ala troupe inviata sul posto dal Tg3. Un gruppo composto da presunti poliziotti in borghese ha malmenato l’operatore, Claudio Rubino, e sottratto ai giornalisti italiani microfono e telecamera, riconsegnati dopo circa un’ora in pessime condizioni.
Intanto il presidente Ben Ali sta cercando, almeno in apparenza, di venire incontro ai cittadini in rivolta contro la crisi e il suo regime. Il capo di Stato ha ordinato infatti il rilascio di tutte le persone arrestate negli ultimi giorni, annunciando inoltre la nomina di un nuovo ministro dell’Interno, Ahmed Friaa, ex accademico e sottosegretario. Disposta infine la costituzione di una commissione speciale che indaghi sulla corruzione e sui comportamenti di alcuni funzionari pubblici.
Il governo però ha rimosso dal suo incarico anche il capo di stato maggiore dell’esercito, a quanto pare perché restio ad applicare le maniere forti durante la repressione delle proteste. Questa scelta pone qualche dubbio sulla presenza dei militari nelle strade della capitale. I soldati sarebbero stati mandati per tenere sotto controllo la situazione, ma secondo alcune fonti potrebbero anche prepararsi ad un colpo di stato contro Ben Ali, rendendo ancor più complicata la situazione nel Paese.
Al momento, l’esercito presidia tutti i punti nevralgici di Tunisi, dalle strade principali alla sede della tv di Stato, passando per i palazzi del potere

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