Tetto per gli stranieri nelle scuole, Limina pronto: “Indicazione giusta e benvenuta”.


Il ministro Gelmini impone un tetto massimo di bambini stranieri per ogni classe, ma nel bolognese questo limite viene già ampiamente superato in molti istituti. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale applaude al ministro.

10 gennaio 2010 - 19:11

Dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Lo prevede una nota inviata dal ministero dell’Istruzione a tutte le scuole. Il limite previsto entrerà in vigore in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria sia della scuola secondaria, di primo e di secondo grado. Secondo la Gelmini il limite sarebbe “un modo utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di classi ghetto con soli alunni stranieri”.

Pronto ad eseguire gli ordini ministeriali è il direttore dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, Marcello Limina, già distintosi come fedelissimo della Gelmini nel corso delle proteste che hanno scosso il mondo della scuola pochi mesi fa e per il tentativo di indurre al silenzio i docenti non allineati. Limina accoglie positivamente l’idea del tetto: “E’ un’indicazione giusta ed equilibrata- dice Limina- che tra l’altro rispetta quella arrivata dall’Unione europea sull’argomento”. Limina, però,  aggiunge: “Le indicazioni del ministro sono benvenute e cercheremo di rispettarle, ma e’ chiaro- dice il provveditore regionale- che devono essere calate nella realta’ territoriale e applicate caso per caso, dopo una valutazione che individui le condizioni migliori per l’integrazione degli studenti”.

Il tetto imposto dalla Gelmini, intanto, metterà sicuramente in difficoltà gli istituti multietnici bolognesi, dove spesso l’integrazione avviene senza bisogno di tetti e limiti preordinati (in alcune classi prime del professionale Fioravanti gli stranieri sfiorano l´80 per cento mentre al Pilastro si arriva al 60), e infatti la preoccupazione di diversi presidi è già emersa sui giornali.

La scuola è il luogo dove si gioca il futuro del paese, dove le politiche di integrazione devono meglio funzionare. Quella del ministro, sembra essere l’ennesimo spot elettorale, forse alla luce delle tensioni sociali in atto nel paese, e forse anche per scaricare le responsabilità del governo sulle fascie socialmente più deboli, alla luce di quanto accaduto in questi giorni a  Rosarno.

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