Trenta posti liberi nei dormitori e la gente dorme al freddo sui cartoni


Mentre le persone che dormono per strada aumentano, trenta posti letto nei dormitori pubblici risultano vuoti. Perché questa notizia non viene pubblicata dai giornali locali?

02 novembre 2009 - 11:42

di Valerio Monemergenza freddoteventi

Ci sono in giro, per le strade di Bologna, dei tabelloni che pubblicizzano la Stagione 2009/2010 dei Teatri di Vita con uno slogan ben azzeccato: “Il teatro che vede dove gli altri non guardano”.
Credo che queste parole, sul versante dell’informazione, sarebbero molto appropriate anche per zic.it, il nostro quotidiano on-line. In questi ultimi mesi si è parlato molto dei pericoli che corre la libertà d’informazione nel nostro paese, molto di meno ci siamo domandati se esista un’informazione libera.
La storia che andiamo a raccontare è un esempio di come, nella città di Bologna, ben sei quotidiani che hanno pagine locali (Il Resto del Carlino, La Repubblica, Il Corriere di Bologna, L’Informazione e Il Bologna) non abbiano trovato uno spazio, anche di poche righe, da dedicare a questa notizia.
Lo scorso 17 ottobre, in occasione della giornata mondiale delle Nazioni Unite per l’eliminazione della povertà, la Consulta per la lotta all’esclusione sociale ha organizzato un momento di confronto e di socialità in piazza San Francesco. In quella sera fredda e umida non c’erano tante persone, ma un centinaio tra operatori sociali, rappresentanti di associazioni di volontariato, lavoratori delle cooperative sociali, uomini e donne che vivono per strada e nei dormitori pubblici hanno preso la parola e, in modo molto diretto e concreto, sono intervenuti su questi temi: “Bologna è ancora una città accogliente? Molte persone non hanno ne’ casa ne’ dormitorio. Cosa significa solidarietà sociale oggi? Esiste un problema di accesso ai servizi sociali?”
Si è parlato di diritti di cittadinanza e marginalità, ma soprattutto questi “cittadini curiosi del sociale” (così si sono definiti) hanno ribadito con convinzione che è necessario lottare contro la povertà e non contro i poveri.
In realtà, molte delle testimonianze e delle storie di vita che sono state raccontate stavano a dimostrare che Istituzioni, opinione pubblica benpensante e media ufficiali hanno sempre privilegiato la criminalizzazione delle persone cadute in povertà e dei loro comportamenti, elargendo di tanto in tanto qualche briciola di carità.
Tra i tanti interventi, uno ci ha colpito per la vicenda che ha narrato. Era di un operatore di una cooperativa sociale che gestisce, per conto del Comune di Bologna, alcuni dormitori pubblici. Bene, secondo le sue parole, dentro le strutture di accoglienza comunali c’erano almeno una trentina di posti lasciati colpevolmente vuoti, mentre il numero delle persone che dormono per strada in questi mesi è aumentato (questo dato è stato testimoniato in varie occasioni dai volontari dei servizi di strada di Piazza Grande). Le ragione di questa scelta starebbero nel fatto che l’Amministrazione comunale ha intenzione di inserire nelle strutture di accoglienza persone residenti in città, disincentivando l’ospitalità per i non residenti.
Ma come, se i rifugi e gli asili nottorni, i dormitori sono stati istituiti per dare un alloggio temporaneo a persone senza fissa dimora, che vivono per strada, come si fa a farsi venire in mente una simile bestialità? I nostri amministratori si sono dimenticati che il passaggio per il dormitorio pubblico era anche il modo per accedere alla residenza in città, che veniva certificata sui documento d’identità con gli indirizzi delle strutture d’accoglienza?
Sarebbe bene ricordare a questi “geni del governo della città” che per i residenti che hanno problemi abitativi ci dovrebbero essere i bandi ERP e le graduatorie per le emergenze abitative. D’accordo che questi strumenti sono assolutamente insufficienti rispetto al bisogno di case, ma non vorremmo mai che per le persone sfrattate si pensasse al dormitorio invece che all’alloggio pubblico.
Abbiamo ancora bene in mente la demenziale teoria della “accoglienza disincentivante” della Giunta Cofferati, ma se le cose che sono state raccontate risultassero vere (e non dubitiamo che sia così) saremmo a una degenerazione peggiorativa del modo con cui il Comune di Bologna intende affrontare uno dei problemi sociali più gravi del nostro tempo e che si è ulteriormente acuito con la crisi.

CURIOSITA’: Questa notizia il sottoscritto l’ha raccontata a 5 giornalisti di diverse testate (Il Corriere di Bologna, la Repubblica, Il Resto del Carlino, Il Bologna) la sera in cui Radio Città del Capo teneva un’inziativa pubblica al Locomotive sulla libertà di informazione. Li ho spronati: “Invece di restare per delle ore nell’atrio del Consiglio Comunale in attesa che arrivi il politico di turno per la sua esternazione quotidiana, andate in giro a verificare notizie come questa che sono utili per comprendere il grado di civiltà (o di inciviltà) della nostra comunità cittadina…”
Mi è stato risposto: “Se questa notizia l’avesse resa pubblica un consigliere comunale o il direttore della Caritas, i nostri responsabili di redazione ci darebbero l’ok per lavorarci sopra… ma ce la dai tu che non sei più a Palazzo05 Delbono al freddo d’Accursio, difficilmente ce la passeranno…”.
Ho aspettato fiducioso per 15 giorni … non intendevo “bruciare la notizia” su un piccolo media come ZIC, sperando che, se a parlarne fosse stato un quotidiano, forse in città si sarebbe aperto un dibattito ampio come l’importanza del tema avrebbe richiesto…
Non avendo trovato nessuna traccia di tutto questo, è venuto il momento che almeno ZIC ne dia notizia…
E che nessuno per un po’ mi venga a parlare di libera stampa che non vuole essere limitata nel suo diritto di informare… questa volta non mi fermerei alle male parole… ne sanno qualcosa i tasti del computer con cui ho battuto questo articolo.

“C’è Delbono al freddo”

immagine di Hamsy Lumen

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